(05)_ TANGO di Gianluigi Bergognini

Ah! Il Tango!
Non ci aveva mai pensato, non era nelle sue corde il ballo, la danza in generale. Si muoveva d’istinto, quando accadeva, e mai più di un piede o un tamburellare delle dita sul tavolo… insomma, era comunque un seguire il ritmo con la mente, prima che con il corpo. Ma ora era diverso. Ora che aveva conosciuto lei.
Quanta banalità in quella frase… “ora che aveva conosciuto lei”, forse era una ballerina di tango? Una di quelle che ad averla fra le braccia era come attraversare litri e litri di corallo? Non era quello. Non era lei che lo spingeva a intraprendere questo viaggio. Lei era quello che restava nel suo sogno di una vita. Lei era il punto di arrivo e, senza una pausa, una nuova partenza.
Enrico, il suo nome, unica cosa certa di questa sua nuova realtà. Lo svelarsi di quel desiderio inconscio, spinto in superficie da quelle braccia morbide e decise che lo avevano tenuto in quei timidi e incerti, per entrambi, passi di danza, aveva come punto fermo il suo nome. Il resto era un dispiegarsi di fatti, di accadimenti, di scoperte che si sommavano e che si erano accavallate nel corso della sua vita. Insomma, un guazzabuglio che ora aveva deciso di riordinare cercandone il filo nell’unico modo che aveva intuito fosse utile. Partire, qualsiasi fosse la forma di quel viaggio. Aveva deciso che partiva da lì: dal Tango!
Parlava con tono deciso e i gesti eloquenti, il vestito le fasciava il corpo nel pieno della maturità e ai piedi i tacchi erano la divisa della sua professione e della sua felicità: insegnare il tango!
Enrico la seguiva non tanto per la sua bellezza, ma per la passione e la dolcezza che metteva, insieme al suo compagno, nel descrivere l’anima di quel ballo antico. Eppure non era cosi rapito come molti suoi colleghi di avventura, si girava spesso, Enrico, per guardare il volto della sua amica, per seguirne le emozioni. Lei sì che sembrava rapita, lo sguardo correva lungo le fattezze della coppia di insegnanti e un sorriso le si dipingeva sul volto. Poi lui tornava a osservare la coppia, lui cosi frenetico e compiaciuto, lei che gli sorrideva spesso: erano davvero divertenti. Notò con sorpresa che non di rado, soprattutto l’uomo, lo guardavano in volto, diretti, come se sentissero che qualcosa gli stava nascendo dentro. O forse era Enrico che era stranamente partecipe in quella serata tanguera…
Era l’inizio del viaggio. Guardava Sonia, la sua compagna, sempre più spesso. Sorrideva al pensiero di definirla “compagna”. Si erano conosciuti da poco e aveva sentito che poteva succedere tutto. E il contrario di tutto.
Poi si decise e all’invito di provare in coppia qualche passo di intesa, si trovò quasi automaticamente, e con un po’ di sorpresa, di fronte a Sonia. Un sorriso affiorò sui visi degli insegnanti, chiesero se fossero una coppia di fatto e… con grande confusione arrivarono da lui e da Sonia risposte contrastanti. La risata fu disarmante e col passo sognante sempre più deciso, iniziarono il cammino.
Questo ricordano, nei giorni di primavera, i due vecchi deboli di memoria, che senza neppure immaginare quel loro passato insieme si riconoscono ancora nei passi lenti e misurati, nei pomeriggi senza fine di questa loro nuova vita. Nuovi compagni li osservano dalle sedie del salone dove, per intrattenerli, le inservienti dell’ospizio fanno risuonare il tango. Per loro, per quel loro passato che non ricordano, ma che li preserva nel cuore. Per quel momento in cui nessuno seppe indovinare il futuro che ora si mostrava loro nella fulgida bellezza dell’istinto.
Ah. Il Tango!

 

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