CONDIVISIONE (8)_ Giovanni Zambiasi

La camera dell’Agriturismo era molto bella, arredata con mobili di famiglia, offriva l’occasione di assaporare un’accoglienza che andava al di là degli ospiti. Fuori nevicava forte e la macchina nel parcheggio non si vedeva quasi più, sommersa da almeno 40 cm di neve. Malgrado il suo fosse un fuoristrada era riuscito a stento a proseguire fino a raggiungere quel posto, seguendo i cartelli segnaletici nella tormenta inaspettata, deciso ad attendere il mattino con la speranza che i mezzi spazzaneve avrebbero pulito la strada.

A casa era tutto tranquillo, sapevano che era al sicuro e comunque non c’era niente di urgente di cui occuparsi. Le voci delle ragazze lo distolsero dalla finestra, erano nel bagno e sarebbero uscite a breve. Gentili, avevano insistito nell’offrire il terzo letto della loro camera a lui, ultimo arrivato nell’Agriturismo ormai al completo, avrebbe dormito volentieri su una sedia pur di non guidare quella notte, ma Stefania e Carolina l’avevano convinto, e dopo un giro di grappe si erano rintanati nella camera calda e accogliente.

Bagno libero, toccava a lui: doccia calda, dentifricio ed esce. La piccola luce notturna sul comodino illumina le due compagne di camera, sono belle. Il piccolo letto lo aspetta in un angolo, tra il muro e l’armadio, probabilmente era il letto di un bimbo, ma non importa e, raggomitolandosi, dà loro l’ok per spegnere la luce.

Stefania ride: “Ma non sei un po’ scomodo in quella culla?”.

“Vieni qui con noi, il nostro letto è grande”, Carolina si sposta di lato a conferma che lo stanno aspettando.

Il sogno proibito di Giorgio arriva al cervello come un petardo con la miccia difettosa che scoppia in mano, il tempo si ferma e lui incastrato tra la voglia di saltare in quel letto e il dubbio di aver frainteso non riesce a muovere un muscolo. Ci pensa Stefania, capelli rossi e crespi e un corpo abbondante, ma non troppo, sposta le coperte e scende dal letto, il pigiama è una t-shirt lunghissima che le arriva alle ginocchia:

“Dai, vieni non fare il timido”, lo prende per la mano e lo trascina fuori dal suo rifugio. L’angolo in ombra in cui era rintanato si allontana in modo proporzionale all’aumentare dei battiti del suo cuore, Stefania lo invita a entrare nel letto, in mezzo, accanto a Carolina, bionda e provocante. La luce non si spegne e lui socchiudendo gli occhi usa l’olfatto per inebriarsi dei profumi diversi e intensi delle due ragazze. Il petardo ormai era scoppiato e l’idea di fare sesso in tre occupava ogni singolo neurone del suo cervello.

Il calore del corpo di Stefania si mescolava al movimento della gamba di Carolina: “Ma voi volete dormire?”.

La frase stupidissima gli esce dalla bocca senza che se ne accorga e la risposta esplode dolcissima: sta baciando Stefania che, come impazzita, lo abbraccia togliendosi la t-shirt e facendo volare le mutandine, lui fa lo stesso eccitato come non mai dalle mani di Carolina che già nuda li sta accarezzando entrambi. Profumi si mescolano a sapori aspri e dolci, sospiri che diventano lamenti di piacere. Non esiste più alcun ruolo, solo la libertà di provare sensazioni fortissime. Stefania… Carolina… Giorgio… ricominciare scambiandosi gli occhi, la bocca, la pelle, piacere altissimo, insieme, eccitati come mai avevano sperato, con la certezza di non essere in un sogno. La luce del giorno, amplificata dalla neve bianchissima, li sveglia annullando quella della lampadina rimasta accesa; Carolina è ancora avvinghiata a lui, Stefania lo bacia sulla guancia guardandolo con gli occhi verdi chiarissimi. Avevano condiviso la stanza, i loro corpi, la notte. Carolina, accarezzando l’orecchio di Giorgio con le labbra, sussurra:

“E’ presto, la colazione termina alle 11”.

Avrebbero condiviso anche il mattino.

 

 

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