“Piccoli dettagli” di Rossana Mazza

Quel giorno nessuna nube fungeva da filtro. Il cielo terso, cristallino sparava luce come un fuoco pirotecnico: “Che giornata!”, pensò tra sé e sé Mario, “Uhmmm… Troppa luce però. Troppa”.
Gli occhi come due fessure sotto gli occhiali, il corpo leggermente curvo, si incamminò verso la Stazione di Polizia. Il passo lento, lo sguardo attento, ogni giorno percorreva quella strada e ogni volta notava cose nuove, la luce donava sempre sfumature diverse, ombre sfuggenti di persone che, sempre in lotta contro il tempo, non trovavano nemmeno il tempo per un cenno con il capo, un sorriso, una parola.
Lui le definiva vittime del tempo. Vittime? Quante volte aveva fotografato una scena cruenta? Aveva perso il conto. Vittime di un marito impazzito, di un figlio drogato, di una madre che ha perso se stessa. Vittime. Click – schizzi di sangue, click – scarpe abbandonate in posizioni surreali, click – tagli profondi, click – stanze degli orrori.
La macchina fotografica come unica barriera tra lui e la crudeltà dell’uomo. In laboratorio analizzava minuziosamente ogni fotogramma, alla ricerca di un indizio anche minimo che potesse dare una spiegazione a tutto ciò. Isolava ogni singolo elemento per poterlo meglio osservare, senza distrazioni. Poi tutto l’insieme per analizzarlo da una prospettiva diversa, in quella che era sempre la scena del crimine. Era bravo.
Quella mattina, in ufficio lo attendevano degli studenti: come spiegare a dei ragazzi il suo lavoro?
Quando arrivò erano già tutti seduti con blocco e matita. Prese una sedia e si sedette di fronte a loro, il braccio poggiato sul tavolo al suo fianco, la voce roca e profonda iniziò a spiegare, cercando di infondere il suo sapere, cercando di spiegare l’importanza dei particolari. A rinforzare questo suo dire, un movimento quasi inconsapevole del piede, come se avesse percepito, più che visto, un microscopico puntino sul pavimento e volesse spostarlo.
Il telo alle sue spalle, rifletté una luce bianca. Un cenno della testa al suo assistente e fu buio: sullo schermo apparve una fotografia.
Una piccola goccia d’acqua pendeva da un ramo, sospesa nell’aria in attesa dell’ultimo volo.
Un brusìo nella sala riempì il silenzio. Non era certo il genere di immagine che si aspettavano.
“Cosa vedete sullo schermo?”, chiese.
Tutti dissero: “Una goccia!”
“Siete sicuri?”
Così dicendo Mario zummò sulla goccia… silenzio.
Ancora una volta ingrandì fino a trasformarla in un’enorme bolla, fu allora che videro chiaramente: era l’immagine riflessa di un uomo.
Una magnifica fotografia, l’estrema ricerca del dettaglio la giusta luce, esprimevano  meglio di tante parole la vera essenza del suo lavoro.

Quando uscì era ormai pomeriggio inoltrato, l’accecante luce del mattino si era attenuata rendendo i contorni morbidi e al tempo stesso più definiti.
Ora poteva alleggerirsi e dedicarsi alla sua vera passione, dimenticando le brutture del mondo. Pochi passi e imboccò un piccolo sentiero. La natura era lì, lo aspettava dando mostra di sé, raccontandogli che la vita può essere meravigliosa basta guardarla con lo sguardo giusto.
Click – e una piccola coccinella si poggia su un fiore.
 

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