SAPERE (9) _ GIOVANNI ZAMBIASI

Osservava il bambino da giorni e, piano piano, cominciava a capire. Erano molti anni che si occupava di problemi connessi all’età evolutiva, ma mai aveva visto qualcosa di simile.
Il ragazzino era concentratissimo, stava disegnando quello che vedeva. Il panorama sul lago sotto di loro rifletteva di luce blu le montagne sull’altra sponda, creando un effetto spettacolare, in contrasto con il verde dei prati che scendevano fino alla riva.
Nei giorni precedenti aveva osservato Andrea senza capire il perché della sua ostinazione a non voler apprendere come tutti i suoi coetanei, il suo rifiuto della scuola e dell’insegnante.
Eppure la maestra, giovane e simpatica, era anche gentile e preparata, come in pochi altri casi aveva trovato. Ma Andrea non ne voleva sapere di stare in quella classe dove si parlava di storia e matematica, italiano e geografia.
A lui piaceva osservare il mondo e imparare dalla realtà che lo circondava e in cui era immerso.
Preferiva riprodurre oggetti con una manualità fantastica, trasferiva in colori e tratteggi le immagini che i suoi occhi percepivano.
Una memoria vivissima gli rendeva facile ricordare in modo perfetto parole e avvenimenti letti o vissuti anche per pochi secondi.
La cosa più strabiliante, però, era la sua capacità di conoscere fatti avvenuti in passato legati a luoghi e persone. Era capace di organizzare le informazioni che percepiva e assemblandole con le emozioni, riusciva a comprendere quello che era successo attraverso un’analisi dei dati che gli venivano offerti, cosa incredibile per la sua età.
In pratica il problema di Andrea non sembrava essere un problema, ma piuttosto un nuovo modo di organizzare e accrescere l’esperienza.
Nel gioco con i suoi amichetti era a suo agio, felice di interagire, desideroso di vincere, generoso nei giochi di squadra, e per la prima volta nella sua lunga carriera di psicologo appariva all’orizzonte del suo cervello il dubbio.
Regole, consuetudini, modalità standardizzate e modi di vivere imposti, quei riferimenti per decidere la normalità e classificare anomalie erano elementi relativi, con un piccolo spostamento del punto di vista tutto sembrava meno immutabile.
Andare a scuola per imparare, poi vivere e sperimentare sulla base di dati forzosamente memorizzati, costruire la propria personalità su fondamenta di informazioni provenienti da una società e un sapere manipolato da altri, da troppi, questa è la triste imposizione a cui tutti i bambini del mondo occidentale devono piegarsi.
E l’accesso al sapere universale che permea la vita, accessibile solo con la spontanea e serena consapevolezza che esso esiste, consapevolezza che solo un bambino possiede, che valenza aveva nella società moderna?
Scoprire se stessi immersi nell’ambiente che ci circonda, per attingere dall’enciclopedia scolastica quello che ci serve, non era forse auspicabile anziché essere sommersi dall’enciclopedia prima di scoprire noi stessi?
Il dubbio si stava trasformando nella sgradevole sensazione di essere stato derubato di una grande risorsa, chissà se il percorso della sua vita umana e professionale sarebbe stato lo stesso.
Disagio, disturbi dello sviluppo e del comportamento, diversità, patologie dinamiche e fobie, tutto il suo sapere e le conoscenze che aveva accumulato in una vita mulinavano in un cervello che scopriva improvvisamente di essere sprovvisto di chiavi di lettura adatte per renderle veramente sue, per riuscire a capire chi è il terapeuta e dove si trova la linea che separa l’anomalia dalla normalità.
Seduto vicino ad Andrea osservava anche lui il lago e le barche che con le vele coloratissime si muovevano seguendo traiettorie scritte dal vento. Non aveva mai notato il silenzio delle vele dando per scontato il rumore dei motori che creano movimento.
Non ricordava quanti anni, o solo istanti, erano passati, ma il foglio e la matita erano lì accanto lui… chissà se faceva ancora in tempo a ritrovare quel bambino che non aveva mai potuto essere.

 

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2 pensieri su “SAPERE (9) _ GIOVANNI ZAMBIASI

  1. L’ha ribloggato su PEARL Galaxye ha commentato:
    E’ l’obbligo scolastico la giusta strada per la vera formazione? Basta obbligare per formare? Cinquant’anni fa i fatti sembravano a favore di un si, oggi, però, la cose sembrano assai diverse, perchè? E’ il sistema che non regge più? E’ l’obbligo ad essere sbagliato? Qual è la vera formazione? Come si ottiene formazione? Queste ed altre le domande che sarebbe opportuno fare e farsi, perchè le cose non possono continuare così come stanno andando.

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