LEGGEREZZA (2)_Giorgio Matteotti

Era una scintillante mattinata di giugno. Nell’aria vagavano profumi soavi e canti di merli provenivano dal parco. Pareva di vivere come in un incantamento generale.
Tutti sembravano felici e, forse, lo erano per davvero. Oltre ai profumi e ai canti dei merli, la natura tutta dava l’impressione di vivere una giornata straordinaria nella quale anche i cattivi parevano buoni e i buoni facevano di tutto per sembrare ottime persone. Io stesso, che di norma vedo sempre il bicchiere mezzo vuoto, quel mattino lo vedevo mezzo pieno ed ero arrivato al punto di fischiettare durante la doccia.
Guardavo mia sorella e la vedevo più bella del solito mentre faceva colazione e discuteva con nostra madre.
Era luminosa e sorridente, come se vedesse la vita dal lato positivo, cosa strana in lei che di norma era considerata da tutti una musona che non parlava mai con nessuno, salvo che con la gatta, una magnifica soriana cui aveva imposto, chissà perché, il nome di Beatrice.
Mia madre, che di norma stava sempre coi piedi per terra ed era disposta a fare carte false pur di essere giudicata una persona seria, quel mattino era diversa.
La vedevo piena di voglia di discutere su tanti argomenti con mia sorella, ma anche con me che da poco avevo preso il posto di mio padre, stroncato da un infarto a cinquantadue anni.
Dopo la dolorosa dipartita, il clima in famiglia si era pian piano assestato. In certo qual modo si stava meglio di prima, quando mio padre svolgeva le sue funzioni di padrone di casa. Noi figli ci eravamo resi conto della nuova situazione e delle nuove responsabilità da cui ci sentivamo investiti, ora che era venuto a mancare il fattivo appoggio di quel despota di nostro padre.
Il rapporto con nostra madre pareva, per così dire, migliorato e i nostri discorsi si stemperavano in un clima di pace, di serenità e di parità veramente invidiabile.
“Che bella giornata!”, stava dicendo mia madre, senza rivolgersi a nessuno in particolare, e noi approvavamo in religioso silenzio.
A un tratto mia sorella Margherita disse, rivolta a me:
“Data la bella giornata, Luigi, potremmo andare all’Altare della Patria.”
“A che fare?”, chiesi io.
“Come a che fare?”, ribatté lei, “Oggi è il decennale della proclamazione della Repubblica. Ci sarà anche il Presidente Gronchi.”
“Non mi interessa”, feci io, “chissà quanta gente! Lo sai che non sopporto la folla.”
“E allora, ci andrò con la Mirella!”, ribatté lei.
A questo punto, intervenne mia madre:
“No! Con Mirella è meglio che tu non ci vada, Lo sai che è una ragazza leggera. Non mi piace, non mi piace per niente.”
Si era rabbuiata in volto la mamma e il clima era divenuto pesante. Improvvisamente la bella giornata era divenuta orribile e anche il clima fra di noi si era d’un tratto guastato.
Provai a porvi rimedio deviando il discorso usando parole dolci, ma non riuscii nel mio intento. Ormai la frittata era fatta, persino i merli non cantavano più sulla robinia del parco, il vento era cambiato e i profumi nell’aria avevano ceduto il posto a maleolenti effluvi provenienti da un vicino distributore di benzina.

 

cc Circolo Scrittori Instabili di Circolo Scrittori Instabili è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...