PERSEVERANZA (7)_Barbara Favaro

Aveva tra le piccole mani il foglio di quaderno strappato. I segni della penna le stavano parlando e lei ascoltava. Faceva scorrere gli occhi appoggiandoli sul tracciato d’inchiostro e muoveva le labbra in una cantilena respirata che solo lei conosceva. Fino alla fine della riga. E poi la riga sotto.
Sbatteva le ciglia e sospirava come di fatica. E ricominciava a parlare con suoni e segni e pensieri. Bei pensieri.
Non si accorse della nonna che le si mise accanto:
“Hai strappato il foglio dal mio quaderno… perché?”, le chiese senza minaccia.
“Dovevo leggere”, rispose sbattendo le ciglia e sospirando per la fatica.
La nonna annuì:
“E’ solo la lista della spesa, vedi?” e puntò il dito su di un segno panciuto per metà, quella superiore.
“Che lettera è questa?”
“P”, rispose pronta con un sorriso.
“Sì, è il pane” e poi c’era la L per il latte e la U per le uova, una sotto l’altra, tutto elencato in ordine verso la fine del foglio.
“Nonna, scriviamo?” e sperava che lei non le dicesse dopo o più tardi perché aveva proprio tanta voglia di scrivere adesso.
La nonna se la mise in braccio, prese una penna e aprì il suo quaderno.
“Cosa scriviamo?”, le chiese all’orecchio, guancia contro guancia, mentre lei appoggiava la manina sopra la mano della nonna che impugnava la biro.
“Una storia, nonna”
“Va bene…” e la nonna sillabò piano le prime lettere, lei poteva sentire i pensieri suoi e quelli della nonna unirsi e poi in un filo sottile finivano saltellando sulla C e poi sul segnetto sopra e poi sulla e…
“C’eeeeer… a… uuuu… n… a…”, la voce della nonna era soffice mentre si univa al suo sospiro di fatica.
Guardava un po’ la sua mano, sopra quella dalle lunghe unghie indurite dalla vita, e un po’ i segni riempiti dalla voce roca di sigarette senza filtro.
“Nonna… “, doveva proprio chiederglielo che dentro il cuore batteva forte, “Nonna, ma quando posso scrivere io?”.
E la nonna le disse, ancora una volta, che tra tre anni (e sembrava tanto tempo anche se tre viene subito dopo l’uno e il due e se non sei svelta non riesci a nasconderti bene e rimani scoperta e ti tocca stare sotto e cercare gli altri) sarebbe andata a scuola e lì avrebbe imparato a scrivere.
“Ma tutto tutto Nonna?”, doveva proprio sapere.
“Tutte le storie, tesoro, tutte le storie che vuoi”, poi le diede un bacio sulla tempia e ritornò al cucito.
La piccola mano si sentì vuota d’un tratto. Aggrottò la fronte e guardò la biro.
“Nonna… non mi sporco lo prometto”, sbirciò verso la macchina da cucire che faceva troppo rumore e la sua vocina ne era sommersa.
Prese la biro e la puntò sul foglio. Un segno ad arco, incerto e fragile.
“C’eeeraaa uuunnnaaa vooltttaa…” sillabò con le labbra a cuore. E sospirò dalla fatica.

 

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