SOLITUDINE (7)_Barbara Favaro

Dai, vediamo se la indovini”, era sicuro ci volessero almeno 48 secondi prima che il pezzo fosse riconoscibile. Il batterista stava appollaiato lassù, più zombie che vivo, e biascicava le parole con intonazione improbabile.

Vasco”, la risposta buttata lì come azzardo.

Brava! La prima volta sono dovuto arrivare al ritornello, ma ero sotto shock… questo posto è surreale”, nonostante pianoforte e batteria fossero in sordina, la sua voce era più alta del dovuto, cosa necessaria per ridestarsi dallo stato traumatico. Era sicura di essere finita dentro un film di Almodovar. Guardava dal divanetto di velluto rosso, scrostato dal tempo e dai sederi dei clienti, quella nicchia là sopra. Il vecchietto era seminascosto da due sombreri neri, con paillettes, attaccati alla ringhiera. Dietro alla batteria con il piatto in verticale, lui, seduto su di una poltroncina da ufficio. Non si appoggiava allo schienale, ma appunto per questo, per la sua età geologica, per il colorito verdognolo e la voce in falsetto che usciva come un rantolo, era sicura, proprio sicura, che al pezzo successivo non ci sarebbe mai arrivato.

Ehi, tutto bene?”, le chiese con un sorrisetto. Annuì, incapace di fare altro. Concentrata: come diavolo era possibile perdere sistematicamente il ritmo e reinventarselo come se niente fosse, di battuta in battuta, pretendendo di suonare la stessa canzone?

Sì, lo fanno di prassi”, lui le lesse nel pensiero. Si sentiva compresa.

Si esibiscono ogni sera?”, un senso a quella domanda c’era, e sapeva che lui lo avrebbe capito.

Ogni sera, stesso repertorio, stessa scaletta. Tutto uguale. Sono anni che vengo qui a studiare la situazione, un capolavoro”.

Ecco, lei ancora non ci era arrivata alla fascinazione, era in stallo. Fase smarrimento. Il pezzo finì, e loro applaudirono. Anzi, tutti applaudirono. Tutto il locale, anche le pareti, i divanetti, e anche Baudelaire, che se la stava ridendo stravaccato nel reparto scambisti immerso in una nuvola oppiacea. Surreale, sì. Il pianista con addosso millenni di polvere, aveva capelli candidi e berretto da baseball. La mano destra fasciata. Era la copia sputata di Doc, lo scienziato di Ritorno al Futuro.

Come si chiamano ‘sti geni musicali del male?”, le scappò un sorriso, si sentiva una stronza a prendersi gioco di due anziani traballanti, ma ancora non avevano un nome, c’era abbastanza distanza tra loro.

Nessuno lo sa”, l’alzata di sopracciglio sottolineò la portata della cosa. Distanza incolmabile. Attaccarono un altro pezzo, Besame mucho, Doc in piedi alla slide guitar appoggiata sul pianoforte, suonato da una quasi-giovane-donnabiondaslavata-ingrigio.

E’ la figlia, è brava”, annuì con vigore. Lei cercò di tenere il tempo con le maracas (in dotazione ai clienti, una malcelata richiesta d’aiuto?), ma niente da fare. Quello raddoppiava senza avvisaglie e poi rallentava impietosamente. Si aspettava che il batterista piombasse sul piano colto da un definitivo e liberatorio attacco apoplettico. Si chiese se la lampada fosse fissata bene alla parete.

Ma sono italiani?”

Credo di sì”, con alzata di spalle. Non se l’era mai chiesto.

Un musicista giramondo, che finisce qui in questo stato… insomma, dovrebbe averne di cose da raccontare“, perché anche lei ora si sentiva strana. Ci sarà qualcosa nell’aria, pensò, saranno questi orrendi quadri a tema pastorale (la figlia era anche pittrice), saranno i divanetti che chissà cosa hanno dovuto subire in questi anni, sarà il succo al pompelmo… si sentiva strana.

Sì, è possibile”, gliela diede buona, ma senza crederci troppo, “sempre che se le ricordi”.


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8 pensieri su “SOLITUDINE (7)_Barbara Favaro

  1. con quella tua particolare dote che conosco, mi hai spedita dentro un piano-bar fumoso tutto rosso. mi sono fatta anche un paio di risate. avere la possibilità di leggerti è sempre un piacere. niente è mai scontato e ogni frase sta con l’altra in quello che si percepisce essere un reticolo perfetto…non studiato, ma che sgorga così…senza pretese di essere chissà cosa ma essendo comunque meraviglioso. non sei pretenziosa e nella semplicità costruisci bellezza. ci sono cose che non si possono imparare. ma ci provo lo stesso. 🙂 grazie amica.

  2. Cara B,
    La descrizione dei personaggi è bellissima per non parlare dell’ambiente…
    Fonte inesauribile di ispirazione per una tua umile allieva.
    Bacio ross

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