“Mi ricordo” di Bruno Barcellan

Mi ricordo, signorina, che a detta di tutti, quelli erano gli anni d’oro, proprio gli stessi che racconta alle persone che entrano ogni giorno in casa mia; dovrebbe farlo capire anche a loro quel che sono stati quegli anni.
Anche a quel tempo avevamo molti ospiti in questa casa, erano tutti nostri amici, assieme formavamo quella che era la Milano bene, non questa di ora.
Si sieda signorina, la vedo stanca, oggi ha lavorato tutto il giorno, oggi che è domenica, quando la domenica è fatta per riposare. Si sieda sulla poltrona verde nel salottino, era la mia preferita, ha la mia forma, per così dire. Anche se non potrebbe, si sieda, ha il mio permesso. Si tolga pure le scarpe, ha i piedi gonfi, non dovrebbe stare qui la domenica, dovrebbe andare a divertirsi, non so, a fare una gita fuori porta, ce l’ha il fidanzato?
Intanto, per allietarla io suono un po’ al piano, suono Debussy a memoria come sempre facevo.
Non mi sono mai sposata io, ma son stata bene ed ero felice, davvero!
La mia è stata una vita vissuta, ho avuto tanti amici e non mi è mancato mai nulla. Lo ammetto: sono stata privilegiata, però in cambio io ho dato, con tutta me stessa ho voluto bene, e ne ho fatto di bene. Quando la vedevo mentre spiegava con amore la mia casa a tutti i visitatori di oggi, senza volere facevo il bilancio di questa mia vita che non è più, e sono tanti i ricordi che mi son venuti in mente, tante immagini in bianco e nero e a colori, ma quei colori un po’ sbiaditi e metallici delle foto che si usavano ai miei tempi, quelle con la cornice bianca attorno. Ho avuto una vita lunga e intensa, la mia casa ne è testimone, una parte di me continua a vivere qui dentro.
Quelli in cui ho vissuto erano gli anni d’oro di Milano e di noi che la tenevamo assieme e la portavamo per mano verso il futuro. Avevamo la convinzione di contare e di fare il cambiamento, eravamo certi che, tramite noi, questa città sarebbe stata migliore.
Pensavamo davvero che avremmo caricato sulle nostre spalle tutta la società e le avremmo restituito, almeno un po’ di quel di più che ci era stato concesso, volevamo il meglio non solo per noi, ma anche per lei signorina, soprattutto per lei che doveva ancora nascere.
Adesso ho la sensazione di esserci in parte riuscita, eppure il mondo di ora non è figlio del mio, perché alla fine noi abbiamo abdicato, o ci hanno costretto a farlo: non siamo riusciti a realizzare quel sogno perché il mondo poi ha deciso di fare come voleva lui e ci ha voltato le spalle, per diventare come è ora, con tutte queste sue nuove cose che fatico a capire. È questione di secoli, io appartengo a quello passato: un lungo secolo breve che ha smesso di essere quel che volevamo, forse, già negli anni ottanta, il decennio in cui successe tutto, in cui ognuno ha imparato a pensare, purtroppo, solo a se stesso.
Quanti anni ha signorina? Lei che è così giovane, e che lavora. Lavorate tutte oggigiorno, io non l’ho mai fatto, non ne avevo bisogno. Lo sa che lei è proprio una bella ragazza, davvero non ha il fidanzato? Peccato! Con tutti gli uomini che passano di qui ogni giorno, non ha mai pensato di poter conoscere qualcuno adatto a lei? Solo che vengano qui a visitare la mia casa, solo questo basta a renderli interessanti, io credo. Vedo come ne guarda alcuni, il loro viso, come sono vestiti, il portamento, e se hanno l’anello al dito.
È il motivo per cui viene qui ogni domenica senza essere pagata? Lei che incontra tanti uomini interessanti nei venti minuti di una visita, ma che poi li vede andare via a fine giornata, senza che di loro rimanga niente se non un vago ricordo e una piccola, piacevole impressione.
Signorina, mi piacerebbe che questa notte rimanesse qui a dormire, mi farebbe compagnia, e io a lei. Guardi i quadri alle pareti, sono sempre quelli, ma ora li guardi con un occhio nuovo: non sono solo quadri, sono come persone che vegliano su di noi: ci proteggono da quello che fuori può far male e ci salvano dal tempo che passa. Ho speso il tempo di una vita, la mia vita, a proiettare il passato nel futuro e costruire un ponte fra il prima e il dopo, vivendo appieno l’adesso in una dinamica armonia senza strappi.
Quando è morta mia sorella: quello fu lo strappo più brutto della mia vita, è lì che mi sono sentita davvero sola. Eravamo come sorelle, perché eravamo sorelle. Anche lei spesso si sente sola, lo so, ma sappia che non lo è, ci sono io.
Vivere, vivere, oggi e domani, la prego, inizi ora, qui e ora, in questo secolo che non è tutto brutto, e che non è il mio, ma il suo. Lo faccia diventare davvero suo, come io ho fatto mio, il mio.
Signorina, è proprio adesso il momento per lei, di diventare donna.

 

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2 pensieri su ““Mi ricordo” di Bruno Barcellan

  1. Non è il
    Bruno che conosco, oserei dire il tuo periodo rosa.
    Un misto di sentimenti ben definiti nostalgia…tristezza ma anche voglia di vivere questo è comune ad ogni generazione.
    Bello!

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