SOLITUDINE (11)_Giorgio Matteotti

Beata solitudo, sola beatitudo

Non sono mai stato né un misantropo né tanto meno un misogino, ma mi è molto difficile definire in modo corretto il mio sentimento nei riguardi di tutto il genere umano: non odio nessuno al mondo.

Il fatto è che la cosiddetta gente, sia uomini che donne, mi dà soltanto fastidio. E’ una sensazione strana e indescrivibile, che non sono mai riuscito né a comprendere né a definire. Il fatto è che in mezzo ai miei simili mi sento a disagio. Non sono solo gli eventuali spintoni o gli urti involontari a disturbarmi, ma è la presenza di altre persone attorno a me che mi ha fatto sempre sentire limitato nella libertà personale.

Da 5 anni i miei genitori sono passati a miglior vita e, a 25 anni, sono solo al mondo.

Oggi, però, un avvenimento improvviso e inaspettato ha sconvolto il trantran della mia vita, facendomi ricredere su idee che ritenevo essere pilastri indistruttibili e basilari del mio modo di essere.

Sono stato invitato al matrimonio di un collega d’ufficio. Non potevo rifiutare, per ragioni di opportunità e, anche se malvolentieri, ho dovuto partecipare all’evento.

Ho sopportato fino allo spasimo tutta la cerimonia fino al fatidico “Sì” e poi ho dovuto partecipare al banchetto che si è protratto fino a sera inoltrata.

Era ormai buio e, essendo vicino a casa mia mi sono incamminato a piedi. Passando su un ponte, sotto cui nereggiavano le acque dell’Arno, mi sono imbattuto in una ragazza che stava per buttarsi nei flutti vorticosi. L’ho convinta a non mettere in atto il suo gesto insano e l’ho invitata a casa mia. Non so cosa mi abbia spinto a farle un simile invito, Con mia sorpresa, ha accettato di buon grado. Forse aveva bisogno di compagnia. Che compagnia poteva trovare in uno come me, era un mistero, ma oramai il dado era tratto.

La notte passò senza novità di rilievo, lei nel mio letto e io sul divano in soggiorno, ma il giorno dopo, non so come, mi ritrovai fidanzato ufficialmente.

Da allora tutto, quasi a mia insaputa, si svolse come in un sogno e mi ritrovai marito felice in viaggio di nozze con Maddalena.

La mia vita trascorse tranquilla tra lavoro e famiglia per un’infinità di anni.

Di figli neanche l’ombra, non so per colpa di chi.

Io sono stato un bravo marito e credo che Maddalena abbia fatto una vita felice con me. Almeno lo spero, perché lei non me l’ha mai detto. Tra di noi c’è sempre stato e c’è tuttora soltanto formalismo e di discorsi seri non ne abbiamo mai fatti. Non abbiamo amici e il nostro mondo inizia e finisce tra le quattro mura domestiche.

Il mio racconto sarebbe dovuto finire qui, ma devo fare un’aggiunta: tre giorni fa Maddalena ha avuto un incidente d’auto ed è volata in cielo senza aspettarmi.

Dopo il funerale e la cremazione, da lei desiderata, mi sono ritrovato solo come prima di sposarmi e senza un erede che continui la mia stirpe.

Così il cerchio della mia solitudine si è richiuso, nella completa indifferenza di tutti gli altri.


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Un pensiero su “SOLITUDINE (11)_Giorgio Matteotti

  1. sono un attimo spiazzata dal modo di raccontarsi del soggetto. Un parlare che sembra fatto a se stesso come fare il punto della situazione e dirsi alla fine che c’è comunque un motivo giustificato x cui il genere umano lo infastidisce. Dice “oggi un avvenimento ha sconvolto… facendomi ricredere” pensavo si riferisse all’incontro con la donna ma poi va avanti nel tempo x cui l’oggi potrebbe essere riferito alla morte della donna…

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