COMPRENSIONE (5)_Laura Giardina

“Posso sedermi accanto a lei?”, gli chiese il vicino di letto. Marco non aveva molta voglia di fare conversazione, era ancora dolorante dall’operazione e con le cannule di drenaggio inserite non aveva possibilità di movimento, era obbligato a stare disteso sulla schiena.
Gli fece un cenno leggero col capo e l’uomo si sedette vicino al suo letto.
“Ciao sono Giovanni, sono qui da un po’ di tempo e il mio letto è quello vicino alla finestra.”
Man mano che la conversazione prendeva a fluire, Marco apprezzava sempre di più i modi garbati e la presenza discreta con i quali il suo interlocutore si poneva in relazione. Era un piacere conversare con lui, giorno dopo giorno scoprirono di avere molte cose in comune. Dalla finestra, che dava sul parco, Giovanni descriveva per lui, nei minimi particolari tutto quello che accadeva là fuori, Marco chiudendo gli occhi riusciva a tradurre in immagini e sensazioni quelle parole, per lui Giovanni era diventato oramai l’estensione dei suoi occhi. Le infermiere sorridenti, erano anche loro complici di quelle conversazioni tanto da chiedere ogni volta: “E oggi dove siete stati?”.
Sapeva raccontare dei colori dei fiori, persino dei profumi, della forma delle foglie, delle anatre, dell’eleganza dei cigni nel laghetto, delle persone innamorate che passavano abbracciate, dei bambini che correvano gioiosi, degli anziani che giocavano a carte o parlavano tra di loro. All’inizio dell’estate si svolse una gara di aquiloni, anche quella gliela descrisse nei minimi particolari, e Marco ne fu coinvolto e sopraffatto tanto da sentirsi trasportare, come in un sogno, in alto, sospeso nel vento, nel cielo, nei colori. Quei racconti pomeridiani rendevano il suo mondo più bello, animato da tutte le attività del vivere esterno, dimenticando per quello spazio di tempo la sua condizione di immobilità.
Una mattina, l’infermiera di turno non riuscì a svegliare Giovanni, durante la notte, nel sonno, se n’era andato, in punta di piedi, in linea con il suo essere discreto. Marco cadde in una profonda afflizione, l’infermiera pensò di spostare il suo letto vicino alla finestra, per farlo stare vicino alla luce del sole che, ne era sicura, lo avrebbe aiutato a sollevare l’umore. Lentamente e con molto dolore riuscì a spostare il peso su un gomito e tirarsi su, guardò attraverso la finestra, incredulo e stupefatto aldilà di essa non vide altro che un muro bianco. Disse all’infermiera di non capire perché il suo compagno di stanza avesse descritto cose che erano impossibili da vedere, l’infermiera si avvicinò e accarezzandogli una mano rispose che anche se non ci fosse stato il muro, Giovanni non le avrebbe potute ugualmente vedere perché era cieco.

 

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