(02)_ TANGO di Elda Cortinovis

La questione non è il ballo in sé, ma la sospensione. Quell’attimo in cui la gamba si alza e per poche frazioni di secondo rimane immobile, in attesa che il ritmo riprenda e sulle note la gamba scivoli su quella del partner e tocchi a terra.
Quell’istante è unico, non solo nel Tango. È quell’esitazione che può cambiare il percorso della vita. Per un istante tutto si ferma e in quel sospeso ti chiarisci dove vuoi andare, cosa vuoi fare, chi sei veramente, prima che tutto riprenda a girare a pieno ritmo.

Gisella stava per percepire quell’attimo, lì ferma sulla pensilina del treno in arrivo. Non era andata alla stazione per partire o per prendere qualcuno, era lì per farla finita, per non avere più nulla da spartire con questo mondo.
Era senza lavoro, non aveva più soldi per pagare l’affitto, non aveva più il suo compagno che se ne era andato con un’altra, sbattendo la porta.
Attendeva il passaggio di una Freccia Bianca che non facesse fermata a quella stazione, per lasciarsi andare sui binari come Anna Karenina.
Le sembrava il modo migliore di togliersi la vita.
Aveva studiato con passione e aveva aperto un’agenzia di pubblicità. I soldi per avviare l’attività li aveva chiesti in banca con la certezza di poterli rendere presto, interessi inclusi. All’inizio pareva proprio che tutto andasse bene. Si era data molto da fare pubblicizzando la sua agenzia. Il lavoro arrivava e Gisella iniziò a pensare di assumere una persona che l’aiutasse. Implementare l’attività sembrava una buona idea e così in breve trovò Lucia, una designer sveglia e laboriosa. Lavorarono ottimamente insieme, fino a quando entrò in negozio un tipo affascinante che fece perdere la testa a Gisella. Da quel momento non si dedicò più in modo così attivo al lavoro, innamorata persa, lasciò a Lucia la maggior parte dei compiti. Non passò troppo tempo che Lucia si appropriò di tutto, lasciando l’agenzia di Gisella senza clienti e senza lavoro. Gisella si sentì tradita e la colse uno stato di depressione che inficiò anche il suo rapporto amoroso. Sola con i debiti in banca, si vide senza alcuna prospettiva futura.
Ora su quella riga gialla che delimita la vita e la morte, se ne stava in bilico, riflettendo sulla sua esistenza disastrosa. Il suono da lontano giungeva impetuoso annunciando l’arrivo del treno, Gisella ritornò al presente.
Fece un passo in avanti. Poi voltò lo sguardo verso la locomotrice, piegò leggermente le ginocchia e ruotò le spalle per lasciarsi cadere sui binari, ma una flebile incertezza la scosse, mentre capiva che stava perdendo l’equilibrio.
In quel preciso istante percepì la sospensione: una mano l’afferrò e la strinse a sé e lei, in quel batter di ciglia in cui il suo corpo aveva ormai ceduto all’inesorabile forza di gravità, si sentì alzare, sospesa nel vuoto.
Una sospensione in cui le soluzioni ai problemi scivolarono rapide nella mente: si poteva innamorare ancora, poteva trattare con la banca, poteva aprire un’altra attività, poteva chiedere aiuto a chi l’amava, poteva. Solo vivendo.

Per essere precisi la questione non è la sospensione, ma il fatto che la sospensione si vive, così come nel tango la sospensione… si balla.

 

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