“La scossa” di Jlenia adain Rodolfi

La piccola biblioteca non era granché calda nonostante la stagione: gli infissi erano vecchi e lasciavano passare caldo d’estate e freddo d’inverno, i mobili dovevano essere ingrassati e incerati ogni primavera e ogni autunno. Marta era una padrona di casa molto giovane, ma diligente, e i suoi mobili erano impeccabili. Era quasi l’ora del tè e Mathias sarebbe arrivato a casa a breve; sprimacciò i cuscini del sofà e ordinò a Mirabella di preparare il tè e un piccolo vassoio di biscotti alla cannella di lì a mezz’ora. Indossando la sua veste bianca da casa si sedette sulla poltrona accanto al finestrone, un romanzo tra le mani, in attesa di suo marito.

Poco più tardi, udì Maribella salutare Mathias appena entrato dalla porta principale e avvertirlo che la moglie si trovava in biblioteca; entro dieci minuti sarebbe stato servito il tè. Mathias non si fece attendere, entrò nella stanza e si avvicinò alla poltrona dove Marta era in attesa di un bacio che arrivò delicato.

Mia cara…”, Mathias si era seduto proprio sotto la finestra e aveva assunto un atteggiamento insolito: una mano sorreggeva la testa e copriva contemporaneamente gli occhi.

Che succede? Mi sembri preoccupato”, Marta lo aveva interrotto perché non era abituata a vederlo così. In quasi sette anni di matrimonio suo marito non era mai arrivato con uno stato d’animo che necessitasse di una tale eloquenza corporea.

Marta, dobbiamo parlare. E preferirei che non mi interrompessi.”, lei tacque all’istante e restò docile in attesa, mollemente adagiata sulla poltrona rivolta verso di lui.

Ho lasciato la clinica”, sembrava che qualcosa di denso si fosse sostituito all’aria.

Non ho capito…”, Marta si appoggiò ancora di più al bracciolo della poltrona e lanciò uno sguardo pigro verso il marito. Mathias maledisse il giorno che aveva scelto una donna tanto giovane per moglie: era inutilmente bella.

Ho lasciato la clinica. Ho lasciato il lavoro”, Marta socchiuse gli occhi come se stesse cercando un segno di malattia nell’uomo che aveva davanti.

Non arrabbiarti adesso, ma non credo di aver capito”, Mathias scattò in piedi, diede le spalle a sua moglie e si rivolse verso la finestra come se il solo guardarla fosse difficile.

Cos’è che non avresti capito? Sono già due volte, Marta, che te lo spiego. È già abbastanza penoso l’argomento, senza che tu mi obblighi a ripeterlo all’infinito”.

Non alterarti”, chiocciò al limite dell’irritazione, “riformulo la domanda, se credi: perché mai hai lasciato la clinica?”, la domanda era stata scandita come se stesse parlando a un malato mentale. Mathias sbuffò e senza guardarla in viso, ma piuttosto rivolgendosi alla finestra velata dalla tenda, disse: “Da molto tempo, non mi sento più in linea con la medicina tradizionale. Ora, dovrei entrare in particolari difficili da comprendere pienamente per l’intelletto femminile, quindi ti basti sapere che la medicina cosiddetta tradizionale non riesce più ad essere in sintonia col mio modo di approcciarmi al mondo. Ci sono altre tradizioni, che meglio si adattano a quella che credo essere l’Ottima Cura”, scandì le ultime due parole come se stesse parlando del Santo Graal.

“Quali altre tradizioni?”, Mathias fu talmente spiazzato dalla domanda posta che rispose voltandosi per fissarla profondamente negli occhi, le prese le spalle con forza e ad appena un palmo da suo naso disse come posseduto da una forza sovrannaturale: “L’Universo ci ha dato tutto quello che ci serve per vivere come Dèi su questa terra. Attraverso la nostra conoscenza ancestrale possiamo trasformare della semplice acqua di fonte in un medicinale potentissimo. Con le mani possiamo curare senza l’aiuto di strumenti o veleni! E l’umano ha l’intelligenza e la saggezza per guarire se stesso. Che macchina meravigliosa siamo! Lo capisci? Tu non conosci le potenzialità dell’essere umano…”, cercò nei suoi occhi una comprensione che non trovò, “ma cosa posso pretendere da te! Tu hai la casa, il cucito e le tue visite mondane a cui badare: non hai certo voglia di ascoltare questo vecchio idealista pazzo”, concluse riprendendo il controllo di sé. Si voltò e lasciò la stanza ancora ansante.

Marta aveva partecipato, sgomenta ma eccitata, all’improvviso slancio di passione che per la prima volta suo marito aveva condiviso con lei; si sentiva come attraversata da una scossa che finalmente le faceva provare qualcosa. Restò immobile per non smettere di sentire tanta vita dentro di lei. Era rossa in viso e il cuore le batteva forte. Cercò di alzarsi, ma le gambe le tremavano. Ecco dov’era l’uomo che aveva voluto e sposato: la forza delle sue convinzioni la stava di nuovo attraversando. Lo rivedeva dopo molti anni dal matrimonio: il Mathias che viveva con lei ora, non era certo lo stesso uomo che le aveva parlato poco prima, né quello che era stato al suo fianco per anni. Una vena sulla fronte si ingrossò leggermente e la tensione del viso deformò i bei tratti. Le salì un nodo in gola e sentì che tutta l’aria della stanza veniva risucchiata via da dove era seduta, era incapace di alzarsi. Attese che le lacrime sgorgassero dai suoi occhi senza trattenerle, ma non accadde nulla. Per un attimo si chiese cosa dovesse fare. Nessun pensiero. Udì un rumore di passi, attutito dai tappeti, avvicinarsi alla porta. Si alzò fiera, scosse la gonna per darle volume e si voltò verso la porta accennando un sorriso dolce rivolto a Mirabella che portava il tè: era perfetta.

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