CONCLUSIONE (4) _ Elda Cortinovis

Come tutte le mattine aveva fretta e percorse la via senza guardarsi troppo in giro: cappello calcato in testa, bavero alzato, una sciarpa arrotolata al collo e capo ritirato nel cappotto come una testuggine, per ripararsi da pioggia e vento.
Lasciare Roma per vivere a Milano era stata una scelta sofferta: le mancavano il sole, i bei parchi da attraversare in primavera, la sua famiglia, ma il lavoro che amava tanto le faceva sopportare il grigiore del cielo milanese.
Attraversò la strada e si incamminò lungo il marciapiede della via degli Orefici.
Mentre procedeva rapida, quasi stesse perdendo un treno, con la coda dell’occhio intravide nella vetrina di un antiquario un bracciale. Era già alcuni passi oltre il negozio quando un pensiero la bloccò.
Fece dietro front e si paralizzò davanti alla vetrina. Con occhi spalancati osservò il braccialetto che giaceva elegante su un panno di velluto blu.
Sembrava impossibile, ma in quel negozio, non si sa in quale modo, era arrivato il bracciale che quarant’anni prima le era stato regalato dalla madre in occasione della sua Prima Comunione.
Era certa fosse il suo: era d’oro, con disegni geometrici smaltati di bianco e come chiusura due insoliti gancetti che erano stati cambiati per adattarlo al suo polso.
Lo teneva custodito in una graziosa scatoletta di legno laccata nera con dei piccoli fiori blu dipinti a mano e lo indossava solo nelle occasioni importanti, per poi riporvelo gelosamente.
Un giorno era stata invitata da una compagna di scuola, una ragazzina figlia unica che si dava un sacco di arie e che Monica cercava di conquistare in tutti i modi.
Non le sembrò vero di ricevere quell’invito che subito le apparve una delle occasioni per cui valesse davvero la pena di indossare il suo gioiello.
Appena giunta a casa di Aurora, Monica glielo mostrò con orgoglio, senza ricevere in cambio alcun apprezzamento, sebbene avesse avuto l’impressione da come lo osservò che le fosse piaciuto.
Aurora viveva in un palazzo con un magnifico parco dove, tra gli alberi secolari e antiche statue che facevano capolino negli angoli più romantici, le due ragazze giocarono a nascondino, si rincorsero e sedute sulle fredde panche di pietra, si persero in racconti fantastici.
Con sua grande sorpresa, Aurora le sembrò molto più gentile del previsto.
Si interruppero solo al richiamo della merenda che le aspettava in uno dei tanti salotti dai soffitti affrescati; Monica guardò il suo abito ereditato dalla sorella, e si sentì fuori luogo.
Nel tardo pomeriggio la venne a prendere la madre a cui lungo la strada, raccontò di come le era sembrato di aver conquistato quella compagna inizialmente tanto astiosa, ma anche del disagio provato in quella casa.
– Non ti preoccupare, capita quando si va in abitazioni così lussuose. L’importante è che la vostra amicizia sia sincera. Le è piaciuto il tuo braccialetto?
– Oddio, il mio braccialetto! – trasalì Monica tastandosi il polso e non sentendolo.
In un secondo le crollò il mondo addosso. Non ci fu modo di ritrovarlo; lo cercò lungo tutto il percorso, andò a suonare all’amica, tornò il giorno dopo per guardare in ogni angolo del parco.
Lei sapeva che era lì, ma la speranza di riaverlo con il tempo svanì.
A Monica rimase di quel pomeriggio un ricordo fastidioso, l’odore di chiuso della stanza dove avevano fatto merenda, la luce calda e triste del lampadario di vetro, i tavolini colmi di ninnoli d’argento e di ceramica, troppi e inutili.
L’amicizia con Aurora non ebbe seguito perché non riusciva a starle accanto senza soffrire per la perdita del suo bracciale e Aurora dal canto suo non si interessò particolarmente a lei dopo quel pomeriggio insieme.

Ora il bracciale era lì, semplice e perfetto come lo ricordava. Entrò nel negozio decisa ad acquistarlo e non ci fu verso di mostrale alternative: lei voleva quello e nient’altro.
Lo prese in mano e lo sentì così familiare; lo allacciò al polso riprovando l’emozione di quando per la prima volta lo aveva indossato.
Il negoziante le raccontò di averlo acquistato all’asta insieme ad altri gioielli appartenenti a una famiglia romana che per motivi finanziari era stata costretta a vendere tutto.
Era felicissima. Non poteva ancora credere che una vicenda sospesa per così tanti anni si fosse conclusa in modo così inaspettato. Non rimaneva altro che dirlo a sua madre.
– E’ incredibile, ho ritrovato il braccialetto della Prima Comunione!
– Che braccialetto, cara?
– Quello che mi avevi regalato… che avevo perso da Aurora, ti ricordi?
– No, è passato tanto tempo.
– Ma dai! Quello smaltato di bianco, era un tuo regalo speciale…
– Ah sì, ora ricordo. Era carino, ma non mi sembrava una cosa tanto preziosa.
Non era possibile! Incredula chiuse la telefonata. Per tutta la sua vita, ogni volta in cui aveva ripensato al braccialetto perso, aveva provato verso sua madre un profondo senso di colpa e solo ora si rendeva conto di come quel sentimento, che tanto l’aveva tormentata, fosse assolutamente infondato.

 

 

 

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