“Lucilla dalle mille facce” di Raffaella Tavernini

Cosa prevede il palinsesto di Rete Garda oggi?”, chiese Teresa.

Ti ricordi di Lucilla? Quella ragazza che abitava nella casa gialla in piazza con il balcone sempre fiorito? Oggi, su Rete Garda, vengono trasmesse le interviste ai suoi cari”, rispose Riccardo.

Lucilla aveva 45 anni quando, improvvisamente, una mattina sparì. Come tutte le altre mattine dopo colazione era partita per andare al lavoro e come tutte le altre giornate era stata in ufficio dalle nove alle cinque con orario continuato. I colleghi avevano confermato la sua presenza. Poi era sparita. Nessuno più era riuscito a trovare sue tracce. Dopo cinque anni quasi tutti preferivano pensare che fosse morta in qualche circostanza misteriosa e inspiegabile piuttosto che credere al fatto che così, di punto in bianco, avesse deciso di andarsene. Lucilla era amata in città: sempre sorridente e disponibile con i concittadini, il balcone fiorito della sua casa gialla che diffondeva colore e profumo per tutti, non si tirava mai indietro quando c’era da aiutare qualcuno e fare qualcosa per la comunità. Perciò, cinque anni dopo la sua scomparsa, Rete Garda – la televisione locale, aveva deciso di dedicare il palinsesto di un pomeriggio tutto a lei. Prima ne avrebbe parlato la madre, poi il marito e, infine, la sua migliore amica: Erica.

La santa Lucilla (la madre)

Angela, la madre di Lucilla, era stata intervistata mentre era seduta nel giardino della casa dove ancora abitava e dove Lucilla era cresciuta, vivendoci dalla nascita fino ai suoi trent’anni. Com’è quasi sempre ovvio per una madre, quando la giornalista aveva cominciato a intervistarla dalle parole di Angela era uscita l’immagine di una quasi santa. La figlia, aveva risposto alla prima domanda, era sempre stata molto matura ed equilibrata, una ragazza da cui non temere colpi di testa: responsabile, lavoratrice instancabile, sempre vicinissima alla famiglia e generosa. Fin da bambina, aveva continuato, era stata la più brava a scuola e non bisognava ricordarle mai di studiare o di fare i compiti. Puntuale alle lezioni, rigorosa negli allenamenti di tennis, sport che aveva iniziato a praticare regalando anche qualche piccola soddisfazione a se stessa e alla famiglia, mai lamentosa quando si trattava di aiutare il padre, solare, piena di entusiasmo nell’organizzare i rinomati pranzi familiari. Angela trovava in Lucilla tutto quanto avrebbe potuto cercare in un’altra donna: una figlia, un’amica, un’assistente, una complice, un’aiutante. Tutto. Perciò non aveva mai potuto accettare la storia della sua sparizione, ma era assolutamente e drammaticamente certa del fatto che Lucilla fosse morta. Non si spiegava come o dove, probabilmente rapita da qualcuno che per un motivo misterioso l’aveva ammazzata e poi fatta sparire. Angela, di certo, in questi anni si era dimenticata di tutte le volte in cui lei e Lucilla avevano litigato come due furie, lanciandosi insulti e improperi che neanche nel quartiere più malfamato di Caracas. E non aveva mai capito quanto Lucilla si comportasse sempre alla perfezione solo per un senso di inadeguatezza cronico, perché in realtà non si sentiva mai abbastanza buona o bella o giusta.

Lucilla, la metà della mela (il marito)

Lucilla l’ho amata dal primo giorno in cui ricordo di averla vista. Lei aveva solo tre anni mentre io frequentavo già la prima elementare”, così iniziò Nicola. Rispose alle domande della giornalista raccontando che le loro madri erano amiche da tutta la vita e che lui e Lucilla avevano giocato insieme fin da bambini. Già da piccola si era dimostrata molto decisa e determinata tanto che il suo amore era nato quando lei tutta coraggiosa l’aveva difeso di fronte a un gruppo di compagni di scuola che gli avevano rubato la bicicletta. Ovviamente, l’intervento di Lucilla non aveva risolto la situazione che si era conclusa con una rissa, una maglietta strappata e una bella sfuriata della madre. Ma da quel giorno Nicola aveva avuto occhi solo per lei. Era stato naturale per tutti considerarli una coppia e Nicola l’aveva sempre guidata anche nei momenti di crisi: quando Lucilla aveva preso in considerazione la possibilità di trasferirsi dopo la laurea, l’aveva persuasa che non avrebbe potuto trovare nulla di meglio di quello che già avevano; quando aveva deciso di prendersi una pausa di riflessione, intorno ai 25 anni, Nicola l’aveva aspettata con una dedizione che ai più sembrava commovente. Aveva fatto finta di non accorgersi di quanto la decisione di Lucilla di tornare con lui dipendesse dal fatto che aveva avuto una brutta relazione con un uomo egoista e falso che l’aveva fatta molto soffrire. Voleva credere che lei fosse tornata perché, come lui, aveva capito che erano due metà della stessa mela, non interrogandosi troppo a fondo su quello che lei gli aveva detto: “Tu sei un porto sicuro”. Chissà se a Lucilla restava la curiosità di constatare cosa avrebbe potuto trovare fuori da quel porto. Come tutti si aspettavano, soprattutto Nicola, un paio di anni dopo la laurea si erano sposati, avevano fatto un mutuo ventennale per comprare la casa gialla, e poco dopo erano arrivati i due figli. “Lucilla li adorava”, disse lui, “così come adorava me e la nostra routine familiare”. Probabilmente si era dimenticato di quando la moglie piangendo, la sera dopo che i bimbi erano andati a dormire, lo interrogava sulla possibilità che davvero fosse tutto lì, se fosse giusto non cercare altro, se fosse giusto accontentarsi e far finta di non sentire quel tarlo che le ripeteva che la vita non si limita a un passivo trascorrere di giorni tutti uguali e prevedibili. Nicola si era dimenticato di quei giorni in cui lei era insopportabile, aveva rimosso il ricordo del bigliettino che le aveva trovato in borsa con scritto: “Mi sento imprigionata. Ricorda: come avessi dentro un uovo sodo che non va né su né giù”.

Aveva continuato a rispondere alle domande dell’intervistatrice parlando del loro amore puro e di come non fosse possibile immaginare una fuga di Lucilla, e che nonostante lo facesse morire il pensiero, Lucilla era sicuramente morta, con ogni probabilità era stata rapita da qualcuno che per un motivo misterioso l’aveva ammazzata e poi fatta sparire. Mentre Nicola stava ancora finendo di parlare, da dietro le quinte dello studio era comparso in evidente stato di alterazione Michele, agitando le braccia aveva urlato: “Ma quale metà della mela? Ma quale perfetta routine familiare? Lucilla era tutt’altro e tu non la conoscevi per nulla”.

La disinibita Lucilla (Michele, l’amante)

Michele era uno splendido cameraman di Rete Garda: sfiorava i due metri di altezza, occhi verdi che magnetizzavano e un sorriso da attore di Hollywood. Non era riuscito a trattenersi dal movimentare il palinsesto dell’emittente televisiva in cui lavorava: “Vi racconto io chi era veramente Lucilla!”, e lì aveva cominciato a spiattellare davanti alle telecamere la storia della loro relazione, iniziata almeno tre anni prima e continuata senza un momento di esitazione.

Lui e Lucilla si erano conosciuti a una mostra di fronte a un quadro di un pittore sconosciuto che aveva attirato l’attenzione di entrambi. Il dipinto ritraeva un uomo e una donna seduti uno di fronte all’altra. La donna era protesa verso l’uomo e lo guardava con evidente ammirazione, totalmente assorbita da quello che lui sembrava pensare. Lucilla assorta nell’immagine aveva sussurrato a mezza voce: “Ecco cosa deve essere l’amore vero: lei lo guarda come fosse la luce di un faro in una notte di tempesta. Quanto mi piacerebbe almeno una volta nella vita provare una simile emozione”. E Michele, in piedi dietro di lei, le aveva risposto d’istinto: “Vieni a bere un aperitivo con me e ti prometto che ci provo io a farti sentire quell’amore”. Lucilla si era voltata, l’aveva guardato e aveva semplicemente risposto: “D’accordo”. Così era iniziata la loro relazione che fino al giorno della sparizione di Lucilla era continuata senza titubanze: travolgente, passionale. Probabilmente per Lucilla si sarebbe potuto parlare di dipendenza: a lui mandava il primo messaggio della mattina e mille altri tutte le sere quando si chiudeva in bagno facendo docce sempre più lunghe; pur di stare con lui aveva fatto salti mortali raccontando di fantomatiche convention di lavoro per vivere week end di fuoco. Qualche mese dopo l’inizio della loro storia gli aveva detto: “Ci sei riuscito, sai? A farmi vivere quell’amore che avevo visto nel quadro. Vivo per guardare i tuoi occhi e ascoltare le tue parole. Tutto sparisce quando sono con te”.

Lucilla non aveva mai mostrato con Michele il benché minimo dubbio sulla loro relazione: nessuna titubanza, nessun pentimento, nessun senso di colpa nei confronti della famiglia. Spesso si era rivelata anche parecchio disinibita, molto lontana dall’immagine che di lei aveva lo stesso Michele, ma di fronte alla proposta che lui le aveva fatto più volte di lasciare il marito e di ufficializzare la loro relazione non aveva mai voluto accettare: “Il nostro è l’amore perfetto: ammirazione, passione, nessuna routine. Solo il meglio di te e di me. Due metà della stessa mela”, rispondeva sempre lei, anche la sera prima della sua sparizione. Michele disse che sicuramente Lucilla se n’era andata perché potessero vivere la loro relazione in qualche altro posto del mondo. E chissà poi cosa era successo, probabilmente era stata rapita da qualcuno che per un motivo misterioso l’aveva ammazzata e poi fatta sparire.

Lucilla dalle mille facce (Erica, la migliore amica)

Erica non aveva potuto far finta di nulla, dopo l’intervento sorprendente di Michele, si era trovata costretta a cambiare completamente il discorso che aveva pensato di fare.

Lucilla era tutto questo e molto altro. Nessuno di voi, anzi nessuno di noi l’ha mai conosciuta completamente, perché Lucilla faceva vedere di sé solo quello che voleva. Sceglieva di far vedere a ognuno di noi quello che credeva volessimo vedere. Lo faceva per difenderci, credeva che nessuno di noi fosse in grado di accettare e di capire i suoi mille volti. Aveva creato di sé un dipinto ad hoc per chiunque incontrasse, a partire da sua madre per arrivare al marito e all’amante, ma anche per l’autista dell’autobus o per il commesso del suo negozio di scarpe preferito. Lucilla era tutto quello che avete detto voi, ma anche molto altro. Non so dove sia, probabilmente è stata rapita da qualcuno che per un motivo misterioso l’ha ammazzata e poi fatta sparire. Se così non fosse, spero solo che abbia trovato il coraggio, in un qualsiasi posto nel mondo, di mostrare a tutti le sue mille facce.

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