SOLITUDINE (9)_ Elda Cortinovis

– Un chilo di mandarini, due limoni e tre mele, grazie.

– Golden o …? – Golden vanno bene… le arance sono trattate o naturali?

– Naturali, Signora! Vengono dalla Sicilia! Cinque chili cinque euro… – Vanno bene 10 chili, da spremere. Grazie.

La merce era ben esposta, frutta tutta da una parte, verdura dall’altra. Ogni venerdì il camion arrivava alle 8 e sostava fino alle 7 di sera. Anche se giungevi all’ultimo momento c’era sempre bella merce da acquistare. Erano in tre a servire, non si faceva mai la coda. Era tardo pomeriggio. Mentre controllava il peso delle arance sulla bilancia, Michela si accorse dell’altra donna che faceva la spesa contemporaneamente a lei. Ad ogni verdura scelta rifaceva i conti e diceva ad alta voce:

– Devo stare in questi venti euro. Non ne ho di più questa sera.

Michela proseguiva la sua spesa:

– Mi dia due carciofi, sembrano belli.

– Freschissimi, dalla Calabria. Li prepara a fettine, crudi con un goccio d’olio, sono una delizia.

Il giovane che stava servendo Michela era lesto e metteva tutto nei sacchetti di carta con una rapidità che non lasciava il tempo di pensare.

– Non c’è nulla di peggio che iniziare la giornata quando ti fanno arrabbiare. Disse la donna interrompendo per un attimo la spesa e fissando insistentemente Michela.

Michela si voltò e asserì. Poi, non certa che la donna avesse colto la sua approvazione aggiunse:

– Sì, sarebbe meglio iniziare la mattina senza discussioni.

Pensava che la conversazione non avesse alcun proseguo, invece la donna le si avvicinò e aggiunse:

– Sì, perché questa mattina io aspettavo la baby-sitter dei miei figli per andare al lavoro e lei si è presentata in ritardo; appena entrata ha acceso il computer. Lo so è giovane e io la lascio fare perché altrimenti le ore sono noiose quando i bambini dormono.

– Ah, capisco… – osservò Michela

– Perché io ho cinque figli, la più piccola è down e il mio ex, quel bastardo se l’è data a gambe quando è nata. Io sono sola, ma mi arrangio… ah sì sì, mi arrangio.

– E’ davvero brava.

– Scusi desidera altro? – incalzava il fruttivendolo.

– Ah sì, mi dia anche un finocchio e un po’ di insalata, grazie.

– Mi scusi l’ho interrotta… diceva?

– Dicevo che alla baby-sitter do 400 euro, ma io ne guadagno solo 800, capisce? Se arriva in ritardo io la devo pagare lo stesso, mentre a me nessuno mi paga, se arrivo in ritardo!

– Mi scusi, vuole altro?

– No, grazie basta così. Quanto le devo?

– I primi due figli sono grandi, li ho avuti dal mio primo marito, studiano. I più piccoli vanno all’asilo, tranne Samantha l’ultima. Lei ha quattordici mesi. Gliel’ho già detto che è down? E’ buona, ma quando ha fame strilla.

– Capisco, è normale.

– E’ in quei momenti che hai bisogno di aiuto, invece la devo chiamare dieci volte perché lei si perde con i giochi sul computer. Almeno mi lasciasse uscire, così arrivo puntuale al lavoro, non ho ragione?

– Mi dispiace, forse è davvero troppo giovane la sua baby-sitter, sarebbe meglio trovare qualcuno con più esperienza.

– Non capisce, la mia baby-sitter è marocchina, io non sono razzista, ma loro hanno bisogno di soldi ed è facile trovare una ragazza che viene per 400 euro al mese tutto il giorno.

– La sua spesa signora, fanno 26,30 euro.

– Grazie, ho cinquanta euro, ha il resto? Aspetti un attimo, ho anche i trenta centesimi.

– Meglio, ecco il suo resto. L’aiuto a caricare i pacchi in auto.

– Grazie mille e buona serata.

Michela avrebbe voluto proseguire la conversazione per dare qualche consiglio un po’ più utile, fare qualcosa, ma quando si voltò la donna era già salita in macchina e imboccava la strada principale. Michela la seguì. Mentre guidava pensava a tutto quel fiume di parole che le aveva rovesciato addosso. Che cosa significava? Era necessità, carità, disperazione? No, era qualcosa d’altro. Guidava veloce finché la raggiunse. La donna scese dall’auto e nel vederla si stupì.

– Come mai è qui, abita vicino a me?

– No, è che mi è sembrato …

– Le è sembrato?

– Tutte quelle parole mi sono sembrate… mi sono sembrate così piene di solitudine.

La donna non disse nulla, abbracciò Michela.


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