CONDIVISIONE (5)_Laura Giardina

Sono il numero 56, accidenti! Hanno già chiamato il mio volo all’imbarco, spero che gli ultimi numeri prima di me si sbrighino in fretta e non si facciano tutti e 5 riempire di crema i cannoli.
Finalmente il mio turno, prendo i dolci di mandorla, al pistacchio e i rosoli al finocchietto selvatico. e come al solito mi dico “Ma quanto costano!?”, e come al solito mi rispondo “Ma quanto sono buoni?!”.
In aeroporto vedi sempre girare i sacchetti di Nonna Rosa, casomai ti dovessi dimenticare di fare tappa al suo punto vendita, ci sono loro a ricordarti di passare di lì. Arrivo al punto di imbarco trafelata, c’è ancora una fila chilometrica, ho abbastanza tempo per infilare i dolci e i rosoli nel trolley.
Mia madre mi diceva sempre di ottimizzare il numero di borse da infilare nei bagagli e di avere il più possibile le mani libere per non rischiare di perdere roba nella fretta degli spostamenti. Lascio fuori, però, un sacchetto di dolci alle mandorle, su questi voli low-cost non ti danno proprio nulla da mangiare. Oltrepasso l’imbarco e, come al solito, non trovo mai spazio per il bagaglio a mano sopra al posto assegnatomi, deve essere un’altra legge incomprensibile del cosmo, come i calzini nella lavatrice che entrano pari e ne escono dispari. Cose che a noi comuni mortali non è dato sapere.
Trovo spazio per il mio trolley quindici file più in là, e finalmente torno al mio posto, mi allaccio la cintura e iniziano le simulazioni delle hostess sulle misure di sicurezza che nessuno, compreso me, si fila. Finalmente il decollo. Ho vicino a me un signore che legge un libro, sbircio sempre le copertine per farmi un po’ un’idea delle persone che mi capitano accanto, ma di questo non conosco né l’autore né il titolo. Accendo il mio Kindle e comincio a leggere anch’io. Dopo qualche minuto vengo richiamata alla realtà dal rumore del mio sacchetto dei dolci, il mio vicino ci affonda una mano e estrae il pacchetto di quelli alle mandorle. Lo apre, lo mette sul mio tavolino e se ne prende uno guardandomi con un sorriso. Rimango immobile, non riesco a capire se è una cosa che sta capitando realmente o se me la sto sognando. Penso a una candid camera, mi guardo intorno cercando una telecamera nascosta, ma no, andavano di moda 30 anni fa! No, deve essere proprio uno… Ma tu guarda che faccia tosta!
Ricambio lo sguardo , incredula e accigliata, poi ritorno tra le righe del mio ebook con fatica. Dopo altri dieci minuti il mio vicino allunga la mano e si prende un altro dolcetto, e dopo ancora un altro. Decido di non associarmi, di non mangiarne neanche uno, voglio proprio vedere se se li mangia tutti lui, anzi voglio anche rendere il suo gesto, isolandolo, più colpevole e amplificato. Con intervallo metodico, il tipo se li mangia tutti, fuorché uno.

Che carino, me ne ha lasciato uno!”, penso con giustificato sarcasmo. Riprendo a leggere, ma le parole che leggo meccanicamente mi si confondono, sono entrata in un flusso di pensieri negativi che mi innervosisce.
Cerco di cambiare lo stato d’animo con altri pensieri, ma il fastidio ritorna con forza, accresciuto dal risentimento. Finalmente inizia la fase di atterraggio, decido di aspettare che tutti scendano, andare controcorrente per tutto quel tratto di corridoio non ha senso. Aspetto.
Il mio compagno di merenda si alza, recupera il suo bagaglio e se ne va.
Finalmente rimango sola sull’aereo, il mio bagaglio è l’unico rimasto. Lo recupero e mi avvio all’uscita. Mi sento chiamare dalla hostess che si trova davanti al vano dove prima c’era il mio trolley. Mi sta chiedendo se quel sacchetto dimenticato è mio. E’ un sacchetto azzurro, il sacchetto di Nonna Rosa, quello mio, sì. Intonso.

 

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