INIZIO (7)_Barbara Favaro

Era il più bravo di tutti e tutti lo sapevano. Gli avevano visto fare salti e giravolte che sembravano voli in quegli ultimi due anni, ogni volta sicuri che sarebbe arrivato alla fine del percorso, prima o poi. E tutti loro lo avrebbero applaudito, perché la sua vittoria sarebbe stata una vittoria meritata. Ben li guardò, conosceva i loro nomi, anche i nomi dei loro genitori e dei nonni. Era come una grande famiglia quel quartiere che lo accompagnava nella crescita, un luogo protetto dove il gioco era ancora un diritto rispettato. Quello che si apprestava a compiere era l’ultimo lancio del lunghissimo giro che aveva iniziato tre giorni prima. Lo Shutrun era una specie di gioco dell’oca, tiravi il dado e avanzavi, ma tu eri la pedina oltre che il giocatore e per avanzare dovevi saltare una serie di ostacoli, più o meno impegnativi, per conquistare la casella voluta dal dado che il tuo destino pilotava. Era divertente, e di anno in anno potevi notare come le tue forze e le tue abilità crescevano; diventavi grande davanti agli occhi di tutti che orgogliosamente ti sostenevano. Anche nel fallimento, perché non sempre si può vincere. La Bella Signora può cambiare il Destino, gli ricordava il nonno quando, con i calzini bucati e sporchi, rientrava a casa demoralizzato per non aver completato il giro.

Prima o poi lo dovrai fare”, gli aveva sussurrato suo fratello maggiore all’orecchio la sera prima, e lui non aveva risposto e non aveva più preso sonno.

Steven non era riuscito a completare il gioco, aveva raggiunto l’età massima per giocarci quando la guerra li stava tutti masticando e non c’era tempo per crescere né per fermarsi a guardare. Il suo diventare adulto era stato battezzato dal fuoco: una gamba tranciata di netto da una mina antiuomo. Avevano gli stessi occhi, ancora, nonostante tutto, luccicanti e chiari, ma in due contavano soltanto tre gambe e un bastone per non cadere giù.

Ben era lì, un tiro fortunato del dado lo avrebbe fatto volare al di là dell’ultimo ostacolo. C’era un po’ di frastuono intorno a quell’istante, i suoni erano confusi, Steven lo guardava sorridente, le sue labbra ripetevano “senza paura fratello” e Ben annuì. Lui non aveva paura, la guerra era finita, forse un po’ di tristezza era rimasta, ma Steven era lì davanti vivo e sveglio, e se lui non aveva avuto paura in mezzo all’inferno proteggendo loro padre dall’andare in mille pezzi…

No, fratello, non ho paura. Ho soltanto un gran groppo qui, e penso che anche se sono il più bravo non merito i loro applausi. Nessuno ha mai guardato te così, hanno avuto compassione per la tua gamba rovinata, non ammirazione. Solo papà, mamma, nonno, nonna ed io sappiamo quanto tu sia stato il più bravo di tutti a curarti di noi. Gli strizzò l’occhio, colpendo il bersaglio. Steven scosse la testa. Il dado fortunato diede un cinque. Ben non aspettò neppure un istante, si spinse in alto con un piede solo (il sinistro, quello che a Steven mancava). Durante il salto volle arrotolarsi in aria per due volte. Come due volte? La folla attonita lo guardò saltare e avvitarsi, e trattenne il respiro. Nessuno aveva mai osato tanto. Ben toccò terra, ma perse l’equilibrio e rotolò al suolo. Un “nooo” di delusione all’unisono si fece tappeto soffice, ma l’applauso scrosciò lo stesso: nessuno aveva mai osato tanto, Ben si rialzò, fece un inchino di scuse e di ringraziamento, lanciò un urlo al cielo e Steven rispose con altrettanto vigore. C’era riuscito quel piccolo uomo, aveva ancora rimandato il suo inizio.

***

 

Reading di “PANDORA, le Storie del Vaso” – Chiostro di San Francesco (Gargnano – BS) – legge Francesca Garioni

 


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11 pensieri su “INIZIO (7)_Barbara Favaro

  1. non ti smentisci. sai creare in poche righe brividi che durano una vita. semplice, preciso, delicato ma sopratutto senza fronzoli inutili…lineare e commovente. barbara non avevo dubbi…

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