VICINANZA (3)_Franco Pelizzari

Luigi si sta preparando, è in ritardo, ha fatto tardi ieri sera e si è addormentato.
Mentre si infila la scarpa con una mano, con l’altra trangugia il caffè, ah… è bollente, ne versa un po’ sul tappeto, non ha tempo di pulire. Agguanta il giubbino e lo zaino ed esce di corsa buttandosi sulle scale che salta a quattro per volta.
Lo attende un ristorante e la sua cucina, dove fa il lavapiatti per pagarsi gli studi.
Carlo sta finendo di visitare la signora Luisa, mai una volta puntuale, lei e il suo cuore malato. Ha un pranzo di lavoro ed ha fretta di uscire. Saluta con determinazione, seppur con garbo, la signora Luisa e ordina alla sua segretaria di prenotare un tavolo per due al solito ristorante.
Mentre si infila la giacca bordeaux la signorina lo informa che il ristorante è al completo. Un moto di rabbia lo assale, ritrova la calma, pensa all’alternativa e in due, forse tre, secondi ce l’ha. In meno di un minuto il ristorante è stato prenotato.
Luigi è arrivato trafelato, si è messo gli abiti da lavoro con velocità inusuale ed è corso alla sua postazione riuscendo ad evitare lo sguardo spietato dello chef impegnato in altro:

Oggi è la mia giornata fortunata – pensa.

Inizia a lavare i piatti mentre con la coda dell’occhio vede il cameriere che, uscendo dalla porta vai e vieni della cucina, sfiora con l’anca la giacca bordeaux di un signore seduto lì accanto il quale si inalbera commentando in modo offensivo quel fastidio con l’ospite al suo tavolo.
Ora a Luigi gira la testa, non sa cosa succede, macchie nere negli occhi si spostano, pezzi di luce si spengono, fino al buio totale.
In quello stesso istante Maria e Dino si godono la loro anziana saggezza passeggiando in una stradina sterrata bianca, raccogliendo qua e là dei fiori di campo profumati. Si fermano arrivati ad una santella e, mano nella mano, recitano una preghiera per il nipote.
“C’è un medico in sala? Per cortesia… in cucina… si sente male… è svenuto, non respira… aiuto!”.
Carlo si sta ancora lamentando con il suo commensale per il comportamento del cameriere e sente qualche parola “non respira-aiuto”, torna in sé.
“Io, io sono un medico, dov’è? Ok, calma, state lontani per favore… Mio Dio è così giovane, il cuore non batte… Chiamate un’ambulanza, dite blocco cardiaco… Dai bello che ce la facciamo…”.                                                                   E inizia a pompare tenendo in vita quel corpo inanimato.
Continua nel movimento ritmato senza tregua, è sudato, non sente più le braccia, il cameriere di prima gli asciuga la fronte, si guardano, con rispetto. Carlo teme di non farcela.

Luigi è fuori dal suo corpo, osserva quel trambusto intorno a sé, quasi curioso, ma è distratto ed attratto da un profumo forte, di fiori di campo. Lo riempie chiudendo gli occhi per goderselo.

Carlo sembra abbia una forza speciale nelle braccia. Un flusso che non conosce scorre senza tregua dalle spalle alle mani, è lui il cuore di Luigi.
Arriva l’ambulanza con il defibrillatore. Libera. Il suo lavoro è finito, non può fare altro.
Il corpo di Luigi non reagisce. Libera, libera. Niente.
Si guardano, sconsolati, impotenti, il cameriere scoppia in lacrime. Carlo non sa da dove gli esce quell’urlo che ordina:
“Ancora una volta!”
Libera! Ed il cuore torna vivo.

Dedicato a Valerio, vero protagonista di questa meravigliosa storia

Reading di “PANDORA, le Storie del Vaso” – Chiostro di San Francesco (Gargnano – BS) – legge Francesca Garioni

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