(07)_ TANGO di Patrizia Rossini

La prima cosa che mi ha colpito è stato il suo piede. Un piede ben curato, dall’aria morbida, che sapeva di pediluvio, di borotalco, di smalto steso con attenzione, lentamente, con il piacere di indugiare nell’azione, non tanto o non solo con l’intento di sedurre, ma proprio per quel piacere che dà il coccolarsi, il trattarsi bene, il volersi bene. L’amarsi.

Poi ho visto i sandali. Neri, con un filo bianco sul davanti, aperti, direi estivi. Li avrei potuti definire perfino austeri, se non avessi visto il tacco a spillo. Quello li rendeva aerei. Quel piede nudo e quel sandalo “aust-ereo”. Da lì è partito tutto.
Inaspettatamente.

Un arabesco disegnato nel nulla, sullo sfondo della mattonella chiara del pavimento, ed è stata magia. Amore a prima vista. Armonia. Arte.
Capire cos’è che rende un gesto, un asettico movimento muscolare, un gesto che parla, che ti racconta un mondo sconosciuto: da dove nasce la differenza? In chi compie il gesto o negli occhi di chi guarda? Probabilmente in entrambi.
Ben bilanciati, ben assortiti, ben calibrati, i due ballerini volteggiavano e i loro gesti fluivano come acqua. La musica faceva il resto. Il fascino dei loro movimenti era palpabile. Il nostro stupore di osservatori, palese.
Era tale la loro scioltezza, era così profonda la loro sintonia, che davano l’impressione che ballare il tango argentino fosse un gioco da ragazzi e non il risultato di un costante esercizio durato dieci anni che li aveva portati a quell’unisono. Ma dietro all’esercizio costante c’era dell’altro. Molto altro. C’era l’A B C della vita.

Affidarsi – all’altro, all’istinto, al cuore, a quella voce che dentro di noi parla, troppo spesso inascoltata.
Bastare – a sé stessi senza cercare orpelli, stampelle, conferme altrui.
Comprendere – nel senso di prendere con, portare con sé.
Donare – perché siamo un po’ troppo distratti dall’IO e ci dimentichiamo il tu, il noi.
Essere – fino in fondo, autenticamente, sé stessi.
Fidarsi – del proprio istinto.
Godere – di ogni respiro.
“Hip Hip Hip Urrà” – gridarlo per accogliere ogni nuovo giorno.
Illuminare – con un sorriso.
Lasciare – cadere le zavorre inutili.
Mostrarsi – come si è.
Nascere – a nuova vita.
Osservare – un fiore che sboccia.
Pensare – prima di parlare.
Quietare – mente e anima prima di andare a dormire.
Rispondere – al richiamo dell’altro.
Sapere – sognare.
Tacere – invece di giudicare.
Unire.
Vivere.
Zen – Perché fin lì erano arrivati quei due ballerini che ci stavano incantando con il loro ballare per la gioia pura di ballare.

 

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