INIZIO (3)_Franco Pelizzari

Maria volge lo sguardo incrociando gli occhi di Luigi, penetranti fin dentro il bulbo e da lì dritti al petto. Sente un inconsueto borbottio nel luogo in cui i villi intestinali assomigliano ai lobi cervicali in uno scambio spazio-temporale da non credere. In braccio Chiara, sua figlia di due mesi, risultato dell’ottava gravidanza. La fotografia di un istante coglie l’attimo dell’incrocio, due mondi che si uniscono in un nuovo equilibrio cercato, ma non ancora riconosciuto. Avvolti da cappotti che coprono il cuore prima ancora del corpo, i due continuano a camminare nelle rispettive direzioni e sarebbe bello far loro vedere come le proprie anime bianche si siano fermate, uscendo dai corpi, girandosi e torcendosi per cercarsi e ripetere il gesto visivo. Entra in farmacia, è raffreddata e indolenzita, come se stesse covando un’influenza, ma come permettersela dovendo allattare la piccola Chiara?

Chiede alla farmacista un rimedio omeopatico mentre osserva con la coda dell’occhio una signora anziana che prende le manine della sua bambina, parlandole. La piccola osserva, senza rispondere alle sollecitazioni della vecchia. Il campo visivo dell’altro occhio registra la commessa della farmacia salire una scaletta per prendere i suoi confetti omeopatici, nello stesso istante Maria pensa alla cena da preparare, si chiede a che ora arriverà suo marito, immagina gli altri sette figli collocandoli nei luoghi prestabiliti. Un senso di oppressione le comprime il petto, schiaccia e pigia, come fanno i piedi sull’uva, schiaccia il solido per far uscire il liquido, comincia a sudare gocce che scendono dalla fronte, copiose e poi il corpo stilla lacrime che inondano gli occhi non riuscendo più a trattenerle, il panico la prende, la signora anziana fa appena in tempo a strapparle Chiara dalle braccia che lei si lascia andare e cade a terra, inerme e senza alcuna resistenza, attutita nella caduta dal pronto intervento della commessa che era scesa dalla scaletta un respiro prima.

Nel viaggio tra l’incoscienza e il risveglio sogna un mondo infinito, sguardi ricambiati e figli nati da coppie innamorate, vibrazioni che avvolgono il cuore quando si accoppia con chi sa comprenderne il ritmo. Riprende i sensi a malincuore, e si ritrova sdraiata su un pavimento che non riconosce, con le gambe sollevate dalla farmacista. Osserva curiosa sua figlia nella braccia di una sconosciuta. E’ pronta a rialzarsi ora, per quanto frastornata si sente meglio, è stata solo un po’ di stanchezza. Paga il conto e si riprende sua figlia, ringraziando con dolcezza la nonna.

Ora è a casa e sente rientrare il marito.

Io e te dobbiamo parlare, Filippo”

Sono qui, dimmi”

Sono diciassette anni che stiamo fingendo, oggi me ne sono finalmente accorta. Taci e lasciami parlare per una volta. Sono stufa di essere un corpo che produce figli a ripetizione!”

Sei tu che li hai voluti, tutti, non dare la colpa a me!”

Tu non c’eri? E di che colpa parli? Sì, io li ho voluti tutti e mi hanno aiutato a vivere nascondendomi la delusione di un rapporto scolorito, anzi, mai nemmeno colorato… avrei preferito accorgermene prima, ma io amo i miei figli. Sono solo stufa di usarli come paraocchi, tutto qui. Tu fai quello che vuoi, io sono pronta ad andarmene. Pensa tu alla cena”.

E così dicendo si toglie il grembiule, lo consegna all’attonito marito, senza parole, ed esce dalla cucina. Lui non fa nemmeno in tempo a reagire ed è subito attorniato da tre ragazzini in scala che lo sommergono di domande. Maria si stende sul letto, è finalmente leggera e mentre chiude gli occhi rivede lo sguardo che qualche ora prima aveva spedito dentro un angolo nascosto del cuore. Pare che la fine coincida con l’inizio e che la vera vita esca dai confini del tempo per raggiungere gli spazi che la possano onorare. Che sia dunque!


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6 pensieri su “INIZIO (3)_Franco Pelizzari

  1. Lo stile ha lo stesso ritmo veloce ed incalzante di una madre con otto figli, come se le parole volessero accompagnare la protagonista, provare quasi ad aiutarla, per poi fondersi con essa nell’addormentarsi.

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