COMPRENSIONE (8)_Elda Cortinovis

Marco stava seduto da tre ore ai piedi della finestra e dondolava continuamente avanti e indietro. Ogni tanto alzava la testa e fissava un punto nel vuoto, per poi tornare ad oscillare come un’altalena in balia del vento.
Sua madre lo osservava preoccupata, ogni tanto gli si avvicinava e prendendolo per le spalle cercava di bloccarne il movimento ossessivo e di attirare su di sé il suo sguardo. Marco non sembrava riconoscerla, perso e indifferente a ciò che lo circondava.
Non sapendo come affrontare la situazione, la madre chiamò la psicologa che lo aveva in cura per chiedere un po’ d’aiuto, giusto quel che bastava per fermarlo e per farlo “tornare” lì con lei.
Seguendo le istruzioni gli parlò ad alta voce, guardandolo fisso negli occhi gli sollevò amorevolmente il viso, ciondoloni fino all’attimo prima.
Le ombre si allungavano e la luce, dalla finestra, filtrava ormai dorata; erano trascorse parecchie ore e ancora Marco non dava alcun cenno di presenza.
La madre affranta ed esausta prese nuovamente il telefono e con toni accesi pretese di parlare nuovamente con la psicologa. Era un caso urgente, non il lamento di una mamma esagerata.
La psicologa diede altre istruzioni. La madre eseguì di nuovo tutto con precisione. Prese Marco da sotto le ascelle e lo sollevò. Lui sgusciò dalle sue mani per cadere pesantemente a terra ed ancorarsi al pavimento con entrambi i palmi. Non sapeva più cosa fare, non riusciva a sollevarlo e neppure a staccare quelle mani che sembravano appiccicate al suolo come ventose.
Marco iniziò ad urlare, sovrapponendo a suoni gutturali, vocali estesissime. La madre si tappò le orecchie; quel lamento era lancinante, colmo di dolore e disperazione. Non poteva sopportarlo. Si allontanò, timorosa di essere lei la causa di ciò che stava accadendo. Prese il telefono e chiamò il marito. Doveva rientrare immediatamente e affrontare con lei questa situazione insostenibile. Angelo la rassicurò: ci avrebbe provato lui.

Erano anni che con pazienza Angelo seguiva il figlio in questa terribile malattia ed ogni volta, senza lasciarsi scoraggiare, lo riprendeva e lo riportava nel mondo, quello “giusto”. Marco era fragile, la sindrome che si era manifestato a due anni, lo aveva indebolito anche fisicamente.
Angelo non avrebbe mai potuto dimenticare la loro prima vacanza.
La partenza era stata più facile del previsto, ma all’arrivo all’albergo Marco iniziò a dare segni di inquietudine fino a non riuscire più a stare fermo neppure un istante. La sera in camera iniziò ad urlare talmente forte e senza pause, che dovettero rifare le valige e tornare a casa.
Quella fu l’ultima volta che organizzò una vacanza. Fu in quella occasione che capì realmente la gravità della malattia di Marco e decise di aiutarlo se non a guarire completamente, almeno a convivere con essa in modo dignitoso. Per farlo non bastava assisterlo, doveva comprendere anche la realtà in cui lui si rintanava. Per questo più volte si era immaginato che cosa potesse provare Marco, come vedesse ciò che lo circondava, come fosse fatto il suo mondo parallelo.
Lo immaginava avviluppato in una grossa bolla, attraverso la quale tutto ciò che vedeva appariva deformato. All’interno s’immaginava il gelo, visto che ad ogni contatto umano Marco si ritraeva rabbrividendo.
Lo sentiva disperatamente solo, in attesa di qualcuno o qualcosa capace di rompere la sua bolla.

Anche questa volta non si perse d’animo, uscì dall’ufficio deciso a trovare una nuova via di comunicazione con suo figlio.
Entrò a casa e lasciò libero un cucciolo di labrador che iniziò a scodinzolare intorno a Marco, istigandolo a giocare con lui, come solo i cani sanno fare. Marco continuava a dondolare, poi si bloccò per interminabili attimi ed infine allungò le mani e prese al volo il cagnolino saltellante.
La madre strinse forte la mano di Angelo, un brivido le percorse la schiena e un flebile sorriso le comparve sul volto. Angelo la guardò soddisfatto; non potevano cantare vittoria, ma sapevano entrambi di aver aperto una piccola breccia in quella bolla che lo separava da loro.

 

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