INIZIO (8)_Giovanni Zambiasi

Il terrore e l’odore del sangue ricordano al suo corpo che è nato per correre, per fuggire da tutto ciò che lo minaccia, gli ricordano che lui è veloce e può raggiungere il vento. La foresta gli corre incontro come mai aveva sperimentato prima, frustandolo, graffiandolo e spronando la sua corsa. La foresta sconosciuta alimenta la sua paura. Il vuoto e l’assenza di pensiero rendono ancora più vivo il rosso del sangue che gli cola sugl’occhi e la foresta lo attraversa sempre più veloce. Un pensiero solo, fortissimo, si contrappone alla follia in cui è precipitato. La sua casa appare all’improvviso a squarciare il labirinto, offrendogli la via per uscirne. L’odore del fieno, il sudore e la gioia della fatica, i prati ricchi d’erba e fiori, le staccionate e gli amici che lo stanno aspettando… la foresta piano piano rallenta e si ferma. Un sentiero aperto nella sua anima mostra la luce che lentamente si avvicina e, per la prima volta, può vedere gli alberi e i tanti come lui che la abitano, tranquilli, in pace. Senza il sangue, senza la paura. La stanchezza infinita della corsa non lo tenta, li osserva e prosegue il cammino. Il sentiero è chiaro e l’odore degli altri che l’hanno percorso lo rendono sicuro… la luce è più vicina. I suoi muscoli lo chiamano riportandolo alla sua sofferenza, ma lui non li ascolta perché incantato da quella luce che, adesso, lo avvolge disgregandolo. Il dolore e il sangue, la paura e la foresta, lui e i muscoli possenti sono invasi dalla luce, indistinti e dissolti, trasformati in pensiero, in un sogno che si materializza in esistenza.

Papà, cosa sta facendo Oppio?”

La domanda arriva all’improvviso, come la polvere sollevata dagli zoccoli dello stallone al galoppo. Oppio, nero come l’inferno, a gran velocità controllando la valle, sospettoso e aggressivo, non vuole rivali ed è pronto alla lotta. L’istinto prepotente lo muove in un rituale antico quanto il tempo e solo quando il suo odore avvolge i confini del territorio, il suo dominio, dà inizio alla danza. Le femmine del branco interrompono la quiete del loro pascolare, il prato di primavera e i suoi fiori perdono di interesse. Morsi e calci, sudore e polvere… pochi minuti e il gruppo delle fattrici si raduna. Pronte alla fuga, pronte alla difesa. Lo stallone, roteando la testa, annusa l’aria per controllarne gli odori, deve scegliere la sua prima compagna con la sicurezza che l’olfatto gli garantisce, per diritto di razza e di tempo. La trova e la allontana dalle compagne, la porta lontano dove l’istinto li unisce esplodendo in un lampo di energia, giocando a bloccare l’istante.

Papà… ?”

Ernesto, appoggiandosi alla staccionata di castagno, distoglie lo sguardo dai cavalli e, concentrandosi sulla domanda, racconta al piccolo Sergio quello che suo padre aveva appreso a sua volta dal nonno; di cavalli che nemmeno la morte può fermare e di un sentiero che collega i due mondi. Molti possono riconoscerlo, ma sono pochi quelli abbastanza forti da riuscire a percorrerlo e, seguendo la luce, scegliere un nuovo inizio per essere figli di uno stallone potente, figli di una cavalla bellissima.

Oppio e Rebecca sono i primi ad essere travolti dalla cascata di sole che innonda la valle e spariscono indistinti nella luce del mattino. Padre e figlio, abbagliati, si avviano verso il casale lasciando a loro il compito di accogliere l’amico che sta tornando.

 

 


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3 pensieri su “INIZIO (8)_Giovanni Zambiasi

  1. intensissimo caspita! difficile da mantenere un ritmo così per il lettore….ma credo stia lì il fascino del tuo racconto. complimenti.

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