SAPERE (8) _ GIORGIO MATTEOTTI

Mio nonno! Era un’anima semplice, ma saggia, e ogni tanto diceva delle cose che a me, bambino, parevano venire da un altro mondo e forse questo era vero.
Avrò avuto sì e no otto anni e lui probabilmente un’ottantina, la mia età moltiplicata per dieci. Lo ascoltavo come se fosse un oracolo e capivo ben poco di quello che mi andava dicendo, ma le sue parole avevano un significato recondito che mi entrava direttamente nel cervello senza passare per le orecchie. Il senso delle frasi mi si stampava nella lavagna della memoria come lo scalpello penetra nel marmo bianco di Carrara, dando forma calibrata ai concetti dello scultore. E uno scultore dell’anima umana doveva essere per davvero mio nonno, se ciò che mi raccontava mi ha segnato la vita ed è ancora lì, inciso nella mente alla mia veneranda età, dopo essere stato la guida della mia vita.
“Vedi, Giovannino, – mi diceva nonno Cesare – non si tratta di cose di poco conto. Lo capirai col tempo. I grandi filosofi sapevano quello che affermavano. Lo sai cosa diceva Seneca? Diceva che è più facile che vadan d’accordo i filosofi, che gli orologi. Da cui si deduce che la filosofia, se vuoi bene interpretarne il concetto, non è che l’amore per il sapere. E pensa che Platone affermava che nulla c’è di più grande, nelle cose umane, che la filosofia.”
Ero frastornato. Seneca, Platone, chi erano? Non capivo più niente. Però nella mia mente era rimasta stampata la frase “LA FILOSOFIA E’ L’AMORE PER IL SAPERE” e questa è stata la massima che mi ha guidato nella vita.
Ho studiato, ho studiato tanto e un po’ alla volta ho capito tante cose, come diceva mio nonno Cesare nei suoi discorsi che, volendo guardare bene, non erano altro che dialoghi a senso unico. Spesso mi sembra di rivivere quella scena: mio nonno nella sua poltrona con gli occhiali sul naso che mi guardava con una espressione quasi canzonatoria nello sguardo, burbero benefico che, adesso lo capisco, mi voleva un bene dell’anima e mi trattava da grande anche se ero soltanto un bambino di otto anni.
Grazie nonno, grazie di tutto quello che hai fatto per me. Non potevo farlo allora, ma lo faccio adesso che sono vecchio anch’io e un po’ filosofo. Finalmente alla pari, posso dirti quello che allora non ero in grado di comunicarti.
Così due vecchi, anche se non contemporanei, possono parlarsi e i nostri dialoghi non sono più a senso unico.
Il semaforo è ormai verde da entrambe le parti, ma non c’è pericolo di scontro frontale, perché tu sei uno spirito puro e mi parli dall’Alto dei Cieli.
Comunque è come se tu fossi ancora qui davanti a me e posso permettermi di darti un bacio affettuoso.
Tuo nipote Giovanni.

 

 

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