CONCLUSIONE (1) _ Mara Fracella

Chiudo la comunicazione e appoggio il cellulare sul ripiano del cucinino della roulotte.
– Chi è mamma?
Non rispondo. Mi muovo verso di lui, aiutata dal chiaro delle prime luci dell’alba. Lo sollevo dal suo lettino e lo porto nel mio. Mi rifà la domanda. Esito e spero che non possa vedere completamente il mio viso.
– Era la zia Iris.
– Perché?
– Il nonno Giuseppe… non c’è più.
Gli esce un suono gutturale, poi con voce strozzata mi chiede:
– Come farò io ora? Chi mi registrerà le cassette? Chi giocherà con me?
Rispondo con semplicità e l’ onestà del mio sentire. Omar, mio figlio di cinque anni, incalza con altre domande tutte diverse e tutte uguali che riportano all’inizio: come farà lui ora?

Solo dieci mesi prima un’altra perdita ci aveva segnato, la morte del nonno Cesare. Non ero preparata, nemmeno ci pensavo. Ancora oggi rivivo con incredulità quell’evento. Durante un intervento chirurgico mio suocero aveva avuto un infarto. Seguirono momenti terribili, il dolore m’invadeva rendendomi priva di pensieri validi. Un sentimento d’ingiustizia mi accompagnava mentre svuotavo l’armadietto ospedaliero dai suoi oggetti, ero incapace di rispondere al vicino di letto che chiedeva dov’era, il perché, il come.
Omar si trovava all’asilo, gli avevo detto che il suo compleanno lo avremmo festeggiato con il nonno Cesare una volta uscito dall’ospedale. Beffa tremenda, non solo non sarebbe accaduto, ma nonno Cesare era deceduto proprio il giorno del compleanno di mio figlio. Avvisai l’insegnante della scuola materna dell’accaduto. Fu dolcissima, avrebbe cercato di parlare alla classe della perdita affettiva aiutata da un racconto pensato per i bambini dell’età di mio figlio. Nel tardo pomeriggio andai a ritirare dalla scuola Omar. Non mi guardava, non parlava e si rifiutò di partecipare al funerale del nonno nonostante fosse presente tutta la sua classe. Solo qualche tempo dopo compresi che si era sentito tradito da me, perché non avevo mantenuto la promessa che avremmo festeggiato il suo compleanno con nonno Cesare. In realtà, avevo fatto di peggio. Nonno Cesare abitava sotto di noi, era il suo compagno di giochi, riuscivano anche a bisticciare come se il nonno diventasse a sua volta bambino. Presa da me stessa non avevo dialogato con mio figlio, non mi ero occupata dei suoi sentimenti. Avevo in qualche modo delegato un’altra persona a fare le mie veci. Alla faccia dell’istinto materno, ero mancata in un momento delicato per Omar.
Adesso mio padre, ricoverato per ernie lombari poi rivelatesi metastasi. Gli davano un mese di vita. Di nuovo percepivo la beffa degli eventi che mi donavano un poco di tempo per pensare a come dire a mio figlio dell’imminente morte di mio padre. Le cure palliative ingannavano tutti, dando illusioni di guarigione. Omar aveva visto nonno Giuseppe una decina di giorni prima del decesso. Si era presentato orgoglioso davanti al suo letto, in spalla il regalo che aveva ricevuto proprio dai nonni: il nuovo zaino scolastico per l’inizio della prima elementare. Le condizioni fisiche di nonno Giuseppe, però, peggiorarono velocemente e quello fu il loro ultimo incontro.

Il funerale si svolge sotto una forte pioggia. Siamo in tanti pigiati fra le due mura cimiteriali mentre osserviamo l’operaio che cementa il loculo del mio papi. Osservo il corteo che aspetta in silenzio. Vedo mio figlio che tiene la mano di suo cugino più grande. Sembra sereno nonostante il momento. Ci guardiamo. Un sorriso lieve d’intesa e complicità, sorriso che a mia volta estendo col pensiero a mio padre per accompagnarlo nel suo ultimo viaggio.

 

 

 

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Un pensiero su “CONCLUSIONE (1) _ Mara Fracella

  1. Cara Mara…
    Il tuo ultimo racconto mi racconta….
    Il dolore trasuda dalle tue parole come solo un sentimento conosciuto può fare.
    Ma in mezzo a tutto ciò, comportamenti giusti o sbagliati, solo una cosa importa: un dolce sorriso condiviso.
    Brava.

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