VICINANZA (2)_Elda Cortinovis

Aylin spegne la sigaretta e guarda all’orizzonte il mare, investita da una malinconica luce giallo
oro. Sta aspettando la sua amica Jasmine che arriverà per cena dal quartiere asiatico di Uskudar, dove abita.
Aylin conosce Jasmine da molti anni, hanno fatto entrambe l’esame per diventare guide della loro bella città. Si danno spesso appuntamento in cima alla torre Galata perché da lì si vede tutta Istanbul. Ovunque Aylin posi lo sguardo, ristoranti, negozi, palazzi affollano le vie. Il ponte Galata, a sud ovest, è gremito di gente; i pescatori con le canne allineate, arrotondano catturando quello che la Conca d’Oro offre loro.
Sullo sfondo fanno capolino le cupole e i minareti delle moschee, come torte guarnite da candeline. Oggi ha avuto una brutta sorpresa alla Moschea Blu. All’entrata le hanno fatto indossare il velo e così anche alle donne del gruppo di turisti che accompagnava.
Hanno ripristinato l’obbligo di portarlo, non lo sapeva. E’ tardi, si sta facendo buio e Jasmine non arriva.

Jasmine è intrappolata nel traffico, basta un quarto d’ora di ritardo e non riesci più a passare il ponte sul Bosforo. Tutti procedono a passo d’uomo e non c’è proprio nulla da fare, se non aspettare. Questa volta però è successo qualcosa. Il traffico non procede, Jasmine esce dall’auto e scruta in lontananza per capire il motivo del blocco inconsueto. Da lontano dei militari fermano le auto. Non lasciano passare nessuno. Jasmine è preoccupata, in Turchia da qualche tempo le cose stanno cambiando. Sa che Aylin la sta aspettando, guarda il cellulare. E’ scarico.

Aylin vede le auto della polizia sfrecciare a sirene spiegate verso i viali lungo il Bosforo. La sua amica non risponde al telefono. Scende rapida le scale della torre e sale in auto. Vuole raggiungerla. Le automobili corrono disordinatamente lungo le arterie principali della città e i taxi sfiorano i passanti, mentre le biciclette zigzagano nel traffico, sorpassando la fila di autobus, che dopo aver rovesciato di primo mattino una fiumana di gente, l’attendono al calar del sole.
Aylin conosce quel traffico; una volta dentro non ci esci più fino a quando si è smaltito da solo. Tutti vogliono un’auto, tutti devono muoversi, lavorare, comprare, fare… E’ il prezzo del progresso.
Riesce a raggiungere la Cirağan Cad, una volta in fondo a quella strada potrà arrivare al ponte. Chiama nuovamente Jasmine, ma il cellulare è sempre non raggiungibile.

Jasmine, come altra gente, lascia l’auto e si incammina a piedi sul ponte per capire meglio cosa sta accadendo. La manifestazione è pacifica, ma i militari non gradiscono gli slogan. Le donne mussulmane emancipate non vogliono fare passi indietro. Difendono le loro conquiste.

Aylin corre al ponte. Sa che sarà come cercare un ago nel pagliaio, ma vuole trovare la sua amica. La folla la inghiottisce e lei arranca, ma non molla. I toni della protesta si fanno più accesi e i militari non esitano ad intervenire con lacrimogeni e idranti. I manifestanti scappano, tutti corrono. E’ il caos.
Aylin va contro corrente, vuole raggiungere Jasmine, ma i militari hanno bloccato la strada e non la lasciano passare. Non si arrende, sale su un muretto e scruta la folla. Poi la vede, agita le mani, urla il suo nome. Sono a pochi metri, ma sembrano chilometri. Jasmine con il suo lungo abito un po’ sgualcito, il velo in testa, sorridendo grida:
– Aylin, non so se questa sera ti raggiungo in Europa.
– Diamine! Tutto questo è surreale – pensa Aylin – un ponte è fatto per unire, non per dividere!
Salta giù dal muretto e si dirige verso i militari. Non ha fatto nulla di male, deve solo chiedere di passare.                      – Siamo in democrazia! – si ripete.

Forse non più. Viene spintonata, calpestata. Anche Jasmine è risucchiata dalla folla che vuole tornare in auto.
Non riescono più a vedersi, ognuna nel proprio continente, incredibilmente vicine e lontane.

 

 

Reading di “PANDORA, le Storie del Vaso” – Chiostro di San Francesco (Gargnano – BS) – legge Francesca Garioni

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3 pensieri su “VICINANZA (2)_Elda Cortinovis

  1. Lo trovo molto bello. Hai descritto talmente bene i luoghi e la situazione che mi sembrava di esserci stata da tanto me l’hai reso familiare. Fantastico il racconto di questo “raggiungersi” senza mai riuscirvi in realtà. Brava

  2. sì, curioso come la vicinanza sia fragile, anche in tempi moderni. basta che si blocchi un ponte fisico o un ponte virtuale (radio, server, telefonia) e ritorniamo ad essere in balia dei nostri limitati cinque sensi. bello in tal senso il bisogno che coglie le due protagoniste di recuperare una vicinanza tangibile che le consenta di vedersi e di urlarsi un messaggio (“poi la vede, agita le mani, urla il suo nome”), anche se magari è un non-messagio, un’assenza o una constatazione più surreale della realtà stessa.
    è vero “un ponte è fatto per unire”, ma è un semplice strumento, dunque può essere impugnato e usato in altri modi; ad esempio è indubbio che sia anche uno snodo di potere, un collo di bottiglia (fisico e virtuale), quindi non è affatto surreale che *l’esercito eserciti* un controllo sul flusso di persone e di pensieri che tenta di attraversarlo.
    peccato che siate un “gruppo chiuso”. non era più vivo e vitale aprirsi (a mo’ di ponte) anche al contributo di scrittura di chi non fa parte della cerchia del vostro circolo circoscritto?
    : )))
    per esempio quest’altro sito simile per idea di fondo in cui mi sono imbattuto il mese scorso (http://mimettoingioco.wordpress.com), consente la partecipazione a tutti i naviganti, non solo a chi staziona sul ponte… di comando!
    : )

    • Ciao malosomannaja, rispondo io (Barbara) che sono la responsabile del blog: l’idea del Circolo Scrittori Instabili è nata come necessità di “esercitarsi” nell’arte scrittoria da parte di persone che provengono da un’esperienza di avvicinamento alla scrittura che fa capo ad un progetto ben preciso (vedi “Neverland… dove vivono le Storie”). Significa che ognuno di noi ha voluto mettersi in gioco per farsi leggere da un pubblico di sconosciuti e che è pronto alla riflessione e al cambiamento che questo “gioco” comporta. Ci sono moltissimi contenitori nel web che permettono accesso a chiunque ami scrivere e ci si diletti, non abbiamo la stessa ambizione, siamo un piccolo progetto che sa fin dove può spingersi. Il fatto che tu sia passato qui e ti sia fermato a leggerci per noi è davvero un dono. Grazie a te e a tutti quelli che ci stanno dedicando un po’ del loro tempo, specialmente a chi vuol lasciare traccia di sé con un commento o un “like”, abbiamo sempre più voglia di impegnarci affinché si possa raggiungere il nostro scopo: arrivare a fine anno con 12 mesi di attività per tutti. Siamo avidi lettori, quindi il tuo suggerimento è assolutamente interessante, andremo a visitare il blog di mimettoingioco… e nel nostro spazio continueremo a scrivere.
      Speriamo tu voglia ripassare qui da noi… arrivederci!
      Barbara

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