CONQUISTA (1) _ Elda Cortinovis

Mi sembrava di impazzire sotto coperta, gli uni attaccati agli altri, sudati fradici, con le catene ai piedi e le mani strette sul remo.
Da giorni ci impartivano ordini e il ritmo della remata non cessava mai. Poche ore per dormire, qualche minuto per una brodaglia e nessun attimo per pisciare.
Ci trattavano come bestie, per i nostri aguzzini eravamo una babele di scarti umani.
Non passava ora che non ci ricordassero che eravamo avanzi di galera ed eravamo fortunati ad essere lì su quelle navi dirette chissà dove.
Quando qualcuno della fila moriva lo gettavano in mare e ne prendevano un altro che si erano portati come scorta.
Mancava l’aria e quando il mare si faceva grosso ci veniva da vomitare.
Nessuna pietà; era chiaro che a quelli sul ponte non importava chi fossimo e come stessimo, importava solo che remassimo senza fermarci, per raggiungere al più presto la loro meta.
Quattro ore di turno senza mai toglierci le catene, senza vedere la luce, senza respirare aria fresca, con un caldo disumano… c’era davvero da impazzire.
Non tutti i condannati ai lavori forzati avevano commesso qualcosa di così grave da meritarsi tale pena. Alcuni si erano trovati lì per aver rubato qualcosa da mangiare, altri erano prigionieri di guerra oppure disertori, debitori, contrabbandieri. Forse anche assassini, ma che diritto avevano loro di farci morire in questo modo?
Dietro di me sedeva un uomo sui quarant’anni, o forse ne aveva venti e la prigione lo aveva invecchiato per bene, ogni mezz’ora sputava sangue infettandoci tutti.
Non potevamo farci niente, solo subire.
Tra un comando e l’altro del capo voga, diedi un colpo a quello davanti e gli chiesi se sapesse dove era diretta quella lurida galea. Lui non si voltò neppure e biascicò:
– India.
– Dannazione! – pensai – Ma quanti giorni può durare questa infernale navigazione? Qui a crepare, all’oscuro di tutto.
Avrei voluto ribellarmi, io che ero capitato lì per uno sbaglio. Avevo sottratto un’arma per scommessa e quell’arma apparteneva niente meno che al Podestà della città in cui mi trovavo.
Non appena mi scoprirono fecero di tutto per incolparmi di furti mai commessi, cercavano un capro espiatorio, e io ingenuamente glielo avevo servito su un piatto d’argento.
In quelle ore, però, avevo solo in mente la fuga. Dovevo resistere fino a quando avremmo toccato terra. Solo allora mi sarei dato per morto, non prima, altrimenti mi sarei trovato in mare come pasto per i pescecani.
Non potevo mollare, anche se le mani avevano più ferite e calli che pelle integra e la stanchezza mi distruggeva. Tossivo, sputavo, ma stringevo i denti e non cedevo. Dei giorni la fame era così terribile da non capir più nulla, non sapevi dov’eri e facevi andare i muscoli per inerzia.
Una mattina sentii dal ponte delle grida e tutti che correvano come forsennati avanti e indietro. Il frastuono giù nella stiva era pazzesco. Non capivamo se tutto quel correre e quell’urlare fossero un bel segno. Aprirono il grande boccaporto sopra di noi e ci gridarono di remare ancora più forte perché la terra era vicina e saremmo presto arrivati.
In quel momento non c’era turno che fosse rispettato, tutti a remare a testa bassa. Se non lo facevi sopraggiungeva l’aguzzino ad infierire su di te a frustate.
Gridavano terra come se avessero visto un miraggio ed esultavano, ma a me non fregava niente delle loro conquiste, a me interessava soltanto conquistare la mia libertà.

 

ccCircolo Scrittori Instabili di Circolo Scrittori Instabili è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...