“Vocazione” di Jlenia adain Rodolfi

Cosa vuoi da me? Cosa vuoi che faccia?”, il ragazzo si inginocchiò a terra e nascose il volto tra le mani. La luce del mattino filtrava appena dalle finestre decorate e l’aria attorno era fresca e pulita. Alzò la testa, le sue occhiaie erano più scure di prima; restò così, inginocchiato sul marmo rosa con lo sguardo rivolto verso il crocifisso finché dalla porta laterale entrò Frate Nanni.

Simone, sei in preghiera. Ti lascio solo”, la voce era calma e, come per un incantesimo, i pugni da ore stretti del giovane si aprirono: “No, Padre, resti”.

Che occhi scuri”.

Padre…” cominciò Simone di slancio, ma poi si fermò come se avesse perso il fiato “Non sono sicuro che possa capire”.

Neppure io. Tu prova”, il suo sorriso si allargò agli occhi e le rughe si fecero profonde sulla pelle scura.

Ho così tante domande e dubbi!”

Quanti ne aveva incontrati di quei ragazzi. Arrivavano lì in seminario e credevano di trovare tutte le risposte; era stato uno di loro quasi cinquant’anni prima e in qualche modo, si sentiva simile a loro anche ora. In fondo aveva ancora dubbi, diversi forse, più articolati magari, ma sempre dubbi; li teneva stretti a sé e si guardava bene dal lasciarli trasformare in certezze. Perché le certezze inaridiscono, diceva sua madre, e di chi ha troppe certezze bisogna aver paura, diceva suo padre; lui lo aveva imparato e quando era giunto in seminario col suo carico di dubbi, benché spaventato, si sentiva sulla strada giusta. C’era voluto poco perché cambiasse idea: in quel luogo sembravano tutti prossimi alla santità, mentre lui faticava ad alzarsi alle quattro ogni mattina, non gli piaceva camminare coi sandali senza calze, aveva freddo e perfino lo scaldino a braci nel letto era vietato. Non sapeva neppure più parlare con Dio da quando si trovava tra quelle mura. Ogni giorno meditava di scappare e si arrabbiava davanti a quel crocifisso, lo prendeva a parolacce qualche volta e dopo, pieno di sensi di colpa, correndo al limitare degli orti rompeva il silenzio urlando verso il bosco. Una mattina, dopo l’ennesima notte insonne, si ritrovò sullo stesso pavimento dove ora trovava Simone, stanco di quella vita che prima aveva desiderato. Mentre stava rivolgendo le stesse domande di Simone al Crocifisso, venne avvicinato da Frate Pa’.

Che occhi scuri”

Padre, non sono sicuro che possa capire.”

Neppure io, ma tu prova.”

Ho domande a cui non riesco a dare risposte. E dubbi, oh, quanti dubbi ho… ”

Frate Pa’ aveva sorriso e, tirandolo su dal pavimento, aveva levato la polvere dal suo saio: “Chiedete e vi sarà dato. Cercate e troverete. Bussate e vi sarà aperto”, dicendo questo Frate Pa’ aveva rivolto lo sguardo al Crocifisso, “tu chiedi, ma non aspetti la risposta. Cerchi, ma poi ti allontani dal luogo della ricerca. Bussi, ma te ne vai prima che venga aperto. Ci vuole tempo. Ogni cosa arriva nel momento giusto, anche le risposte alle domande più complicate o ai dubbi più atroci. Ma se scappi, ogni volta, prima che arrivi la risposta, non otterrai nulla se non frustrazione”.

Dette quelle parole Frate Pa’ aveva preso tra le mani la corda intorno alla vita di Nanni: “Sai come si chiama questa? La cintura che indossi è la Pazienza, ci ricorda che l’unico tempo da rispettare è quello divino”.

Da allora Frate Nanni era andato ogni giorno davanti a quel crocifisso a porre le sue domande, aveva lavorato e accolto quella vita scelta: aveva atteso che le risposte arrivassero, senza smettere di vivere il suo presente.

Adesso, davanti a Simone, sorrise e quasi divertito gli prese la corda intorno alla vita dicendo con tono burbero: “Sai come si chiama questa?”.

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