SOLITUDINE (10)_Rossana Mazza

È già mezzogiorno passato quando Paola rientra a casa. Meccanicamente accende la televisione e subito le parole riempiono il silenzio. Appende il cappotto, sistema la borsa e si dirige in cucina. Un minuscolo rettangolo colorato, un piatto, un bicchiere, le posate. Un posto. Riempie il piatto e si siede. Distratta porta la forchetta alla bocca, mentre il suo sguardo raggiunge la finestra. Per strada nessuno. Una leggera nebbia aleggia a mezz’aria, il cielo plumbeo riflette una luce fredda e grigia che raggiunge il suo cuore. Una lacrima cade.

“Forza Paola”, la riprende la mente, “facciamo un programma della giornata: passare in ufficio, andare in Comune… Il corso! Oggi hai la lezione di yoga, Sara, il Maestro, Marco…”, un timido sorriso si affaccia; corre a preparare la borsa. Questa sera non sarò sola.

Le luci sono già accese per strada, l’aria fredda entra nei polmoni dando una sferzata di energia. Dalla curva, vicino alla chiesa, sbuca la mitica due cavalli gialla di Sara, un cenno della mano e Paola si ritrova sprofondata nel sedile, travolta dall’esuberanza dell’amica.

“Ciao, Pa! Pronta per la lezione? Il Maestro aveva promesso una lezione speciale, non vedo l’ora e tu?”

“Si anch’io!”

Respiri, movimenti lenti, pensieri che svaniscono, menti libere, questa la lezione e poche parole per ognuno prima di lasciarsi.

Paola è l’ultima, le piace osservare le schermaglie tra i compagni. Il maestro si avvicina e appoggiandole il braccio sulle spalle dice:

“Non sei curiosadi sapere cosa ho da dirti?”

“Certo!”

“Ti ho osservata in questi mesi e penso che tu sia una persona speciale, una persona che sarà sempre sola un…”

Paola scioccata, il cuore a cento, strappa l’abbraccio e corre via senza più ascoltare. Una corsa incontrollata. La sciarpa sbatte scomposta, la giacca slacciata, accaldata e senza fiato, rincorsa da bianchi sbuffi di fiato, si ferma. Si piega a metà, poggia le mani sulle ginocchia, cerca di riprendere il controllo del respiro, delle emozioni. Lacrime brucianti scendono incontrando le gote arrossate. Nelle orecchie le parole del Maestro battono all’unisono con il suo cuore. Tum tum tum. Lenti riprendono i passi e senza rendersi conto si ritrova sotto casa. Un’ombra scura le va incontro, è Sara. Senza dire niente l’abbraccia, la riscalda. Solo dopo dieci lunghi minuti è tempo delle parole.

“Perché sei scappata? Dovevi ascoltare fino in fondo il Maestro.”

“Mi ha detto che sarò sempre sola ed io non voglio!”

“Nella filosofia yoga essere soli significa essere forti, bastare a se stessi è una cosa bella, capisci?”

Sgrana gli occhi, le parole penetrano e si spandono come un respiro positivo. Tum tum tum batte il suo cuore come se dicesse: “Sono qui! Siamo insieme”.

Poggia la guancia sul petto di Sara, il lieve movimento la coccola, tum tum tum dice il suo cuore.

Una nuova consapevolezza, non sono sola.


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7 pensieri su “SOLITUDINE (10)_Rossana Mazza

  1. Brava! hai reso nel tuo scritto veritiero e percepibile il significato di “solitudine” e di quanto rinchiudendosi in questo sentimento ci si isola e non si riesce ad ascoltare chi ci circonda.

  2. ciao Ross… questo racconto mi appartiene, esperienza vissuta con il maestro Rudra…te ne avevo parlato? comunque brava! prosegui a “sentire” nella tua scrittura. kikka

  3. Si lo ammetto lo spunto è venuto proprio dalla tua esperienza , ma una volta finito ho scoperto essere mio più di quanto immaginassi!
    Grazie Kikka.

  4. Bene! Ne sono lieta! Questa esperienza per me è stata “illuminante” ho percorso e percorro la mia vita in “solitudine” come predetto da Rudra. Un abbraccio! kikka

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