LEGGEREZZA (5)_Elda Cortinovis

La donna stava immobile, tutta d’argento, lo sguardo fisso nel vuoto in cerca di un preciso equilibrio.
Ogni giorno Dolores dedicava alla sua preparazione quasi due ore. Ogni giorno Dolores, dal corpo alto snello e dai lineamenti sottili, ripeteva con garbo la sua vestizione. Le grandi ali argentate erano il risultato di un duro lavoro, di oltre due mesi. Per prima cosa aveva scelto, con cura estrema, l’immagine per rappresentare in modo perfetto l’angelo che era in lei. Scorrendo testi d’arte, a lei così familiari, era stata abbagliata da un meraviglioso angioletto di un artista di fine ‘400. Ali preziose che rendevano esattamente l’essenza di ciò che lei avrebbe interpretato.

Il blocco di polistirolo, acquistato all’angolo tra l’Aribau e la Madrazo, aveva già dentro di sé le sue ali, bisognava solo scavare e lavorare quello straordinario materiale, con le raspe giuste, levigando ogni sua parte, con la lucida visione del risultato voluto.
Ogni incavo che si formava era un piccolo gesto d’amore, togliere il superfluo donava vita a quelle ali; un lavoro superbo, in cui ogni piega trovava la giusta dimensione fino allo splendore della forma.
Argento come specchio aveva fin dall’inizio immaginato:
“Sulle ali si rifletta il cielo, il sole, le luci del tramonto”.

L’abito era una lunga tunica trovata, quasi per caso, dopo un girovagare affannoso; era in fibra sintetica e luccicava ad ogni passo. Dolores la indossava solo dopo aver dipinto con cura braccia, mani, viso, capelli e denti: uno ad uno con una pasta argentea densa che si attaccava con prepotenza ad ogni cosa. Ai piedi un paio di ballerine, affatto nuove.

Quanti turisti, su e giù per questa strada, attorniati da luci, colori, profumi di tapas, cinguettii di uccelli in gabbia e pappagalli fuggiti dallo zoo della Ciutatdella.
Questa via frenetica e vitale che dall’alto della città scorre, come un tapis roulant che trasporta tutti e tutto, arriva fino al mare, avanti e indietro, quasi senza meta.
Il chiasso della gente, le auto a destra e sinistra che sfilano costantemente, i clowns, i trampolieri, i bari che estorcono qualche soldo per imbrogli di carte ormai noti, ma che incantano ancora qualcuno.
Sapeva di non essere poi così unica e originale nella sua arte da strada, ma là, sulla Rambla, imperturbabile al caldo e al freddo, Dolores raggiungeva il suo posto, scelto non per caso.
Ogni volta cercava qualcosa capace di rapire la sua attenzione e che le permettesse di concentrarsi. Ora era là, davanti ai suoi occhi, in uno scatto pubblicitario una mano esile e bianca che si poggiava con delicatezza ed eleganza sulla spalla di un uomo in giacca nera.
Le si mise di fronte, sedotta da essa, all’altezza dell’Husa Orient Hotel, di fianco a lei un botteghino di animali in vendita che creava attorno a sé un colorato schiamazzo.
Dolores arrivava sempre verso le 17, in bicicletta, carica di tutto l’occorrente, con quella destrezza che solo la pratica quotidiana sa dare. Scaricava le ali delicatamente, con il riguardo dovuto a qualcosa che si è creato e a cui si era data vita; srotolava, quindi, con attenzione la tunica in cui erano ben custodite le ballerine, apriva una scatola di trucchi dotata di specchio e si concedeva il giusto tempo.
Avrebbe affrontato le ore a seguire con la calma e la consapevolezza necessaria affinché il sacrificio non fosse vano.
Una volta pronta si alzava dritta in piedi e si metteva in posa, a braccia conserte, e cercava rapidamente cogli occhi il particolare dapprima scelto, per fissarsi ad esso e rimanere così immobile, in equilibrio sulle mezze punte quasi sospesa nell’aria per minuti, ore… nel tempo.

I passanti che sfrecciano e non si fermano. I bambini, però sì, sono sempre loro che si trattengono per osservare con grande curiosità, e forse con un po’ di timore, queste sculture umane. Le scrutano con sospetto, nel dubbio che siano davvero statue o che possano animarsi improvvisamente giocando loro brutti scherzi. Chiedono ai genitori un soldo da lasciare, sperando di vedere chissà quale prodigio.
Sono loro la vera salvezza per questi artisti, a cui di tanto in tanto viene permesso di sgranchirsi qualche muscolo, rompendo il silenzio e l’immobilità delle loro pose.
Un soldino, solo un cent, per allargare le braccia con moto sinuoso partendo dalle scapole, e offrire un lieve, silenzioso battito d’ali. Poi chinare il viso e lasciar scivolare un sorriso angelico, ogni volta cercando di fare meglio.
“In fondo è solo questione di esercitarsi”, a questo pensava Dolores con lo sguardo fisso e il controllo di ogni parte del corpo, persino del respiro che era lungo e profondo, impercettibile.

Chissà se qualcuno noterà la sublime leggerezza di quell’angelo.

 

 

cc Circolo Scrittori Instabili di Circolo Scrittori Instabili è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...