SOLITUDINE (5)_Giovanni Zambiasi

La primavera e l’estate: stagioni perfette per trovare e raccogliere le erbe che tanto potevano aiutare. La vecchia zia aveva trasmesso a lei, e solo a lei, la conoscenza dei tempi di raccolta. Rispettare la giusta maturazione era importante per poterle trasformare in decotti e tinture, in guarigioni e miracoli. Il potere della natura è a lei chiaro e il ricordo delle lunghe passeggiate nei luoghi segreti, dove crescono i fiori e le piante sacre, le occupa il cervello e l’anima. Ma adesso è sola nella cella con il corpo ferito e con le immagini dei momenti felici che sanno un po’ alleviarne il dolore. Le persone che aveva aiutato, i bimbi che aveva guarito e le tante parole spese per sanare discordie… tutto è ormai lontano.

Nessuno dei tanti che le sue mani sapienti hanno toccato adesso la conforta, è sola nel buio. Questo pensiero si mescola alla paura che diventa sempre più intensa con l’avvicinarsi dell’alba: perché sta accadendo tutto questo? A lei che sempre aveva cercato la pace e seguito il sentiero dell’amore, perché a lei?

Erano arrivati al mattino presto, prepotenti e feroci i soldati l’avevano strappata alla sua casa, avevano interrotto l’alchimia di una vita dedicata alla gente, avevano calpestato tutti i suoi preparati per curare gli abitanti del paese, prostrati in sofferenza. Tutto distrutto in un attimo. Era una strega urlavano, ma… lei non lo sapeva.

Gli uomini vestiti di nero che rappresentavano la Verità erano stati chiamati per lei, ma perché? Cosa aveva fatto di così malvagio? Chi li mandava?  E poi, il suo corpo violato che la obbliga a firmare la carta con parole a lei sconosciute, scritte da altri.

Il sole del mattino entrando dalla piccola feritoia illumina i capelli rossi, il pianto dei suoi occhi azzurri bagna la pelle bianca e la catasta di legna che l’aspetta annienta la magia dell’amore in cui aveva sempre creduto. Il caos di memorie e di domande, la paura e la speranza svaniscono nel rumore di passi che si avvicinano nel corridoio, il tempo si ferma. Senza quasi rendersene conto si ritrova trascinata nella piazza: le urla dei paesani la riportano alla realtà del mattino. Perché nessuno incrocia i suoi occhi? Perché le urla non parlano di ingiustizia, di errore? Eppure li vede tutti, sono lì, gli amici e coloro che aveva salvato, guarito. Sono tutti lì e sembrano non accorgersi che è lei, è lei quella che stanno uccidendo in nome di una Verità che non capisce. Perché non urlano a testimonianza del suo amore, della conoscenza antica che da sempre li aveva aiutati, perché? Perché non reagiscono alla Verità falsa di coloro che la perseguitano? Eppure il profumo del pane fresco, della frutta e dei doni che le portavano a unico compenso del suo fare, non erano un sogno, la gente l’amava e prima di lei tutte le donne che sapevano far guarire. Dove sono finite le parole di ringraziamento, le promesse di riconoscenza, dove?

La piazza intera la guarda e la circonda, ma è sola, sola come nessuno da lei conosciuto. Sola, abbandonata nell’unico istante in cui non avrebbe potuto cambiare il presente senza l’aiuto dei tanti che aveva amato. Sola con il terrore scatenato da mille domande senza risposte. All’improvviso il fumo acre. Non vede più la piazza, non ci riesce, gli occhi bruciano e non possono restare aperti. Le fiamme ormai esplodono, accarezzando il suo corpo, uniche compagne nel suo viaggio. L’avvolgono, la liberano.

Reading di “PANDORA, le Storie del Vaso” – Chiostro di San Francesco (Gargnano – BS) – Legge: Gianluigi Bergognini


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3 pensieri su “SOLITUDINE (5)_Giovanni Zambiasi

  1. Hai saputo trasportarmi in epoche lontane risvegliando la fantasia e come in una fiaba la protagonista si libera nella morte vincendo le cattiverie dell’animo umano.
    Bravo.
    Ross

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