“In una strada deserta” di Bruno Barcellan

In una strada deserta fatta di pietra che scende circondata da case, in cui passa solo il vento che porta il suono lontano di nenie che arrivano dalla vicina Palestina, non sta succedendo proprio nulla. E questo continua da un pezzo, da quando se n’è andato il sole e le ultime persone in giro. Lungo questa strada che porta fuori dal borgo, sempre il vento, fa piccoli mulinelli di polvere che ballano al suono di quella musica odalisca e ipnotica. Anche la luce di qualche sporadica lanterna trema e danza lungo la strada. Potrebbe continuare così per tutta la notte. Calda. Se non fosse che arrivano delle persone, in un corteo, o una processione, forse una banda. Perché suonano strumenti quelli che arrivano, attorno ad un carro che porta la bara. Due chitarre, un violino, una fisarmonica, ed altri strumenti lucenti, ma che non fanno musica questi, fanno solo rumore, quello della morte.
Sono rossi e scuri i fiori sul carro, luccicano i volti di quelli attorno, rigati da qualche lacrima di rabbia che sfugge fra i boccoli neri di uomo, attorcigliati. Si muovono lenti e dritti i loro passi mossi dai ricordi, ma a volte si agitano a caso, rapidi come se volessero qualcosa dal sapore di vendetta. Due muli portano il carro, con la testa bassa. La alzano solo quando, di tanto in tanto, li desta uno sparo, un fucile, una pistola per aria puntata, sempre per rabbia e per dolore. Ma appena fuori dalle case passa di un poco la pena per lasciar posto a una quasi gioia. Tutto si fa più frenetico, le note si affollano, quelli in corteo procedono facendo piroette su se stessi, fino a che giungono al cimitero poco distante. Dove si fermano. La bara si posa nel buco già fatto. Cessa questa musica che viene dai loro padri perduti in qualche angolo d’Europa, in quegli anni ormai passati che ritornano prepotenti solo in questi istanti. Poi accendono le candele alte come bimbi, ognuno getta un po’ di terra e un sasso sulla pietra. Ognuno, finito il saluto, da solo se ne va per la propria strada. Rimane una donna, non più giovane, che canta. Nessuno la sente se non il morto, lei canta, con gli occhi chiusi e le mani intrecciate attorno un bastone che batte per terra. È lo stesso suono dei colpi di remo di chi, da sempre, accompagna il morto con una barca, attraverso il fiume che nasce dalle lacrime di quella donna.

 

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