COMPRENSIONE (1)_Rossana Mazza

Oggi è di turno in Associazione. L’ufficio è piccolo, arredato con il minimo indispensabile: una scrivania, un telefono e una grande cartina di Brescia e provincia appesa al muro. Sopra spiccano decine di punti rossi, si sovrappongono, trasformandola in un quadro astratto. Un puntino, un bambino malato.
Lo squillo del telefono la distoglie:
“Associazione Aiuto Giovani Diabetici buongiorno, sono Chiara.”
“Ciao, c’è un nuovo esordio, riesci a passare in pediatria?”
“Certo, parto subito.”
Chiude il telefono, le braccia rimangono distese immobili sulla scrivania, pesanti come un macigno. La mente si riempie di ricordi.

“Signora suo figlio ha il diabete mellito tipo 1. C’è una cura salva vita, per sempre, quattro iniezioni al giorno, controlli… glicemia… dieta… esami…”.
Mentre un fiume di parole la investe, Chiara cerca gli occhi di Stefano. E’ disteso sul lettino dell’ospedale e tiene tra le dita un candido batuffolo con al centro un punto rosso carminio.
Una goccia di sangue, il suo, non l’aveva mai visto prima.
Coraggioso trattiene le lacrime convinto che il peggio sia passato. Solleva la testa, cercando lo sguardo della mamma, i loro occhi si incontrano, Chiara prova a stirare le labbra all’insù. Il peggior sorriso di sempre ma spera basti a rassicurarlo. Intanto il mondo crolla.

Il silenzio nell’ufficio si riempie dell’eco di un singhiozzo. In pediatria la Caposala la sta aspettando:
“Ciao Chiara.”
“Bene, sei qui. Ho già avvisato i genitori del tuo arrivo. La bimba si chiama Laura, ha cinque anni.”
Chiara chiude gli occhi un attimo, respira a fondo richiamando tutta l’energia possibile, cercando dentro di lei coraggio e fiducia da infondere nelle parole che dirà.
Si incammina, i tacchi rimbombano nel lungo corridoio, animato da personaggi fiabeschi sui muri che stridono con l’odore del disinfettante.
Stanza quattro, sbircia: la bimba sonnecchia nel lettino e la madre la guarda, gli occhi cerchiati, fissi. Due anni prima, lei, stessa stanza, stesso sguardo.
Avrebbe rubato un pezzo di cielo per poter parlare con qualcuno che capiva cosa stesse passando. Si certo, nonni, zii, amici, tutti erano venuti a trovarli, ma non avevano la minima idea di come sarebbe cambiata la sua vita e la vita di suo figlio! Qualcuno per consolarla le aveva perfino detto: “Vedrai che poi passa!”
Per questo aveva lottato, fondando con alcuni genitori l’A.A.G.D., per poter dire a tutti i genitori come lei : “Io so cosa stai provando, sono qui per aiutarti.”
Con piglio deciso entra nella stanza, un sorriso amichevole sul viso:
“Buongiorno, sono Chiara. Anche io ho un bimbo diabetico…”

 

Dedicato a tutti i genitori di bambini diabetici.

 

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