(04)_ TANGO di Rossana Mazza

Il quadro spicca sulla grande parete della Galleria D’Arte Pomery. Le luci sapientemente indirizzate fanno risaltare le pennellate dell’artista dando vita alla tela. Sandra come in un dejavu osservava stupita: “Avevo completamente dimenticato quel giorno…”

“Corri Massimo devo farti vedere una cosa!”, i capelli tirati in una lunga coda fermata da un grande fiocco rosso lasciavano scoperto l’acerbo viso, mettendo in bella mostra le guance arrossate e gli occhi brillanti che l’aria frizzante avevano dipinto. I due amici si diressero verso la casa abbandonata, così la chiamavano, ai margini del piccolo paesino in cui vivevano. Immersa nel verde, dimostrava tutti i suoi anni: il tetto era traballante e il legno delle pareti scricchiolava al vento.
Non si erano mai avvicinati così tanto, nonostante avessero spesso fantasticato di trasformarla, dandole una veste diversa ogni volta.
Nell’aria una melodia. L’erba era alta, si abbassarono e così nascosti raggiunsero piano piano la casa.
Una strana musica, che non avevano mai sentito prima riempiva tutto. Ascoltarono in silenzio, non una voce, una parola… solo il ritmo struggente delle note. Si spostarono nell’altro lato in cerca di una breccia che permettesse loro di vedere l’interno.
“Ecco, qui mancano alcune tavole di legno, vieni”, sussurrò Massimo.
Erano a due spanne da terra quindi dovettero sdraiarsi, le mani a sostenere il viso e i gomiti nell’erba, come fossero davanti alla televisione.
Per un attimo restarono in silenzio, volgendo gli sguardi curiosi ovunque, ma non vedevano nulla anche se la musica sembrava più forte.
Sandra, con un gesto repentino, stritolò il braccio del suo compagno mentre con la bocca a “O” mimavano contemporaneamente lei il suo stupore e lui il suo dolore!
Davanti a loro due scarpe nere e lucide, le stringhe ben allacciate, facevano capolino da sotto i calzoni. La destra posizionata dietro e la sinistra puntata a lato, ferme ma pronte a muoversi, sembravano aspettare qualche cosa o qualcuno…
La musica si era fermata e tutto sembrava sospeso in quell’attimo. Un leggero ticchettio sul pavimento in legno e apparvero due graziose scarpette, anch’esse nere, ma con un tacco snello e robusto allo stesso tempo. Una sottile striscia di pelle bianca saliva sul dorso del piede fino ad abbracciare la sottile caviglia, oltre la gamba nuda. La musica riprese, i passi iniziarono. Un insieme di movimenti a volte lenti e sinuosi altri improvvisi, raccontavano e interpretavano quella melodia d’altri tempi. Le gambe snelle si muovevano eseguendo disegni nell’aria, i muscoli guizzavano portandosi in punta di piedi, i talloni in un gioco impercettibile si sfioravano appena. Ipnotizzata, Sandra non batteva ciglio.
Un attimo sparivano alla loro vista e poi ricomparivano donando scatti di un percorso sconosciuto portandoli in un crescendo di tensione.
La musica finì, un esile braccio e uno svolazzare di tessuto carminio sfiorarono il pavimento per un attimo, cogliendo entrambi con il fiato sospeso, mano nella mano.

Quel quadro, il legno, la fessura, le scarpe, raccontava l’inizio di una passione che aveva cambiato la sua vita.
“Sandra!”, la distolse dai suoi pensieri il curatore della mostra, “Ti presento l’artista che ha dipinto il quadro che stai ammirando da dieci minuti!”.
“Massimo Prandi, piacere”, disse l’uomo allungando la mano.
“Lei è Sandra Pezzi, insegnante di ballo, sai quella famosa scuola …”
Le mani si unirono, gli occhi si tuffarono in quelli dell’altro in un’immaginaria danza tra i prati vicino alla casa abbandonata. Lasciando nel più totale imbarazzo il curatore, inconsapevole di cosa stesse succedendo.

 

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4 pensieri su “(04)_ TANGO di Rossana Mazza

    • Grazie Mara ne sono,felice!
      La cosa più bella dello scrivere è quella di suscitare emozioni…
      Ancor di più in un uomo!😜 Grazie Pier!

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