VICINANZA (4)_Mara Fracella

La sveglia segna quasi le tre. Elena si rigira nel letto. E’ agitata, sente caldo.
Decide di alzarsi, accende una sigaretta, apre le imposte del terrazzo e si lascia investire dall’umida notte estiva. Ha paura. E’ l’unica cosa chiara per lei.
Non riesce a fumare. La spegne. Ascolta…suono di cicale.
Rientra in casa. Apre il frigorifero, prende una birra, la stappa, la porta alla bocca ma poi ci ripensa.
Va in camera, infila un paio di pantaloncini, una maglia senza maniche con cerniera, scarpe da ginnastica e scende in garage.
Sale sulla bicicletta, apre il cancello elettrico e si porta sulla strada. Pedala senza una meta precisa. Non vuole pensare ma il ricordo della visita ambulatoriale fa capolino.
Pedala più forte, prende strade sterrate che la portano in mezzo ai campi.
Brevi saliscendi che non la soddisfano, vuole di più. Inforca una salita che si fa sempre
più ripida, le gambe s’induriscono, la tentazione di alzarsi sulle punte è forte ma stringe i denti e si obbliga a stare con il sedere sulla sella. Abbassa il busto verso il manubrio cercando di tenere i gomiti bassi. Si concentra su un ritmo regolare. E’ affaticata, era quello che voleva. La pressione del sangue le pulsa in testa, il sale brucia gli occhi, il respiro è corto. Non molla, non vuole, nonostante la nausea, il suo lentissimo incedere, i dolori muscolari, e arriva in cima.
Si ferma e mentre guarda la notte preparare fagotto, ascolta i cambiamenti del suo corpo,
come tutto si stabilizza e si rilassa, percepisce i rivoli di sudore che scendono all’interno della maglia, ne slaccia la cerniera fino in fondo, trasformando l’indumento in gilet.
Affronta la discesa serenamente, sente l’aria sulla pelle, il seno non più contenuto balla indisciplinatamente. La sensazione di vento sui capezzoli la fa sentire viva e il bisogno di libertà la solleva sui pedali mentre urla rivolta al cielo:
– Sono mie! Mie! – non importa a Elena di essere vista o sentita. Si sente egoista e guerriera, ma lo sfinimento liberatorio la indebolisce facendola fermare.
Si ricompone e riprende in modo quieto il rientro per casa. Ha un appuntamento non deve far tardi. Doccia, un abito morbido e leggero. Il trolley già pronto dal giorno prima. Un ultimo sguardo alla casa poi si avvia all’auto. Il tragitto è di soli dieci minuti. All’accettazione allunga la richiesta del chirurgo: “Neoformazione mammaria …trattamento con enucleazione”.
– Sono due e sono mie – questo si dice Elena mentre percorre i corridoi impersonali dell’ospedale, ma non sa se domani sarà ancora così.

 

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