INIZIO (1)_Luca Bonini

Il risveglio era lento. Emma si muoveva, dal sonno alla veglia, con passaggi delicati; mai compiuti. Si era addormentata molti anni prima, come nelle fiabe, e ad ogni risveglio, dopo aver cercato con la precisione della quotidianità l’interruttore della lampada sul comodino, mai aveva la sensazione di aprire gli occhi davvero.

La casa era in silenzio. Lei abitava il silenzio ed il silenzio l’abitava. Con gesti automatici soffiava lontano dal cuscino i capelli persi di notte ed i pochi pensieri che nel sonno erano fuggiti al suo controllo. Poi, dopo aver accuratamente lavato i denti, rifaceva il letto con ordine ed ossessione: la cura di quei gesti si trasformava in una forma di preghiera, di consolazione. Tutti i suoi giorni erano uguali. Così perfetti.

Quella mattina una piega capricciosa del lenzuolo le ricordò per un momento il sorriso del suo nuovo vicino che ieri l’aveva incrociata sul pianerottolo, lei a quel sorriso aveva inaspettatamente risposto. Da due anni non succedeva. Pietro era morto e lei non aveva sorriso più. L’appartamento di fronte era stato a lungo sfitto e la notizia del nuovo arrivo l’aveva molto disturbata. Anche a Pietro non sarebbe piaciuto dividere il pianerottolo con sconosciuti. Le sue piante grasse lei le aveva spostate fuori la porta d’ingresso, nel tentativo di allontanarne anche i ricordi. Le piante di Pietro, con i loro aculei, erano divenute una barriera tra il mondo di Emma ed il mondo degli altri. Aprì con gesto deciso la tapparella della finestra in cucina. Fuori era buio: il buio freddo e terso delle mattine d’inverno. Mescolò il caffè, dieci giri antiorari del cucchiaino e un ultimo giro nel verso opposto. Quell’angolo del lenzuolo continuava a tornarle alla mente, perturbante, come la sirena che allerta l’attacco aereo.

Perse il conto dei giri. Ripartì daccapo, uno, due, tre… ricercando una concentrazione che non trovava. Sentì d’improvviso il suo corpo muoversi. Lento, aperto, morbido; sentì i suoi seni farsi tesi. Lanciò la tazzina contro il muro. Il caffè scese lungo la carta da parati disegnando rivoli che si spargevano attorcigliati, come pensieri, come lacrime.

Emma pensò che da molto tempo non piangeva. Prese la spugna vicino al lavandino, la sciacquò e la strizzò con tutta la forza che aveva. Andò alla parete e ripulì tutto. In strada i lampioni si spensero, due netturbini parlavano d’amore e di figli. Emma controllò che la finestra fosse chiusa. Ritornò alla parete. Il mattino si faceva piano nella stanza. La luce mostrò un angolo della tappezzeria che la tazzina in frantumi aveva scollato. Emma provò a riappiccicarlo, ma restava lì, staccato dalla parete, disegnando una virgola, disegnando un sorriso. Le gambe si indolenzirono, se le toccò, accarezzandole.Senza pensarci aprì la finestra, entrò un freddo intenso, il suo corpo sotto il pigiama lo avvertì.

Strinse i denti e corse alla parete a lisciare la carta da parati sperando che rifacesse presa, passò le mani ripetutamente e con tutta la sua forza, il piede nudo si posò su un coccio della tazzina e lei urlò. Una goccia di sangue macchiò per terra. Da molto tempo non urlava. Con la stessa spugna sfregò la moquette. La macchia si allargò, sempre di più, trasformandosi e penetrando in profondità nelle fibre, come un virus. Urlò. Tutto il suo corpo urlò. Corse fuori oltrepassando le piante di Pietro.

Il campanello fece trasalire il vicino che quegli urli al mattino avevano svegliato. Lui apri la porta e la accolse con lo stesso sorriso del giorno prima. Lei si lanciò verso di lui, chiuse gli occhi e pensò che era un giorno così perfetto.


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11 pensieri su “INIZIO (1)_Luca Bonini

  1. Ma sei bravissimo… Mi ha colpito molto sia la storia, che la tecnica di scrittura che mi ha aiutato a capire la famosa “azione” che Barbara ha cercato per due ore di spiegarci! 🙂
    Grazie ross

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