CONCLUSIONE (8) _ Giovanni Zambiasi

”Ragazzi torniamo a baita?”
Prima di rispondere a Guido ci guardiamo tutti negli occhi senza parlare, siamo fuori dal golfo all’altezza del pontile del Piantone e l’onda morta che arriva dal lago è impressionante. ancora pochi minuti per decidere e poi sarebbe difficile girare la barca senza rischiare la scuffiata.
Comunque non serve rispondere, davanti abbiamo quello che noi tutti sognavamo da sempre: “el Vent de Balì”, quello forte, quello che ci hanno sempre raccontato e mai visto.
Non avevamo più tempo, il motore fuoribordo non ce la fa più a spingere il nostro Fun e dobbiamo per forza arrivare sulla linea di partenza a vela.
Randa terzarolata e tormentina e via di bolina verso il gruppone di vele bianche che a nord si confonde con le creste delle onde vaporizzate da quel vento mai sperimentato.
Dopo poche virate Luca sconsolato fa notare quello che avevamo già capito:
“Cazzo… non arriveremo mai per le otto e mezza!”
Nessuno commenta e nel nostro cuore speriamo in un rinvio, come noi decine di barche arrancano dai porti a sud per la regata dell’anno e in quelle condizioni meteo la giuria non poteva non vederci.
Dopo circa venti minuti dal suono di partenza della sirena, senza di noi, tagliamo sulla boa sotto costa e ci buttiamo all’inseguimento, muri d’acqua e raffiche nere che oscurano il lago non ci spaventano più.
Valentina, la nostra barca, regge e noi siamo un corpo solo con lei; io al timone urlo le manovre e gli altri le eseguono alla perfezione, ogni virata ci porta a nord verso la boa di ritorno. Tagliamo le onde come un coltello.
Tutti e quattro sopravento facciamo del nostro meglio per tenere dritta Valentina senza straorzare, la randa è ormai ammainata da due ore e la tormentina è l’unico straccio che in quelle condizioni possiamo usare.
Stiamo sotto costa e sfruttiamo i promontori, a centro lago è un’ecatombe, moltissime imbarcazioni rientrano disalberate e rotte, vanno alla deriva, e tutti noi le osserviamo ringraziando in cuor nostro Piero per la perfetta cura con cui mantiene la barca, in ordine e perfettamente pronta per affrontare qualsiasi impresa.
Le sartie tengono e tutta la ferramenta non fa una piega, siamo ancora qui a lottare con le onde. Mi guardo intorno: facciamo sei nodi con una barca di sette metri, quasi senza vele, di bolina con onda corta, mai così alta, sul naso e il Balì a raffiche da 60 nodi, Guido canticchia tenendo in mano la scotta del fiocco, Piero a poppa, aggrappato alle volanti, controlla la sua creatura, Luca a prua osserva l’orizzonte alla ricerca del nostro gruppo e la boa si avvicina.
Prepariamo la manovra per tempo e alla girata tutto fila liscio, decidiamo per il genoa e tutta randa e dopo la strambata iniziamo a volare sui laschi.
Valentina sotto raffica esce dalle sue linee d’acqua e vibra come mai l’avevo sentita, planiamo sulle onde come fossimo un surf gigante e tutti a poppa speriamo di non ingavonare e annullare questo giorno bellissimo. Il carica basso e le volanti sembrano indistruttibili e la velocità arriva ad undici nodi.
Al passaggio intermedio la giuria comunica che siamo i sedicesimi assoluti, non ci crediamo e non ci interessa, voliamo e l’euforia aumenta, niente ci può fermare.
Movimenti precisi durante le manovre, forza e coraggio a recuperare gli errori, sapienza e maestria per farci amico il vento ci permettono di girare l’ultima boa e puntare alla conclusione, al traguardo tiriamo dritto e rientriamo al nostro porto seguendo il tramonto. Oggi non ci interessa sapere il risultato, per quello c’è tempo. Siamo una squadra e la conclusione non è l’obiettivo.

 

 

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