“La strada” di Gianluigi Bergognini

Avanzava piano, senza fretta, passo dopo passo, sollevando una leggera polvere, su quella strada bianca che attraversava il paese. La calura del mezzogiorno lo rincuorava, era caldo di vento, di cicale assordanti, di persone dietro le persiane chiuse. Era un caldo familiare, come i giochi da bambino, come la penombra del salotto di casa, sentito sulla sua pelle mentre sdraiato sul tappeto sognava di rimanere per sempre cosi.
Avanzava leggero, lo sguardo era uguale al suo desiderio di sempre. Finalmente ce l’aveva fatta. Era arrivato lì, in quel primo pomeriggio assolato. Lì, in quel paese sconosciuto amato da sempre. A pensarci bene non era un paese. Piuttosto, una strada. Lunga, diritta. Bianca. Le case a fare da cornice e la gente che non sapeva.
Tutto era iniziato nei suoi anni verdi, da un amico del sud, dalla sua voce e dal colore dei suoi capelli, da quella pelle abbronzata che aveva anche d’inverno, anche quando pioveva per giorni. Un amico che non voleva tornarci a quel sud, ma ne portava i segni, ne mostrava l’immagine ogni giorno.
Erano bambini, passavano il tempo con leggerezza, anche i drammi erano invisibili e si sollevavano come il vento sollevava la polvere di quella strada desiderata. Guardandoli ora, quei bambini, Luca intravedeva gli embrioni dei passaggi del tempo a venire, in quel bambino di latta sentiva risuonare i passi che avrebbe compiuto, in quegli occhi scuri del sud scorgeva tutte le immagini che avrebbe immortalato dietro lenti a cui avrebbe dato un senso.
Si erano persi per strada in pochi anni, ritrovati adolescenti e persi definitivamente, impegnati a rincorrere se stessi, senza saperlo ancora. Eppure una cosa rimaneva a unirli, per sempre: un ricordo inventato. Una foto del pensiero, mai esistita e mai conosciuta: una strada polverosa. Bianca. E case con occhi dormienti. Un mezzogiorno di calura e il vento che scompigliava i capelli. Il bambino di latta aveva conosciuto il suo nome e accarezzato la vita come aveva imparato a fare nei sogni estivi nell’ombra del salotto. Non più solitario, aveva incontrato esperienza e un passato da colmare di ricordi. Aveva preso i propri desideri e li aveva trasportati nei giorni che viveva, leggendovi ogni volta una fine diversa.
Ora finalmente era dentro al suo ultimo desiderio, il passo lento e sognante lo accompagnava lungo quella strada.
Si fermò davanti all’unica persiana aperta, i vetri rimandavano il colore azzurro del cielo che sembrava si muovesse come le onde di un mare mosso da una brezza appena percettibile; guardò l’immagine riflessa, quei capelli bianchi spettinati come quelli del bambino di latta e quegli occhi scuri che risaltavano sulla pelle abbronzata.
“Sei tornato, finalmente…”
Le parole uscirono con dolcezza dalla gola di Luca mentre guardava la propria immagine riflessa. Sorrise e riprese lentamente il cammino. In fondo a quella strada non vedeva nulla, solo polvere sollevata dal vento.

 

ccCircolo Scrittori Instabili diCircolo Scrittori Instabili è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.

Annunci

Un pensiero su ““La strada” di Gianluigi Bergognini

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...