CONQUISTA (4) _ Rossana Mazza

Un grande quadrato di tessuto morbido e trapuntato copre il tappeto. Piccoli fiori color pastello spiccano sullo sfondo candido, quasi un prato.
Emma, sdraiata nel mezzo, lancia gridolini alle mie smorfie buffe: storco il naso, infilo i pollici nelle orecchie e agito le mani. Copro gli occhi, è buio. Tolgo le mani è luce. E’ Emma.
Gli occhi curiosi fissano il soffitto. Dal lampadario pendono tante gocce di cristallo e giochi di luce si intrecciano con i raggi del sole. Incantata, per un attimo ferma il suo muoversi, la sua ricerca sensoriale.
“Chissà cosa pensa?”
Un istante ed è già alla ricerca di nuovi giochi, nuove scoperte. Si inarca, alza le gambe, cerca nuove prospettive ed ecco spuntare due pupazzetti che le sorridono, li prende con le mani tira… ops!
Le mini-calze colorate, regalo della nonna lasciano il posto a due piccoli piedi rosei e paffuti. Li tocca, muove le dita sembra ascoltare lo sfioramento poi li afferra e tira con forza verso di sé, quasi fosse di gomma si piega a metà.
All’improvviso arriva Artù, anche lui è incuriosito da quel piccolo essere. Grosso il doppio di lei, so bene quanto può essere pesante una sua zampa sul piede. Figuriamoci su Emma!
Con il fiato sospeso osservo, ma come sempre fanno gli animali, mi stupisce: si accuccia poco prima di lei, e strisciando piano piano si avvicina. La annusa, la lecca, strappandole una risatina e poco dopo è sdraiato, vicinissimo, fermo immobile. Entrambi sembrano godere del calore l’uno dell’altro.
La mano di Emma accarezza il soffice pelo, lo tira, lo strappa, ma lui niente. Sembra capire.
Corro a prendere la macchina fotografica, devo salvare questo momento. Due minuti soltanto, dalla camera non la sento più, nessun gorgheggio, nessun sospiro, nessun lamento. Con il fiato corto raggiungo la sala, la macchina al collo, mai avrei pensato di assistere alla scena che mi si presenta davanti. Resto immobile sulla porta, la bocca aperta, il cuore che batte a mille. Non oso dire o fare niente.
Emma, stringendo forte il pelo di Artù con le mani, si è alzata in piedi, e come un funambolo, si piega un po’ a destra, un po’ a sinistra, traballa… con uno scatto raddrizza le gambe, determinata a mantenere la posizione. Istintivamente allarga un braccio per bilanciarsi, ma senza lasciare la presa sicura. Sorride, sembra pensare:
“E’ bello qui in alto! Ah, ecco dov’è finita la mia bambola, dorme in mezzo a tutti quei fiori qui sotto.”
Si guarda intorno, mi vede, sorride di più, felice. Lascia la presa, allarga anche l’altro braccio e percorre la fune immaginaria.
Le mie braccia l’accolgono, la bacio sollevandola verso l’alto, rido con lei, danzo con lei su quel prato che ha accolto i suoi primi passi.

 

 

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