INCONTRO (1)_Mara Fracella

Apre gli occhi Teresa e si mette in ascolto. Nulla, solo silenzio. Si concentra meglio. Sembra la morte. Ripensa ai risvegli cittadini, accompagnati da sirene d’ambulanze o pompieri, cambiava posizione e riprendeva il sonno, interrotto definitivamente dalle alzate delle saracinesche. Mal volentieri si alza, apre le ante. Nebbia. Si sente tradita.

Lui, scherzando diceva: “Al mio paese c’è sempre il sole, la nebbia non so cos’è”.

Ora è al lavoro, mentre lei in ferie forzate, le prime trascorse nel paese del sole scappato. Si veste, va a piedi a comprare il pane. Non esistono marciapiedi:

– Già, i pedoni sono un optional della città – pensa con sarcasmo Teresa.

S’incammina sull’unica strada che si perde nella nebbia in mezzo ai campi, solo inoltrandosi le è consentito, passo dopo passo, la visione del percorso. Coltre grigia su natura morta. Nemmeno un’auto, un rombo lontano, non una luce. In centro fra qualche giorno monteranno le luminarie per le feste natalizie. Le piaceva passeggiare e vederle appese, pulite, pronte a risplendere artificialmente. La nebbia è perdente in città, o forse gioca a nascondino fra angoli di palazzi, lampioni accesi, persone, autovetture e i suoi amati autobus. Come le mancano. Le corriere e le loro consuetudini di tratte e tempi d’attesa le sembrano una presa in giro. Entra nel panificio, la guardano, bisbigli, frasi dialettali che lei capisce. Sorrisi che non ha voglia di ricambiare. La fanno passare avanti, non se lo fa ripetere. In città non accade mai. Prende il suo sacchetto, è caldo, l’aroma del pane la inebria. Paga, saluta e mentre se ne va qualcuno chiede:

“L’è la fònna de chi?”*

Sghignazza Teresa mentre addenta un pezzo di pane, ma poi si fa seria.  Giorgio la sera delle nozze le aveva detto orgoglioso:

– Adesso anche tu hai la cittadinanza del mio paese – la frase l’aveva talmente confusa che non obiettò nulla.

– Che strano me ne ricordo solo ora – pensa perplessa e avverte una nota stonata in quel riconoscimento, la stessa stonatura percepita il giorno in cui Giorgio esclamò:

– Fai almeno quello! – come risposta alle obiezioni da lei mosse per non raccogliere le uova nel pollaio. Non era riuscita a spiegargli che prendere l’uovo dal nido, peggio ancora se appena deposto, lo trovava troppo intimo da condividere con la pollastra e la cosa la imbarazzava. Rientra a casa, mestieri vari e un nuovo esperimento in cucina: risotto al radicchio rosso.  Apparecchia con cura, anche se la pausa pranzo è breve cerca di creare un ambiente allegro che faccia dimenticare a Giorgio l’immediata ripresa lavorativa. Sente la sua auto entrare nel cortile. Si affaccia alla porta finestra.

– Teresa che fai lì? Sbrigati che devo andare a lavorare, mia mamma è pronta da un po’ con il pranzo – e si avvia a piedi verso l’abitazione dei suoi genitori.

– Ma come? Ed io? – guarda la tavola apparecchiata. E’ dispiaciuta, nessuno l’aveva avvisata. Sospira e si avvia verso la casa dei suoceri.

Entra, s’inchioda sull’uscio. Il bulbo oculare del maiale ucciso il giorno prima la fissa dondolandosi in un liquido grigiastro dentro un’enorme pentola nera, gira la testa e vede Giorgio con i parenti impegnati a succhiare ossa gigantesche, così enormi da far sembrare le stoviglie delle miniature. Le ossa passano velocemente dal vassoio alle loro mani per poi finire nel secchio, ripulite di quel poco che comunque avevano attaccato. Mangiano rumoreggiando e sono tutti felici. Indietreggia e richiude adagio, forse non si accorgono della sua assenza. Ritorna sui suoi passi pensando al risotto col radicchio rosso e lo sguardo le si vela.

* Trad. “E’ la moglie di chi?”

 

 Reading di “PANDORA, le Storie del Vaso” – Chiostro di San Francesco (Gargnano – BS) – legge  Silvia Visini


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6 pensieri su “INCONTRO (1)_Mara Fracella

  1. Il tuo racconto mi ha riportato a Brescia, la mia camera dava su una via trafficata vicino alll’ospedale…e ho vagato qui a Soiano. potrebbe essere la mia storia. Differenza sostanziale, la sera ci troviamo io e Diego e siamo solo noi!
    Bravissima come sempre.

  2. Uno spaccato di Brescia e provincia molto ben realizzato. Il velarsi di quegli occhi lo si vede spesso qui in giro. Bello, grazie.

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