“Legami” di Raffaella Tavernini

Be’, Ale, poteva andarci peggio. Avrebbe potuto pretendere che fossimo noi a farle da testimoni”.

Alessandra rifletté su questa affermazione del fratellastro, ma poi rispose che era impossibile, che sua sorella aveva sempre avuto questa smania di mettere tutti d’accordo. La sola e unica scelta che avrebbe potuto fare era Roberto: l’unico di loro a non essere fratello di nessuno, figlio della attuale compagna del padre e del suo precedente marito. Un modo per dimostrare a tutto il mondo, e in primo luogo proprio a loro, che erano davvero una sola famiglia. Alessandra e Manuela erano sorelle, ai tempi della scuola materna i genitori avevano divorziato e, dopo veramente troppo poco tempo, il padre si era messo con una nuova compagna, già divorziata e con un figlio: Roberto. L’anno seguente era nato Andrea.

Alessandra non aveva mai avuto il coraggio di dire a Manuela quello che pensava davvero del divorzio dei genitori e delle scelte del padre. La reazione delle due sorelle era stata molto differente: mentre Manuela odiava i conflitti e aveva sempre cercato di sistemare ogni disaccordo, Alessandra si era isolata sia dall’una che dall’altra famiglia. Di conseguenza, così come la serenità dimostrata da Manuela non era del tutto sincera, la rabbia di Alessandra non era sempre radicale e a volte pesava più a lei che agli altri. Stranamente l’unica persona a cui Alessandra aveva avuto il coraggio di far intravedere qualcosa in più era Andrea, nonostante con la sua nascita avesse ulteriormente sancito la solidità della decisione presa dal padre.

Oggi era il giorno del matrimonio di Manuela: perfetto come era stata perfetta fino a quel momento tutta la sua vita. Figlia educata e obbediente, studentessa modello, laureata con il massimo dei voti, fidanzata da manuale. Si sposava con il figlio di Pradelli, l’architetto più noto della zona, che aveva collaborato in passato con il padre. Ristorante da Guida Michelin, un trio jazz di gran classe, il sole che splendeva e l’abito che donava alla sposa le sembianze di una modella da rivista.

Qualche mese prima del gran giorno, Manuela aveva invitato a pranzo tutti i fratelli, perché lei li considerava tutti fratelli, e aveva chiesto a ognuno di loro di svolgere un compito: Andrea l’avrebbe accompagnata in chiesa guidando l’automobile d’epoca noleggiata da Pradelli, Alessandra avrebbe distribuito agli invitati petali di rose bianche da lanciare agli sposi e Roberto sarebbe stato il testimone. Be’, proprio lui, proprio Roberto, l’unico che non aveva davvero una sola goccia di sangue in comune con Manuela. Sarebbe del tutto falso affermare che Alessandra non fosse rimasta delusa dalla scelta della sorella, ma quello che dimostrò fu totale indifferenza. Anzi, anche un non leggero fastidio per il ruolo che la sorella le aveva scelto. Disse che avrebbe preferito non dover far nulla, al massimo cantare e non certo nel noiosissimo gruppo ingaggiato, che accettava questa cosa della distribuzione dei petali solo perché altrimenti la sorella l’avrebbe torturata.

Il gran giorno Alessandra non manifestò troppo entusiasmo con il cesto tra le mani. L’impressione di tutti gli invitati fu che avrebbe preferito essere in qualsiasi altro posto, ma non lì. Solo ad Andrea, davanti ai vasi colmi di confetti multigusto esposti sul buffet dei dolci, ebbe il coraggio di confessare che in fondo non le sarebbe dispiaciuto poi così tanto fare da testimone alla sorella.

 

cc

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