LEGGEREZZA (6)_Laura Giardina

“Ti posso parlare mamma? Solo per due minuti”.
Valentina voltava le spalle intenta a tagliare le carote per lo stufato, a quelle parole si bloccò, rimase immobile per un secondo e respirò profondamente prima di voltarsi. Sapeva in cuor suo che non sarebbero bastati due minuti, ma che invece sarebbe stata risucchiata per ore in un vortice di discorsi immaginari, che solo una mente confusa sa produrre.
Da quando era tornato a vivere con lei, non poteva far finta di non vedere la sua fragilità e il suo mal di vivere. Era fermo lì, impantanato nello scarto e nella tensione, fra ciò che è, ciò che vorrebbe, potrebbe, dovrebbe essere, fra la realtà e la possibilità, identificato nel fare i conti con i propri limiti e con l’imperfezione che contraddistingue ogni essere umano.
Matteo è un anno che non beve e non fuma, ha deciso di mettere ordine nella sua vita e la madre per lui rappresenta questo: poter rimanere sui binari. Per fortuna in quel periodo i suoi sbalzi d’umore erano stati abbastanza sopportabili per lei, ma le rendevano lo stesso la vita più difficile di quanto avrebbe dovuto essere. Rinegoziare ogni volta posizioni già stabilite e concordate la estenuava. Questa condizione era un viaggio a due, inscindibile, Valentina si ritrovava suo malgrado sulle montagne russe;
 a fasi alterne, insieme a lui precipitava verso il basso, nel buio profondo, e poi sempre con lui verso l’alto, dove ogni volta si illudeva che quell’attimo, quello stato di apparente serenità, potesse rimanere incorniciato in un fotogramma immutabile.
“Lo sai mamma, che in dieci milioni di anni luce ci sono altre duecento milioni di galassie e che quindi la nostra galassia è paragonabile a un puntino? E quindi qualsiasi problema noi ci facciamo all’interno di questi 200 miliardi di stelle, del tipo che scoppi la terza guerra mondiale, Israele che bombarda Gaza, i problemi fra mamma e figlio, noi siamo solo una specie fra 8 milioni di specie e tutto quello che ci succede, se paragonato al Tutto, non ha senso? Quindi cambiando punto di vista…”.
Valentina si era seduta e si era già staccata emotivamente dal discorso, ormai per istinto di sopravvivenza, per non soccombere e per non arrivare allo scontro, aveva imparato che dandogli un altro bersaglio su cui volgere l’attenzione riusciva a interrompere il flusso straripante di questi pensieri logico-lineari.
Si alzò, si tolse il grembiule e sorridendo gli disse:
“Mi accompagni giù al porto? Ho voglia di vedere il mare, potremo continuare lì la nostra conversazione”.
Scesero le scale, lei e il suo bambino alto quasi due metri, arrivarono al lungomare, si sedettero sugli scogli vicino al faro e rimasero in silenzio. Il mare nel suo moto infinito già riportava le cose a posto. Tutto assumeva un valore diverso, attorno non c’era più nulla. I pensieri possono portarci in mondi distanti e farci allontanare da tutto, ma una cosa resta la stessa: il legame perpetuo dell’essere madre ai tuoi figli. Vorresti salvarli, ma in realtà sono solo loro stessi a potersi salvare. Valentina sentì il sole sul viso, inspirò quell’attimo, un attimo in più, un pezzettino rosicchiato da incollare sul tabellone dei momenti felici.

 

Reading di “PANDORA, le Storie del Vaso” – Chiostro di San Francesco (Gargnano – BS) – legge Francesca Garioni

 

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Un pensiero su “LEGGEREZZA (6)_Laura Giardina

  1. mi piace molto, è femminile, elegante, materno ma anche solido. Si parla spesso del “malato” ma mai di colui che lo vive, che lo “subisce”, seppur amorevolmente. Brava veramente bello. Grazie

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