Esercizio (4)_ “Little Creatures” di Alessandro Tondini

Il primo capitolo del romanzo “La Canarina assassinata” (pubblicato da Mondadori nel 1931) scritto da S.S. Van Dine è stato da me usato come incipit per l’esercizio che segue. Ogni autore, partendo dalle prime pagine della storia di Van Dine, doveva procedere mantenendo lo stesso tono e possibilmente la stessa atmosfera. Non so quanti di voi abbiano letto questo giallo, ma non credo sia indispensabile farlo perché i racconti che seguiranno saranno godibili senza bisogno di aggiungere altri dettagli. Sappiate soltanto che l’esercizio è lo stesso e che le somiglianze tra i racconti di un autore o dell’altro sono inevitabili perché come punto di partenza c’è la Canarina e il suo assassinio. Grazie.  (Barbara Favaro)

***

Philo, grazie alla soffiata del sergente Johnny, suo vecchio amico e compagno d’armi, venne a sapere il giorno dopo del night club incriminato. Ne fu subito incuriosito perché aveva un nome più adatto a un negozio per animali che ad un locale notturno e decise di recarvisi la sera stessa. Il Little Creatures, così si chiamava, si trovava in un vicolo nella Ventitreesima strada. Non aveva un’insegna, a testimoniarne l’esistenza vi era solo una grossa lampada in stile liberty e la presenza di un uomo alto e quadrato, simile agli armadi d’acciaio che Philo aveva visto alla Centrale di Center Street. L’energumeno attendeva statico davanti a una strettissima porta d’ingresso.

Quando Philo gli fu di fronte, questi con una smorfia di sfida lo bloccò allungando un braccio e piazzandogli la manona sul petto: “Dove credi di andare, ce l’hai la parola?”.

Cerbiatto”, rispose senza esitare. Il vecchio Johnny gli aveva spifferato anche quella.

Il bestione accennò un’espressione di sorpresa e non si scostò immediatamente dall’uscio. Rimase immobile come un macigno e squadrò Philo con uno sguardo ancora più duro. Philo ricambiò l’occhiata e sibilò: “Non ti piace? Non apprezzi gli ungulati?”.

L’altro non rispose e si scostò quanto bastava per permettergli di entrare. Subito dopo la porta c’era una scaletta lunga e ripidissima, illuminata da un neon tremolante, che portava al seminterrato. Quando arrivò di sotto si trovò in uno strano locale con un ampio salone dall’arredamento un po’ lugubre. Grandi drappeggi neri alle pareti e divani rivestiti di velluto verde scuro creavano un’atmosfera gotica. L’illuminazione contribuiva a rendere il tutto un po’ misterioso e ambiguo poiché, appesi al soffitto, vi erano enormi lampadari di ferro battuto con lampadine dalla luce fioca che rischiaravano appena tutta la sala. Non era un night club come gli altri, c’era qualcosa che non quadrava e le stranezze erano appena cominciate. Gli si avvicinò un cameriere claudicante: “P… p… prego, si ac… co… comodi, mm… mi dia il suo ca… ca… cappotto”. Vance si sfilò il pastrano e glielo consegnò. “Zoppo e balbuziente”, pensò, sorridendo fra sé e si diresse a un tavolino. Sedutosi, si mise a osservare la fauna che animava la sala. Dietro al bancone, un barman con la gobba, preparava i cocktail con velocità e destrezza tali che lo facevano sembrare un giocoliere. Sugli sgabelli erano seduti due avventori: un uomo obeso e calvo stava appoggiato al bancone con la testa tra le mani. “Già ubriaco fradicio”, sentenziò Philo. Alla sua destra, un paio di sgabelli più in là, vide due collant infilati in un paio di gambe lunghissime, snelle e muscolose appartenenti a una specie di donna gigantesca che, con sguardo perso nel vuoto, aspirava una sigaretta per mezzo di un lunghissimo bocchino. “Questo posto è frequentato dal Circo Barnum”, ridacchiò Philo. Anche la gente seduta ai tavolini sembrava appartenere a un genere particolare della razza umana. Philo constatò che nessun dei presenti aveva tratti e caratteristiche normali, gli sembrava di essere capitato in una specie di corte dei miracoli, ma tutto ciò, anziché procurargli inquietudine, lo divertiva e lo faceva incuriosire ancora di più. Il cameriere malfermo tornò da lui: “Ccosa pp… posso servirle?”.

Un bourbon triplo senza ghiaccio con dell’acqua a parte e noccioline tostate!”, gli rispose sparando a raffica l’ordinazione, “Che spettacolo fanno stasera?”, aggiunse più lentamente, quasi a volersi scusare per il modo provocatorio della sua risposta.

Cc’… è Ra… ra… mirez il vv… ventriloquo, pp… poi ll… l’uomo cc… che c… canta da so… soprano e pp… ppoi il pp… ppezzo ff… forte de… de… lla se… se… rata”.

Biancaneve e i sette nani”, si rispose fra sé Philo, “E sarebbe?”, chiese al tizio.

Ccc’è il nn… nuovo ba… ba… lletto dd… ella nn… nnostra ss… stella”.

Non è che avete un volantino, o qualcosa del genere, che mi faccia capire che razza di cose fate qui dentro?”.

Cc… certamente ss… ssignore, lo po… porto su… subito”.

Grazie per la cortesia e… mi raccomando il bourbon, voglio quello invecchiato dodici anni”, aggiunse con tono un po’ seccato Philo.

Osservò il cameriere che si avvicinava al barman gobbo e saltimbanco. Il cameriere tornò con il programma dello show. Philo trasalì: il balletto si intitolava L’assassinio della Canarina.

Hanno fatto presto ad aggiornare il repertorio”, meditò ironicamente Philo e, mentre finiva di leggere, attaccò il suo numero il ventriloquo.

Dopo Ramirez venne il turno dell’uomo soprano e, infine, si esibirono i gemelli siamesi mangiafuoco! Philo, però, non riusciva più a gustarsi quei numeri così grotteschi, ormai aspettava solo il momento del balletto.

Dopo i gemelli ci fu una lunga pausa, poi arrivò il presentatore: “Signore e signori, ecco a voi la magnifica e ineguagliabile Donna Coguaro!”. Da dietro le quinte, con un vero e proprio balzo felino, comparve in scena una splendida figura femminile, con un fisico perfetto, atletico e sexy. Era vestita con dei tessuti aderentissimi che la facevano sembrare una specie di donna animale. Era come se indossasse una seconda pelle, sembrava nuda senza esserlo veramente. Attorno a lei danzavano dei ballerini neri al ritmo di una musica ipnotica, ossessiva. Più che a una danza, stava assistendo ad una specie di Macumba, a un rito demoniaco. Poco dopo entrò in scena una ragazzina vestita proprio come la Canarina nel suo “ballo ornitologico” alle Follies. La musica aumentò di ritmo e di volume, la donna coguaro sembrava un’indemoniata, faceva dei balzi sovrumani, sovrastando con la sua fisicità i ballerini maschi. La ragazza canarina correva su e giù con l’espressione terrorizzata fino a quando, con un volo simile a una figura di kung fu, la donna coguaro le piombò addosso. La ghermì proprio come avrebbe potuto fare una belva feroce e la canarina si riversò esanime. La scena finale fu degna di uno spettacolo del Grand Guignol: la donna coguaro azzannò la gola della giovinetta e un grosso schizzo di liquido rosso inondò il pavimento. Infine, la femmina ferina mollò la sua preda e si volse al pubblico con la bocca sporca di rosso lanciando una risata satanica.

ccCircolo Scrittori Instabili di Circolo Scrittori Instabili è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Based on a work at https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso https://circoloscrittorinstabili.wordpress.com/.

Salva

Salva

Salva

Salva

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...