MALINCONIA (2)_ROSSANA MAZZA

La forza di gravità mi fa atterrare con un tonfo sul sedile della mia utilitaria. Maledico il mio corpo stanco. Guardo il borsone di mio figlio rigonfio, una manica candida e spiegazzata penzola nel vuoto… accidenti sono caduti tutti i fogli!
Il tappetino si è trasformato in un archivio provvisorio per carte, ricette, bolli pagati e chi più ne ha più ne metta.
E lì? Che cos’è?
Sotto a tutto spunta una preistorica cassetta VHS.
Riconosco la calligrafia di mia mamma: “Ricordi di un’estate.”
Ma quando l’ha nascosta qui?
Metto la marcia e parto.
Che cavolo di traffico c’è… e sono già le 7!
Ma cosa fai? Non mi hai visto arrivare? Il solito pirla con il cappello…
devo ricordarmi di pagare l’assicurazione…
Ho dimenticato di passare da Lidia!
Devo trovare una soluzione con Andrea, non si riesce proprio a parlare… ma quando crescono ‘sti figli? Con il suo disordine ci vuole un esercito di colf…
Lasciare la città è un sollievo, la strada scorre veloce…
Amo questo silenzio… Le spalle si allentano finalmente…
Una leggera nebbia riveste la campagna, la luce si attenua e all’orizzonte la notte incalza, mi piace quest’atmosfera… mi sento tutt’uno con l’universo… in pace…
Mi manca il respiro, cosa mi sta succedendo? Non riesco a deglutire…
Mi bruciano gli occhi… ma perché sto piangendo?
Perché? Non c’è un perché, ma è come se arrivassero a me le storie del mondo, la sofferenza per un amico che non c’è più, per una storia finita, per un bimbo mai nato. L’impotenza davanti a un bosco distrutto, all’abbandono di un cucciolo.
È la mia anima che piange…
Strofino gli occhi con il dorso della mano. Tiro su col naso… è passato.
Accendo la radio, il volume al massimo copre i pensieri, canticchio la canzone trasmessa.
Sono a casa.
Inserisco la cassetta, le immagini sbiadite mi riportano alla mia infanzia, ricordo quelle vacanze. In primo piano appare una bimba. Mi fissa seria attraverso l’obbiettivo.
Quell’espressione… ma allora da sempre fa parte di me… inutile negarlo.
Sono sempre io solo più grande, più matura, ma sempre io.
E forse sentire in questo modo è un dono, il mio dono al mondo.

 

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