“Neon Noir” di Alessandro Tondini

Lui rimase interdetto. Pensava che tutto sarebbe proseguito nel modo più logico e soddisfacente, ma qualcosa gli sfuggiva. Perché se n’era andata? Non aveva detto una parola. Dopo quel lungo bacio si era alzata, aveva spento l’abat-jour ed era uscita lasciando la porta socchiusa. Dal sottile spazio aperto vicino allo stipite filtrava un lieve e opaco chiarore, ma nessun rumore, nessun suono, come se fosse svanita fra le stanze. Lui restava seduto sul letto, in attesa, senza riuscire a contenere un leggero stato ansioso.

“Forse non le è piaciuto, forse sono stato troppo irruente”, pensava, “perché non ha detto niente?”.

La sua mente stava cominciando a comporre le più illogiche deduzioni quando, dal soggiorno, si diffuse una languida musica d’atmosfera. Era un pezzo jazz che aveva già sentito, probabilmente in un film, ma non ne ricordava né il titolo né l’autore. Gli parve che la vaga luce che, poco prima, percepiva filtrare dalla porta socchiusa si fosse dilatata all’interno della camera da letto pur lasciandolo nella totale cecità.  Pochi istanti dopo, dei punti fluorescenti comparvero sulla soglia. Erano come aggrappati allo stipite. Ne apparvero altri un poco più in basso e altri ancora a terra. Si muovevano appena. Alessio avvertiva la presenza di lei anche se non scorgeva che quei barlumi rosa. Ci vollero pochi istanti e finalmente capì che lo smalto colorato delle unghie di Laura era fosforescente!

Lei era in piedi sulla porta e lo osservava nell’oscurità. Nessuno parlava, Alessio non osava fare niente. Stette a osservare i movimenti di quelle lucciole dipinte che, poco dopo, si avvicinarono al suo viso accarezzandolo. Lei emanava un tepore rassicurante. Con semplice e rilassata morbidezza gli strofinò la testa e si pose alle sue spalle. Scese con le mani lungo i suoi fianchi, gli prese la maglietta e piano piano cominciò a sfilargliela. Sembrava che la musica si stesse insinuando nella stanza. Alessio provava una quieta eccitazione che si mescolava a un piacevole stupore. Si godeva quel trattamento, ma ne era contemporaneamente intimorito. Lei dimostrava una completa padronanza nell’arte della seduzione e lui ne era soggiogato. Si lasciò andare completamente mentre lei proseguiva con calma nella rimozione di ogni suo indumento. Denudato nella parte superiore del corpo, osservò una decina di minuscoli riverberi colorati avvicinarsi alla sua cinta e, come fossero api laboriose, li vide dedicarsi con dedizione a sganciare, sbottonare e sfilare quello che restava dei suoi abiti. Nudo, supino e disorientato dal balletto luccicante che quelle strane bestioline componevano nell’oscurità, si chiedeva: “Sarà ancora vestita o si sarà già spogliata?”.

Nel frattempo la musica aumentava di intensità ipnotica: “È la colonna sonora di un noir”, si ricordò, “Ma quale?”. Non essere impaziente”, come se avesse udito i suoi pensieri, la voce di Laura emerse in quella strana tenebra fluorescente, “Assapora le note, goditi questo momento di attesa e osserva attentamente”. Alessio vide che i puntini luminosi si esercitavano in vorticose acrobazie: Laura stava finendo di spogliarsi. Poco dopo si accorse che erano rimasti solo i bagliori a terra. Dove sono finite le sue mani?”, si chiese Alessio, mentre nell’oscurità apparivano due piccole spirali della medesima tonalità luminescente, Ha messo lo smalto sui capezzoli!”, intuì.

Un grumo di minuscoli ovali rosa si diresse rapidamente nella sua direzione e, d’improvviso, si ritrovò in faccia qualcosa che odorava del corpo di lei. Laura si sedette su di lui e Alessio sentì il sesso di lei che gli si appoggiava sopra. Mentre il suo membro veniva lentamente fagocitato, le spirali sui seni di Laura procedevano a stordirlo come in un rituale sciamanico. Frastornato dal piacere, riuscì appena a intuire una sorta di pericolo. Laura aveva avvolto il reggiseno attorno al collo di lui e, solo nell’istante che precedette la sua esecuzione, Alessio riconobbe finalmente il pezzo che stava risuonando nell’appartamento*.

* “Ascenseur pour l’échafaud” di Miles Davis.

 

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