INIZIO (5)_Mara Fracella

C’era una volta, nel giorno qualsiasi, del mese qualunque, di ogni anno, un’alunna di quinta elementare, dal qualsivoglia nome, appoggiata con la schiena allo stipite della finestra aperta al secondo piano della sua scuola.

Le gambe leggermente piegate si trovavano a cavallo dell’apertura, gli arti superiori erano agganciati alle pareti dell’edificio aderendovi con il gomito sinistro all’esterno e facendo presa all’interno con la mano destra. Lo sguardo rivolto con insistenza verso l’entrata della stanza bagni rivelava la speranza che qualcuno la venisse a cercare, ma nulla accadde.

La bambina voltò la testa verso il panorama, immersa in pensieri bui, gli stessi che da qualche tempo le tenevano compagnia. Aveva preso un “visto”, il voto che meno gradiva la sua mamma alla quale piacevano le B quelle grosse, panciute, dalle belle curve. Quel mattino si era raccomandata:

– Non venire a casa con quel voto!

Lei aveva scelto apposta la scheda con un problema semplice da svolgere. La mancata valutazione dell’insegnante sul lavoro eseguito in modo corretto, l’aveva spiazzata e ancor di più la motivazione:

– Per te è un esercizio troppo facile!

Che poteva mai saperne di cosa fosse per lei facile?, pensava la ragazzina in bilico sul parapetto della finestra, mentre immaginava lo scontento della mamma. Ciò che desiderava di più, e le riusciva meno, era renderla felice! Non ce la faceva proprio, non la meritava.

Il senso di oppressione era divenuto insostenibile. A poco a poco, la mente si svuotò dei pensieri, consentendole di vedere finalmente l’oggetto che stava fissando da tempo: le foglie nuove della grande quercia secolare oscillavano in modo lieve, ma continuo, mettendo in mostra con fare narciso la brillantezza del loro verde. I rami le parevano lunghi e distesi, ordinati senza coprirsi l’un l’altro, beandosi dei raggi del sole sembravano al massimo della loro apertura, come un grande abbraccio.

– Che meraviglia! Da basso sembrava un albero così brutto, con le radici contorte e dispettose che spuntavano dalla ghiaia giusto per farmi cadere durante la ricreazione.

D’istinto abbassò il capo per cercarle. Una sagoma nera spiaccicata sul pavimento del cortile si visualizzò nel suo immaginario, terrorizzandola. Immediatamente, fece forza sui punti d’appoggio contraendo i muscoli inferiori. In fretta sollevò la testa e si lasciò incantare dal colore e dal movimento della folta chioma del grande albero sentendosi rianimata:

– Non ho voglia di morire, mi piace la vita.

La giovane fu stupita di questo pensiero, era la prima volta che si sceglieva. Solo in quel momento le fu chiaro il pericolo della posizione assunta, il respiro si fece corto. Ansimante. Non si ricordava proprio com’era salita lì sopra, ma la paura di scendere la inchiodava alla finestra.

– Che cosa devo muovere, come faccio ora?

La nausea le salì alla bocca. Lentamente mosse l’avambraccio sinistro piegandolo, girò un poco il palmo della mano verso la quercia e inclinò l’arto verso di sé innalzandolo e arpionando il muro interno sporgente. Spostò il peso del corpo sulla gamba destra e con una leggera rotazione del bacino fece rientrare quella sinistra. La sua figura eretta si trovava all’interno della stanza bagni, ora si trattava di abbassarsi. Dei passi dal corridoio la fecero agire e d’impulso si spinse con le mani flettendo le ginocchia e saltando all’indietro.

– Che tonfo!

Nonostante la caduta le avesse fatto perdere l’equilibrio sbattendo il posteriore, si rialzò prontamente per chiudere la finestra. Una nuova consapevolezza era nata nel suo sguardo e la prima ad accorgersene fu proprio la grande quercia.


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9 pensieri su “INIZIO (5)_Mara Fracella

  1. il tema è attuale e hai saputo renderlo nella sua interezza. l’inizio è perfetto per incuriosire. mi è piaciuto e mi viene voglia di sapere cosa farà dopo…fammi sapere!

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