PERSEVERANZA (5)_Mara Fracella

1937
Aldo, dodici anni, siede in cucina e ascolta i passi del padre scendere le scale. Un rapido scambio di sguardi e insieme varcano l’uscio di casa, direzione roccolo. È l’alba. Ne aveva condivise molte con lui negli ultimi due anni, da fine agosto a gennaio, durante il periodo di caccia. Il silenzio e il buio che si trasforma in infinite striature giallo-oro-arancio, amplificano la loro complicità. Aldo assiste il padre nella potatura degli alberi, toglie le foglie dalle reti, scrolla il tessuto e ne controlla l’interezza, si occupa della pastura per gli uccelli, osserva come il padre li prende dalla grande gabbia comune per inserirli delicatamente nelle singole, da esporre appese ai faggi. Riconosce ogni specie: le cesene, i merli, le allodole, le tordelle, i fringuelli, i corvi, le peppole, distingue il tordo sassello dal bottaccio, i maschi dalle femmine. È orgoglioso di averne ereditata la passione. Il loro roccolo si trova nella posizione di linea di passo migliore, davanti alla cresta più bassa dei monti.

2007
Aldo è eccitato, oggi realizza il suo progetto: accogliere alcuni studenti per illustrare loro le fasi dell’uccellare.
Un rumore assordante richiama la sua attenzione, un residuo di autobus avanza faticando sulle curve in salita. I freni stridono, la porta a soffietto si ripiega e la giovane professoressa di Scienze scende per prima:
– Mi scuso del ritardo, l’autobus nuovo non partiva, o prendevamo questo o saltava tutto.
Aldo abbozza un sorriso: – Seguitemi.
Conta quattordici ragazzini di seconda media e nota con piacere che ci sono anche due femmine. Prende il giro largo del rifugio, percorre una stradina obbligata e si mette in disparte ordinando loro di proseguire da soli. I giovani avanzano e s’incantano davanti alla struttura a forma di ferro di cavallo, con finestre che si affacciano sulle montagne.
– Sembra di stare dentro a un’arena tutta verde – dice Guido, uno degli allievi.
Aldo chiede a tutti di sedersi di fronte all’impianto di cattura.
– Sono il gestore del roccolo e pratico l’attività di uccellatore da settant’anni – li osserva mentre parla, quasi volesse intuire i loro pensieri.
– La vostra insegnante ha colto il mio invito per farvi conoscere questo luogo e il suo significato. Cureremo il verde, impareremo quali sono i semi che amano gli uccelli, quali le specie catturabili, come distinguere i maschi dalle femmine. Vi farò toccare la rete tramaglio, percorreremo i corridoi dell’arena vegetale così capirete perché sia stata costruita a est e il significato degli alberi collocati nel suo interno. Dietro di voi c’è una torretta ricoperta da rampicanti, potrete salirvi uno a uno per guardare dalle feritoie. Vi spiegherò cos’è lo spauracchio e il suo uso, parleremo dei richiami vivi che servono per attrarre lo stormo migratore.
Aldo fa una pausa, li percepisce attenti e interessati.
Guido ne approfitta: – Perché catturarli? Mio zio compra quelli di allevamento.
– Hai ragione, ma costano. I presicci, cioè gli uccelli catturati, sono giornalmente ritirati dal corriere e consegnati ai cacciatori gratuitamente. Questo riduce anche la cattura abusiva.
Un mormorio di consensi, e non, si fa largo fra i giovani.
Aldo intuisce che, forse, non sarà facile trasmettere a questi ragazzi la sua passione in poco tempo, ma fiducioso fissa l’appuntamento per il giorno dopo.
Li accompagna all’autobus e prima di salire, con suo stupore, ognuno di loro gli stringe la mano guardandolo negli occhi. In quegli sguardi ritrova un senso di appartenenza, ricompensa per tutte le fatiche affrontate per realizzare il suo progetto.

 

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2 pensieri su “PERSEVERANZA (5)_Mara Fracella

  1. L’ha ribloggato su Mondo Nudoe ha commentato:
    Berl racconto che evoca quello che, per moda e conformismo, oggi molti non riescono più a percepire: la faticosa formazione e la profonda cultura naturalistica insita dietro all’azione predatoria, sia essa quella della caccia che della pesca. Brava Mara 🙂

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