CONCLUSIONE (6) _ Laura Giardina

Da giovane non ho mai avuto una particolare attrazione per i gatti, non mi fidavo di loro, li guardavo con sospetto. Non so se fosse frutto di convincimenti derivati, e quindi assorbiti per osmosi, oppure se ne avessi fatta in qualche modo esperienza. Romeo, il primo gatto in casa, è arrivato del tutto inaspettato: mia figlia tornò con lui dopo essere stata ospite presso una famiglia di veterinari. Anche lui, come il mio primo cane, era malmesso, con una mandibola rotta mal calcificata, ma con una caparbia voglia di vivere. Un gatto di razza persiana viene descritto come un gatto da salotto, Romeo invece soffriva a stare in casa, la sua folta pelliccia lo sosteneva nella smania di star fuori la notte anche negli inverni più rigidi. Il suo territorio sapeva difenderlo bene, non poteva avvicinarsi nessun gatto nel nostro giardino, lui era sempre pronto alla zuffa. Negli anni questi combattimenti hanno lasciato ferite di guerra e in simbiosi siamo invecchiati. I cambi delle stagioni dell’età hanno modificato i nostri caratteri: siamo diventati meno socievoli, più appartati dal mondo.
Anche lui, come me, ora vede meno, tanto che la posizione della sua lettiera gli è stata resa maggiormente individuabile da una paletta rossa conficcata nella sabbia.
Romeo è sempre stato molto fiero e dignitoso, e nonostante i suoi corrispondenti novant’anni, mantiene ancora le sue buone abitudini di predatore, omaggiandomi di carcasse di uccellini, morti senz’altro per cause indipendenti da lui, ma che riutilizza opportunamente tramite l’arte del riciclo creativo.

Osservando le persone che ospitano in casa degli animali domestici, posso affermare che noi esseri umani siamo distinguibili emotivamente in base dalla scelta di avere un cane o un gatto. Le persone che possiedono un gatto tendono ad essere più indipendenti nelle loro manifestazioni, e nelle loro relazioni, di chi possiede un cane, e sembra siano più propensi a concentrarsi sulla parte dolce e comoda delle cose. Dei gatti ci si innamora per il loro starsene distanti, per la loro natura curiosa. Veniamo irrimediabilmente attratti dal loro essere distaccati, non si rischia di farli divenire una stampella per i nostri bisogni emotivi, né esseri rispondenti in maniera macchinale alle nostre aspettative e proiezioni. Sembrerebbe, inoltre, che gli animali in questo momento di disagio e di rarefazione delle relazioni dirette, siano diventati membri della famiglia a tutti gli effetti svolgendo un importante ruolo sociale. Riempiono un vuoto e per questa ragione molte persone sono particolarmente infastidite dall’indipendenza e dall’ingratitudine (apparente) dei gatti.
Ultimamente, nella mia famiglia è arrivata una batuffolina soffice di 3 mesi, candida come il latte con delle macchie color miele: Trilly. Ne sono stata rapita dopo aver visto una sua foto in cui mi guardava dritta negli occhi con la testolina leggermente inclinata. Cercando di agevolare il suo inserimento in casa mi ero impegnata molto per entrare in relazione con lei, persino gattonando sulle mie ginocchia doloranti, ma nonostante i miei sforzi, lei non mi considerava proprio. Questo atteggiamento, per me frustrante, proprio non lo comprendevo. Trilly passava intere giornate davanti al muso impassibile di Romeo, le interessava solo lui, sembrava fosse l’unico inquilino della casa. Passavano i giorni e lei cercava caparbiamente la sua attenzione per interagire solo con lui. Un vero rompicapo. Un pomeriggio li ho trovati che ronfavano insieme sul divano: lui si era arreso e aveva finalmente tollerato la sua vicinanza. Quello che fino a quel momento non avevo capito a un tratto mi fu chiaro: lei aveva rispettato un codice, riconoscendo il territorio esclusivo di un suo simile, e ferma nella sua scelta aveva perseguito la via più difficile. È una tosta la mia Trilly, mi assomiglia.

 

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