CONDIVISIONE (7)_Barbara Favaro

Mezza bottiglia rimasta non sarebbe bastata: “Chiama qualcuno, Jimmy”, la sua occhiata accompagnò un lungo sorso.
“Già fatto”, si allungò per prendere il Jack, era il suo turno. Stavano ascoltando quel pezzo da ore, da quando si erano rifugiati lì, la festa sotto era per gli altri.
“Keith, tesoro, le ho portate”, la voce arrivava da dietro la porta, squillante. Jimmy ridacchiò, Keith fece un tiro più lungo che poté e poi, con calma, fece uscire il fumo dal naso.
“Grazie, bellezza, ci pensiamo noi”, lo sbuffare deluso della bambolina arrivò fino a quei due, seduti a terra a un metro l’uno dall’altro con le chitarre tra loro. Jimmy fece il suo tiro, mentre lui arrivava gattonando alla porta e la apriva con molta cautela per recuperare le due bottiglie. La puntina si alzò, il carrello la riportò al suo posto d’origine, silenzio. Jimmy recuperò il riff e lo sistemò bene tra le corde della sua Numero Uno, la Gibson Les Paul Standard Sunburst color miele del 1959, ma seppur nella perfezione di stile non suonava la stessa.
“E’ qui che lo nasconde…”, riprese in mano la sua Fender Telecaster, soprannominata Micawber con accordatura in sol, lo stesso passaggio per tutta la notte, ogni volta che quello sfuggiva lo riprendevano dall’inizio, “Stiamo qui finché il solco si squaglia, amico”, e il sorriso a metà bocca permise l’equilibrio della Marlboro, “Muddy quella notte me lo fece vedere…”, Keith ripercorse la battuta, assieme alla registrazione, e lì su quello slide provò di nuovo.
Jimmy appoggiato con la schiena al divano buttò indietro la testa sul cuscino, lì dentro in quel secondo da niente c’era il trick: “Rimettilo per favore”.
Mannish boy, come se fosse la prima volta. Quella cosa lo faceva impazzire da anni. Muddy Waters, se lo vedeva ancora lì davanti, il viso di marmo e un accenno di sorriso, tanto per farti capire che te la sta facendo sotto gli occhi, di nuovo.
“Keith, forse è questo che ti lega al vecchio Mud, no? Forse è lì che vi tenete stretti”, la voce di Jimmy sapeva fare bene se presa in dosi giuste, per questo parlava poco, solo che glielo voleva dire da ore, e gliel’aveva detto finalmente.
“Fuck! Qui c’è il diavolo sotto!”, sbottò esasperato.
“Dicono di te che gli sei parente”, sputò tra una risata e un colpo di tosse Jimmy.
Anche Keith rise, scivolò giù, ne approfittò per stendersi e chiudere gli occhi: “Tu ci hai parlato eh?”
Nel silenzio la pioggia scrosciante e la tempesta di lampi li illuminò, insieme per la prima volta nella stessa stanza.
“E’ lui che mi parlava… finché non ci siamo capiti”, sornione in una rapida scala in minore.
“Già… “, Keith ridacchiò, “niente paragonato alla voce del vecchio Muddy, credimi!”.
Risero insieme, un tuono spaccò il cielo sopra l’hotel.
“Figli di puttana, senza di me non avreste neanche cominciato!”
Quella voce, roca, profonda, risuonò amplificata dal Marshall nell’angolo. Spento. Keith e Jimmy si tirarono su, improvvisamente sobri.
“Ehi Muddy”, il sussurro di Keith fece cadere la Marlboro sul tappeto damascato, Jimmy fissava ipnotizzato l’amplificatore zitto. Il carrello partì, la puntina toccò il disco, Mannish boy suonò. Nessuno si mosse. Arrivato al solco incriminato la puntina rallentò. Il 45 giri rallentò. Il tempo rallentò.
Jimmy e Keith ripercorsero con il polso quello slittamento veloce e preciso. Il mistero si slegò mostrandosi. Il disco si fermò, lì a metà. Le 16 dita suonarono daccapo, per non farselo più scappare. Mud rise, ma il tuono lo coprì, poi la tempesta si placò.

 

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4 pensieri su “CONDIVISIONE (7)_Barbara Favaro

    • Ho voluto correre il rischio, Mara. Mi rendo conto che l’accessibilità a questa storia sia alquanto limitata, ma ho sempre scelto di scrivere “come” penso sia meglio fare per onorare la mia storia piuttosto che scrivere in modo da poter essere letta da un vasto pubblico. Non dò per scontato nulla, chiunque si avvicini per donarmi il proprio tempo leggendo quello che scrivo ha diritto ad avere da me il massimo. Posso tranquillamente dire che, in questo modo, rendo onore all’impegno che mi sono presa. A scapito, probabilmente, di una “leggera” divulgazione dei miei scritti.
      Grazie per avermi donato il tuo tempo e aver apprezzato il mio lavoro ❤

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