SOLITUDINE (8)_Luca Bonini

Il telefono domenica non suona. Domenica è il giorno del silenzio. Io cerco di tenermi occupata, faccio buoni propositi dal lunedì al sabato, guardo le locandine dei film e i siti internet degli appuntamenti culturali, ma poi, è sempre così, sto lì ferma. Sogno. Le immagini dei due bimbi che corrono sul prato, del cane annoiato, di lui con la cravatta regalatagli per la promozione lo scorso mese, si rincorrono dense . E me lo vedo lì, che sorride. Il suo sorriso è bello come il vento che ti sorprende in primavera. Di quello mi sono innamorata. Il suo sorriso mi fa felice. Il suo sorriso gli perdona tutto. Vorrei che il suo sorriso fosse solo mio. I bambini li immagino allegri. Paolo fa la quarta elementare e Simona da poco ha iniziato la prima. Il maschietto ha i capelli rossi ed è ingegnoso. La piccolina ha guance tenere e lunghi boccoli biondi, si accoccola ogni sera con lui davanti alla televisione fino ad addormentarsi.

Io i bambini lì ho visti solo una volta all’uscita dalla scuola. Me ne sono stata nascosta più di un’ora nel bar di fronte l’istituto perché non conoscevo con precisione l’orario delle lezioni. Poi d’improvviso l’ho vista arrivare. Ho visto la stronza. La stronza dalla faccia triste. Quella che piange sempre e non lo lascia andare. I bambini sono usciti correndo e l’hanno abbracciata. Ho pensato che avrebbero fatto così anche con me e che forse un giorno sarebbe toccato proprio a me andarli a prendere all’uscita. Ho pensato che avrebbero dovuto essere i miei bambini. Li ho guardati tutti e tre allontanarsi, per mano, e mi sono messa a correre. Li ho seguiti a piedi fin dietro l’angolo, li ho raggiunti, sono stata qualche passo dietro a loro e li ho sentiti chiacchierare; lei ha fatto una carezza alla piccola Simona e ha spinto per gioco Paolo. Io ho allungato la mano come per chiamarla, l’ho strattonata e poi sono scoppiata a piangere. Le ho chiesto scusa e sono scappata.

Non mi sono mai sentita così sola. Persa.

Lui mi dice che ci prova, che le dice che non l’ama da molto tempo ed a lui io credo. Sono rimasta l’unica a credergli. Sono passati due anni da quando è successo la prima volta ed aspetto. Cosa aspetto non lo so più. Vivo in una bolla di sapone che scoppia nei giorni festivi e che, come per incanto, rinasce il lunedì, quando lui appena fuori casa, mi chiama:

Pronto, – mi dice – mi sei mancata tanto.

E io mi calmo. Mi calmo subito. L’ansia del week end scompare, la bolla mi riavvolge come nuova pelle. Poi arriva in ufficio e mi sorride. Io di quello che ha fatto non voglio mai sapere nulla, mi limito ad inventarmi cosa ho fatto io. Gli racconto sempre di mostre che non ho visto o di spettacoli a cui non sono andata. Non voglio dirgli che sono rimasta sola ed angosciata ad immaginare cosa stesse facendo lui. Non voglio essere patetica. Non voglio essere come sua moglie.

Però sto peggio di sua moglie e lui nemmeno se ne accorge, mi dice che sono fortunata, che sono libera. Invece sono legata a lui, perché l’essere libera è la cosa che mi fa più paura. Gli regalo tutto il potere, è lui che decide, che detta le regole del gioco, a me non resta che far finta di accettarle.

Lo sai che è così – mi dice – presto tutto cambierà.

Ma questa storia non cambierà mai. Lo so. Il mio cuore lo sa. Eppure non posso fare a meno di continuare a crederci provando a trascinarmi in apnea da una riva all’altra di queste domeniche. Questa storia non finirà mai. Non possono finire le storie che non sono mai iniziate.

Reading di “PANDORA, le Storie del Vaso” – Chiostro di San Francesco (Gargnano – BS) – legge Francesca Garioni


Circolo Scrittori Instabili diCircolo Scrittori Instabili è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.

Annunci

5 pensieri su “SOLITUDINE (8)_Luca Bonini

  1. Scrivi magnificamente. Entri dentro le cose con grazia e gentilezza e le racconti. Semplicemente per quello che sono. È un dono. Ripeto…scrivi magnificamente.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...