MALINCONIA (5)_GIORGIO MATTEOTTI

“Sai cosa pensavo, Maria? Lunedì prossimo è il nostro cinquantesimo anniversario di matrimonio. Cinquant’anni! Ma come hanno fatto a passare così in fretta?”, stava dicendo Gustavo alla moglie, che lo ascoltava un po’ attonita e un po’ incuriosita, “E’ settembre e la stagione è ancora bella. Mi è venuto in mente di passare qualche giorno sul lago di Garda, in quell’alberghetto dove siamo stati in viaggio di nozze. Come si chiamava? Ah, sì, Al Glicine d’Oro! Era proprio sulla riva del lago, a Salò. Chissà se ci sarà ancora! Ti piacerebbe tornarci, cara?“.
“Sì, sentimentalone mio”, rispose la moglie, “sono d’accordo con te. Partiamo domani, alla ventura”.
Maria e Gustavo erano due vecchi coniugi ormai in pensione, senza figli, che si volevano ancora bene e che passavano una vita tranquilla, senza scosse e senza sghiribizzi, d’amore e d’accordo, a Milano in una villetta di periferia.
Dopo una notte quasi insonne, i due, un po’ eccitati dalla novità da loro stessi creata, correvano sulla loro vecchia auto verso quell’improvvisata vacanza, lieti e spensierati come due ragazzini.
Giunti a Salò, dopo una rapida ricerca, ritrovarono l’albergo di un tempo. I gestori erano i figli dei proprietari di allora e, udite udite, si ricordavano di loro. Li accolsero come si conveniva, andando con i ricordi a quando erano bambini.
Dopo un lauto pranzo di pesce di lago, si riposarono nella cameretta dove avevano trascorso le ore liete del viaggio di nozze e poi rivisitarono la cittadina trovandola molto cambiata, ma piuttosto viva e piena di tracce storiche.
A settembre le giornate sono già in declino e la sera incombe abbastanza presto.
I nostri due si ritrovarono all’improvviso, dopo una giornata di sole ancora caldo, a passeggiare in silenzio, in una serata piena di malinconia. Il lago si mostrava squallido e grigio nella luce deprimente in un inizio di luna calante. Luna orba dei tratti somatici che noi umani soliamo attribuirle, occhi, naso e bocca, improvvisamente ricaduti in butterati crateri cosmici e in cosiddetti mari che veri mari non sono, ma soltanto pianure desolate.
Si sedettero su una panchina a osservare costernati le piccole onde senza senso che si rincorrevano sulla spiaggetta ghiaiosa del golfo, immersi ognuno nel proprio silenzio.

 

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